La verità del mare: viaggio alla scoperta di se stessi e dell’amore

Dopo "La figlia", Giuseppe Scaglione torna in libreria con un romanzo d’introspezione che scandaglia le infinite stratificazioni dell’animo umano

Per esplorare le viscere più profonde del proprio inconscio è necessario appartarsi dal balletto di maschere che la quotidianità impone. «L’uomo topo» di Dostoevskij sceglie di rintanarsi un cantuccio e di raccontare, con la sua prosa magnifica e beffarda, il degrado morale in cui è sprofondato (il riferimento è a Memorie dal sottosuolo, uno dei romanzi più belli dello scrittore russo). Oppure si può scegliere il mare e le sue innumerevoli gradazioni di colore, non di rado specchio fedele delle infinite stratificazioni dell’animo umano.

Ed è in questo scenario che lo scrittore barese Giuseppe Scaglione ha deciso di disegnare il perimetro de La verità del mare, edito da Robin (268 pp., 15 euro), romanzo di introspezione che si allontana dalle sfumature noir del precedente La figlia (con cui Scaglione aveva esordito) per proporre una storia di più ampio respiro che si arrovella attorno ad alcuni temi esistenziali (il senso dell’amore e della famiglia su tutti).

Il punto di partenza della macchina narrativa, che non risparmia colpi di scena ed è alimentata da una scrittura concisa e asciutta, è la solitudine di Giulio Ranieri, giovane professore universitario con una passione vorace per la scrittura. La sua vita è uno specchio in frantumi a causa di una serie di lutti, subìti in tenera età, che ne hanno ridotto ai minimi termini la capacità di amare. Una inaspettata offerta di lavoro e l’ultimatum imposto dalla cinica e sensuale Marisa, che intende sposarlo a ogni costo per soddisfare la sua voglia di apparente normalità, spingono Giulio a rifugiarsi in un minuscolo paesino della provincia barese affacciato sul mare. Il soggiorno forzato e il rapporto quotidiano con il mare sbattono in faccia al protagonista le verità che aveva sempre cercato. Ma gli sono d’aiuto anche il percorso esistenziale dei tanti personaggi incontrati durante la sua lenta risalita (quasi tutti femminili, con l’eccezione dell’enigmatico Flavio, custode di un passato che sarà soltanto il finale a svelare) e un manoscritto, al quale Giulio si dedica febbrilmente, che altro non è che la storia in presa diretta allestita da Scaglione.

Uno dei pregi del romanzo è certamente l’intreccio, che incastra bene fatti e personaggi senza rincorrere inutili artifici. A proposito di figure: come detto, sono quelle femminili a prendersi la scena (ci sono l’amica Giovanna e la madre adottiva Gloria; poi fa capolino Claudia, giovane anima dannata e ribelle, che restituisce a Giulio il sogno di una vita di coppia e di una famiglia possibile). E sono proprio i personaggi femminili le tessere di cui si serve Scaglione per sviscerare la sua personale visione dell’amore, che, al pari dei personaggi, contempla molteplici sfaccettature e si riflette, inevitabilmente, in un concetto di famiglia che è molto lontano da certi canoni rassicuranti.

La verità del mare non è un noir, e lo si è già sottolineato. E però conserva, come nella migliore tradizione di certi gialli, il piacere di un gioco intellettuale, qui appena sottinteso, che scava nell’animo di Giulio per cercare un colpevole che non ha occhi.

Giuseppe Scaglione, La verità del mare, Robin edizioni

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