Crisi coronavirus. Le mosse dell’Italia nell’Europa che rischia di crollare

Che fine faremo noi e l'Europa? Quattro ipotesi e relativi scenari che ci attendono tra pochi giorni

In questi giorni oltre all’angoscia sulla sorte di amici e parenti lontani ci si interroga con pari angoscia sul futuro dell’economia dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

Il quadro complessivo è talmente nuovo che dire con esattezza cosa succederà è una impresa ardua, ma alcune certezze ci sono.

Una in particolare è che le risorse per fronteggiare la crisi saranno trovate ricorrendo all’aumento del debito pubblico. Lo faranno gli USA, la Gran Bretagna e tutti. Cosa ovvia ma a quanto pare non per tutti visto lo scalpore suscitato dall’intervista di Draghi al Financial Time.

Quindi tutti i paesi del mondo dovranno incrementare il proprio debito e questo dovrebbe in qualche modo tranquillizzare ma, e qui nascono i problemi, in funzione di come si finanzierà il debito pubblico potranno nascere i problemi. Soprattutto per quei paesi, come l’Italia, che hanno rinunciato alla sovranità sulla moneta.

Parliamo quindi di ipotesi e di conseguenze.

La prima ipotesi è il ricorso ai cosiddetti coronabond europei, emessi dalla BCE che ne diventerebbe il garante ultimo, e ad altre risorse comunitarie già disponibili, come i fondi del MES, senza condizioni. Questo implica la condivisione del debito tra tutti i paesi europei e ovviamente la continuazione del processo di unificazione europea e quindi unificazione anche delle regole fiscali. La conseguenza per alcuni paesi come l’Olanda e il Lussemburgo è la probabile fine dei vantaggi fiscali dati alle aziende, profittando dei trattati europei e violandone lo spirito, e che hanno portato al trasferimento della sede in questi paesi di molte aziende. Tra queste ricordiamo Mediaset, Ferrero e FCA oltre agli oligarchi greci e a tutti i capitali leciti e no che ci trovano rifugio e ne fanno le fortune. Altra conseguenza è la fine dello spread e della possibilità di utilizzarlo come arma di minaccia verso i vari governi di paesi che hanno un debito pubblico elevato. Questa sarebbe l’ipotesi auspicata e quella di maggiore serenità e che vorrebbe dire la continuazione del processo di unificazione. Occorre però essere chiari che in questa ipotesi i singoli paesi non sono più gli unici titolari del proprio debito pubblico e quindi quando Conte dice che la responsabilità del pagamento dei debiti sovrani continua a ricadere sui singoli paesi dice una mezza verità. Infatti può valere solo per i debiti pregressi ma, poiché dopo diventano indistinguibili le risorse provenienti dai coronabond da quelle dei vecchi debiti, in realtà la ‘sovranità’ sul debito diventa labile. Il che sarebbe anche corretto perché una delle storture che rende difficile la gestione dei debiti pubblici è quella di continuare ad avere la sovranità del debito senza avere la sovranità sulla moneta e quindi di tutte le leve di gestione.

La seconda ipotesi è quella del ricorso al MES condizionata alla sottoscrizione di piani di austerità. In linea di principio è corretto che se si condivide un debito occorre condividere anche delle regole di gestione di questo debito. Il punto è che la Troika e il MES non sono in grado di produrre dei piani che portino alla soluzione dei problemi ma solo piani che li aggravano. Firmare questi piani in questa condizione porterebbe ad un disastro peggiore di quello greco. Ricordiamo che i piani di austerità imposti dalla Troika e dal MES per fa uscire dalla crisi del debito la Grecia in realtà hanno prodotto l’aumento del debito dal 109% al 180%, la contrazione del PIL del 25%, l’aumento smisurato della povertà e una spesa sociale pro capite che è di 5 volte più bassa di quella del Lussemburgo e di tre volte quella della Germania. Il modesto avanzo dei conti pubblici greci deli ultimi tre anni, intorno allo 0,7% del PIL, in assenza di scossoni porterebbe il rapporto debito PIL greco allo stesso livello pre crisi tra 70 / 140 anni.  Insistere su questi piani per l’utilizzo del MES significa o essere completamente stupidi o, più probabilmente, la continuazione della politica di potenza portata avanti dalla Germania nel secolo scorso vendicandosi della sconfitta nell’ultimo conflitto mondiale o la volontà da parte dei tedeschi di chiudere l’esperienza della moneta unica. Firmare le condizioni ipotizzate dal MES significa la distruzione di intere economie, Francia, Spagna, Italia. Il disastro, nelle specifiche condizioni di emergenza attuale, sarebbe peggiore di quello greco con moti di piazza e il probabile avvento di governi autoritari oltre che la fine traumatica dell’Europa. Ancora una volta nella storia i tedeschi saranno ricordati come i boia d’Europa. In ogni caso l’insistenza dei paesi del Nord Europa equivale ad una dichiarazione di guerra e una vera lezione per quei politici italiani ed europei che hanno voltato le spalle alla Grecia pensando che la iena tedesca si sarebbe contentata solo del sangue greco.

