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Coronavirus. L’assessore Leone: “I medici di famiglia hanno ceduto le armi”

Il responsabile della Sanità alla Regione Basilicata risponde alle nostre domande sulle criticità nella gestione dell'emergenza covid-19. "Sul caso di Antonio da voi sollevato andrò fino in fondo"

Se qualcuno ha sbagliato pagherà. L’assessore regionale alla Sanità- Rocco Leone- dice di essere intenzionato ad andare fino in fondo alla vicenda del 67enne potentino che ha atteso due settimane con febbre, tosse e difficoltà a respirare prima che venisse effettuato il test. Dopo un rimpallo tra i diversi livelli della macchina d’emergenza coronavirus l’uomo si trova, dal primo pomeriggio di oggi, intubato in rianimazione nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Potenza. Domenica 22 marzo l’esito: positivo.

Di questa vicenda, di altre simili e della gestione della macchina dell’emergenza abbiamo parlato con l’assessore alla Sanità.

Assessore anche oggi ci giunge notizia, non confermata dalla Task Force, che ci sono altri operatori sanitari contagiati all’ospedale San Carlo. Come si sono contagiate queste persone?

La notizia che ho io è di un medico, quello dei giorni scorsi…

Assessore, in questo momento c’è bisogno di trasparenza e precisione nella comunicazione, cosa che però sta mancando. Non ritiene che se si parla di medici e infermieri contagiati bisogna essere più precisi?

Non possiamo violare le norme sulla privacy.

Nessuno le sta chiedendo di violare la privacy, non siamo interessati a nomi o dettagli “pruriginosi”. Ma sapere quanti sono i medici e gli infermieri contagiati, e se avete ricostruito la catena dei contagi è importante proprio per non ingenerare ulteriori allarmismi

I contagi dei giorni scorsi non erano dovuti a pazienti ma a legami personali del personale sanitario.

E per questi nuovi contagi che ci sarebbero al San Carlo?

Non ho i dati perché ho fatto altro. C’è qualche tampone che viene processato in queste ore. Stiamo allargando a tutto il personale sanitario il monitoraggio con i test rapidi. Oggi abbiamo avuto i primi 200 test che saranno riservati all’ospedale di Potenza. Notizie più precise le avremo domani. Stiamo allargando a tutti per evitare allarmismi e rischi e far capire ai cittadini che ci sta un monitoraggio. Procediamo a step. Ai diecimila test ordinati, che avevo annunciato nei giorni scorsi, ne abbiamo aggiunti altri diecimila proprio perché ci siamo resi conto che non bastavano. Domani avrò un incontro per dare uniformità a questo sistema di controlli.  Partiamo dalle categorie più a rischio e man mano allarghiamo il cerchio.

A proposito di test rapidi possono venire in aiuto quelli acquistati da qualche sindaco?

E’ una grande sciocchezza perché il test rapido va somministrato in un programma di monitoraggio completo del territorio. Si va col tampone nelle zone più strettamente a rischio man mano che allarghiamo il cerchio andiamo col test rapido. Fatto in maniera estemporanea è pericoloso e non ha senso.

E non le pare che i sindaci abbiano pensato di fare da soli proprio perché  hanno avuto l’impressione che qualcosa non funzionasse?

Se lei va a vedere il rapporto tra tamponi eseguiti a livello nazionale e positività parliamo di un rapporto uno a uno. Il 50 percento dei tamponi è positivo, mentre in Basilicata il rapporto è del 10 per cento.

Che cosa ci dice questo dato?

Ci dice un fatto importante, ovvero che noi i focolai li isoliamo bene. Quindi facciamo più tamponi di quanti ne servirebbero per cercare di isolare il focolaio. Questo funziona bene glielo assicuro.

E allora cos’è che non funziona bene? 

Il sistema di monitoraggio del territorio da parte dei medici di medicina generale

E perché?

Perché loro ( i medici ndr) dicono che mancano i dispositivi di protezione personale.

E invece?
Non è vero perché noi li abbiamo distribuiti.

Su tutto il territorio?

Non li abbiamo distribuiti nel senso letterale, li abbiamo mandati nelle sedi opportune dove loro devono avere la compiacenza di andare a ritirarli. Le dico un’altra cosa…

Dica…

Io sono un medico, nel mio territorio anche molto noto, giovedì sera ricevo una telefonata da una signora di San Costantino Albanese, sono il pediatra dei suoi figli,  che mi dice “dottore io sono abbandonata a me stessa”. Ho la febbre da 15 giorni e nessuno mi vuole visitare. Allora le ho detto di venire l’indomani mattina alle 6.45 in ambulatorio che l’avrei visitata. Ero certo che avesse qualche problema respiratorio , ma non il coronavirus. E infatti l’ho visitata e le ho riscontrato una bruttissima bronco polmonite. La signora è un esempio del fatto che i medici di medicina generale hanno paura di andare a visitare. Hanno ceduto le armi. Non rispondono al telefono.

Lei si rende conto della gravità delle sue affermazioni?
Lo scriva, lo scriva.

Certo però devo ricordarle che, nel caso dell’uomo di Potenza, l’unico che non lo ha abbandonato per due settimane è stato proprio il medico di famiglia. E dopo tanto peregrinare al telefono con le autorità sanitarie che avrebbero dovuto seguirlo come da protocollo, è ora intubato in terapia intensiva. Mentre in alcuni altri casi si è proceduto con celerità.

C’è stato un momento in cui  la richiesta di tamponi è stata maggiore e magari sono passate anche 48 ore. Da domani non succederà più perché abbiamo predisposto che vadano nei territori a fare i test. E sono in procinto di disporre che vadano a controllare anche la saturazione dell’ossigeno.

Questo non può che tranquillizzare i lucani, però nel caso del 67enne sono passate più di 48 ore e ribadisco, adesso è intubato. Ed è stato preso in considerazione solo dopo che abbiamo raccontato del suo calvario sul nostro giornale.

Se c’è qualcuno che ha sbagliato pagherà. Domani ricostruirò tutta la vicenda e chi non ha fatto quello che doveva le assicuro che sarà chiamato alle sue responsabilità. Lei mi richiami…

Però non mi ha detto dei tamponi effettuati a taluni asintomatici o sintomatici in breve tempo

Mi richiami domani