Coronavirus. Il sociologo Ricolfi: l’Italia deve fermarsi altrimenti rischia il collasso

I 3,6 miliardi di sforamento del deficit che la Ue potrebbe autorizzarci “andrebbero utilizzati non per dare aiuti a pioggia alle imprese ma a rafforzare il Servizio sanitario nazionale"

“Se ci fermiamo per un paio di mesi e ci occupiamo solo di salvare la pelle, forse potremmo uscirne con una semplice recessione, più o meno come nel 2008. Se invece ci intestardiamo a far ripartire l’economia subito, e questo aiuterebbe la circolazione del virus, potrebbe essere la catastrofe”. E’ quanto spiega a Italia Oggi il sociologo ordinario di Analisi dei dati all’Università di Torino.

Ricolfi chiarisce che con gli attuali tassi di propagazione, se il virus non verrà rallentato drasticamente, potrebbero esserci centinaia di migliaia di decessi in pochi mesi. Decisiva una politica rigorosa di contenimento, in tal senso “le attività dovrebbero essere poste sistematicamente in folle, o meglio al regime di giri minimo necessario per la sopravvivenza fisica della popolazione”. I 3,6 miliardi di sforamento del deficit che la Ue potrebbe autorizzarci “andrebbero utilizzati non per dare aiuti a pioggia alle imprese ma a rafforzare il Servizio sanitario nazionale con un’iniezione straordinaria di personale, attrezzature, posti letto. Altrimenti si rischia il collasso”.

Il calcolo si basa su due parametri, uno relativamente noto e l’altro ipotetico. Il parametro noto è che su 100 infetti ne muoiono 2 o 3. Questo dato dice che, ove avessimo 8 milioni di infetti (come in una comune influenza), il numero dei morti sarebbe compreso tra 160 mila e 240 mila.