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L’Europa descritta da Varoufakis è un orrore

Non resta altro che denunciare Schauble, Dijsselbloem, Merkel, Lagarde, Draghi, e tutti i protagonisti di questo scempio di umanità sia al Tribunale Europeo per i diritti umani sia all’analogo organismo dell’Onu

A causa della scoraggiante pila di libri che devo leggere, e che somiglia sempre più a una catasta di legna, con colpevole ritardo ho letto il libro, edito nel 2018, ‘Adulti in una stanza’ di Yanis Varoufakis.

Confesso il mio malessere profondo che, a qualche giorno dalla lettura, ancora mi affligge e l’orrore che provo nei confronti dell’Europa descritta nel libro dall’ex ministro delle finanze greco. Ho già in precedenza scritto sulla crisi greca e criticato ferocemente l’atteggiamento tedesco e di conseguenza quello europeo e conoscevo già nella sostanza il contenuto del libro, ma la testimonianza diretta di uno dei protagonisti mi ha devastato. Procediamo però con ordine.

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Il contenuto del libro e le premesse della crisi greca

A causa della crisi dei sub-prime e del fallimento della Lehman Brothers le banche tedesche e francesi si ritrovarono i bilanci pieni di titoli tossici e costretti ad una stretta creditizia. Erano inoltre esposte con ingenti prestiti nei confronti di paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. La Grecia si trovò, a causa della stretta, nella circostanza di non poter rifinanziare le rate dei prestiti in scadenza e quindi a rischio default. Questo avrebbe provocato una reazione a catena che avrebbe coinvolto l’intera eurozona. Nell’assetto precedente all’entrata in vigore dell’euro, a questo tipo di situazioni, i vari governi avrebbero reagito prendendo i denari necessari alla ricapitalizzazione delle banche in crisi dalle banche centrali con prestiti senza scadenza che con il tempo e con la svalutazione monetaria si sarebbero riassorbiti. Nella costruzione europea, per volere della Germania, la BCE non aveva questa possibilità di intervento e iniziò così il calvario greco e quella che Varoufakis chiama ‘La prigione del debito’. Questa è la premessa per la crisi cosiddetta ‘dei debiti sovrani’. Così mentre la FED e Obama si lasciarono rapidamente alle spalle il fallimento della Lehman, in Europa iniziò l’indecente tarantella diretta da Wolfang Schauble e dal suo principale tirapiedi Jeroen Dijsselbloem, l’olandese presidente dell’Eurogruppo. Se non fosse per il fatto che le conseguenze di questa tarantella fu drammatica per un intero popolo, e per le prospettive dell’Europa Unita, la lettura dei comportamenti di questi Bokassa in abito blu, da cui tragicamente sono dipese le sorti dell’Europa, sarebbe persino divertente per quanto sono stati ridicoli nel tentativo di rimediare con altri errori ai propri errori.

Il meccanismo di soluzione trovato fu la creazione di un organismo appositamente costituito, Fondo Europeo di Stabilità, e l’intervento della Troika che, a fronte di un piano di risanamento predisposto dal FMI, avrebbe finanziato il debito greco.

Però i quattrini prestati nominalmente alla Grecia, per il tramite del FES, furono girati alle banche creditrici salvando, con una prima trance di prestito, le banche francesi e tedesche e poi, con la seconda trance, quelle greche. Come ci insegna tutta la dottrina del credito chi presta ha le stesse responsabilità di chi non riesce a pagare i propri debiti tant’è che il motto di banche e assicurazioni è: ‘selezionare (i clienti) per non essere selezionati (fallire)”. Ma nel caso greco non fu così. Le banche uscirono indenni, tutti i governi d’Europa parteciparono a un nuovo prestito nei confronti della Grecia e i cittadini greci finirono nei guai. In aggiunta con i quattrini ricevuti dal FES le banche greche finanziarono gli oligarchi che comprarono con quei finanziamenti i titoli delle stesse banche e così ottennero nuovo credito che divenne immediatamente inesigibile. Un vero capolavoro!

Dulcis in fundo, anche a causa di un modello econometrico errato, il piano del FMI anziché migliorare la sostenibilità del debito greco la aggravò.