La terza ipotesi è quella del ritorno ad una moneta nazionale.  Si potrebbe rispolverare il piano B del lungimirante Paolo Savona, che a quanto pare è uno dei pochi economisti italiani ad aver studiato la storia e a temere la prepotenza dei tedeschi. Questo dovrebbe contemplare alcune fasi.

  1. La ristrutturazione del debito pubblico. Questa, data l’eccezionalità della situazione, potrebbe anche essere non negoziata ma unilaterale e differenziata per creditore. Anche questo sarebbe un atto di guerra ma giustificato come risposta a quello dichiarato dai popoli del Nord. L’Italia ha la fortuna / sfortuna che il debito pubblico è in gran parte di proprietà di cittadini e istituzioni italiane. Le strategie di consolidamento avranno non solo ragioni economiche ma anche geopolitiche.
  2. La nazionalizzazione della Banca D’Italia denunciando unilateralmente i trattati che l’hanno messa sotto il controllo della BCE. In questo modo si torna in possesso sia delle riserve auree sia delle riserve in valuta sia della facoltà di gestione autonoma dell’economia.
  3. La creazione di una nuova moneta fissando il cambio iniziale in parità con il dollaro e svalutandola quanto basta per il recupero di produttività e di competitività.

Ovviamente anche questa soluzione non sarebbe indolore ma, al contrario dei piani del MES, ci consentirebbe di sopravvivere e di gestire con autonomia e con continuità gli inevitabili e drammatici contraccolpi. Meglio questo che fare la fine di Tsipras e dei greci. È evidente in questo caso che dovremmo scegliere anche un campo internazionale con cui dialogare prioritariamente. Qualche protezione occorre averla.

La quarta ipotesi, che è quella che auspico da tempo a prescindere dal coronavirus, è la divisione in due dell’Europa.  Da un lato Francia, Belgio, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia eccetera con una moneta unica e una unione effettiva fino a diventare un unico Stato o una unica Federazione di Stati. Insomma riportare l’Europa occidentale entro il confine del Reno che ci separò dai popoli del Nord con la battaglia di Teutoburgo e che garantì all’Impero Romano il più lungo periodo di pace e di sviluppo della civiltà che ci sia mai stato nella storia. Credo che solo minacciare questa soluzione farebbe tremare la Germania e rilanciare tutti i mercati del Sud Europa. Spero che Macron sia stufo di fare il Petain del 2020 e che insieme a Conte, Sanchez e agli altri leader Europei del sud imbocchi l’unica strada che ci consente di avere ottimismo sul futuro.

Per chi voglia farsi una idea complessiva delle divisioni culturali in Italia e in Europa rinvio al mio articolo su questo stesso giornale

Per chi voglia farsi una idea di prima mano e non intermediata sui numeri europei rinvio alla mia pagina facebook https://www.facebook.com/Pagina-di-Pietro-De-Sarlo-137256334849/?ref=settings o al mio blog http://pietrodesarlo.altervista.org/ dove ogni giorno, anche per farci compagnia in questa reclusione obbligata, pubblicherò delle tabelle, ricavate da Eurostat,  sull’andamento delle principali variabili economiche europee.

In ogni caso rimaniamo a casa e uniti