Quantcast

Almeno 600 lucani “flusso rimpatrio da coronavirus”

"Difficile prevedere quanti altri lucani saranno costretti a rientrare nelle prossime settimane"

A chi invia messaggi intrisi di retorica ai lucani all’estero, in occasione delle festività pasquali, ricordiamo il problema reale: sono almeno 600 i lucani che risiedevano in Gran Bretagna, Spagna, Germania, Paesi dell’Est Europa (per citare i maggiori), oltre agli studenti e ai giovani dell’Erasmus, rientrati per l’emergenza coronavirus. Altre centinaia vorrebbero rientrare subito ma sono impossibilitati a farlo per mancanza di voli. Tutti questi nostri corregionali hanno perso il lavoro, in quanto le attività, in gran parte piccole e medie imprese, hanno chiuso e per questo ci associamo alla proposta di Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) per l’istituzione del “reddito di emergenza dei lavoratori italiani rientrati a causa del coronavirus”. Una misura che supera l’attuale penalizzazione rispetto ai lavoratori che vivono nel nostro Paese ed hanno diritto alla cig in deroga”.

E’ quanto sostiene Giovanni Baldantoni, presidente Associazione Lucani nei Balcani e di Palazzo Italia Bucarest per il quale “è ancora difficile prevedere quanti altri lucani saranno costretti a rientrare nelle prossime settimane. Un numero senza dubbio superiore all’attuale. Si tenga conto delle grandi difficoltà per chi intende rientrare a causa dei voli cancellati. Gli unici ancora possibili sono quelli garantiti dal Ministero degli Esteri da Gran Bretagna e Spagna. Gli interventi a favore dei nostri connazionali all’estero che saranno costretti a rientrare in Italia per la perdita di lavoro dovrebbero essere sostenuti da politiche attive al mondo del lavoro e differenziarsi per area di residenza: l’Unione europea e i paesi del vecchio continente, gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. Per chi rientrerà dall’Unione europea occorrerà ragionare tenendo in considerazione i diritti comunitari che regolano il mondo del lavoro. Questo, per i lucani e piu’ in generale per gli italiani all’estero, significa che c’ è da scrivere una nuova pagina. Il mondo dell’emigrante oggi ha un passo o se vogliamo un ritmo diverso, egli è a volte imprenditore, a volte solo dipendente, altre è un ricercatore oppure un tecnico aerospaziale.

Per ognuno problematiche, realtà diverse nel quotidiano. La verità è che lo stato italiano oggi non ha assoluta considerazione di tale parte del popolo. Oggi, lo Stato Italiano, e quando dico Stato, intendo dire a caduta da Regione fino ai Comuni, dovrebbero prendere in considerazione il valore sociale ed economico che ”il flusso del rimpatrio ” possa portare all’Italia, incentivando le Universita’ a dare possibilita’ a tutti di studiare, dare vantaggi a chi ritorna, ridurre la tassazione, incentivare l’esportazione con strutture private e pubblico-private da localizzare all’estero. Ne è un esempio Palazzo Italia incubatore di imprese a Bucarest, sede di associazioni di diverso tipo ma sede per lo sviluppo del made in Italy, assistenza a tutti, desk dei comuni e delle regioni. Insomma lo scenario va cambiato.

La regia deve essere in Italia con l’insieme del network italiani all’estero gli attori principali. E’ purtroppo accaduto che nella fase di definizione del DL “Cura Italia” non è stato consultato il CGIE e con esso le associazioni degli italiani all’estero, proprio come è accaduto da parte della Giunta Regionale per le misure d’emergenza adottate che non tengono conto in alcun modo del rimpatrio forzato. Noi – conclude Baldantoni – siamo disponibili ad assumere una funzione di attento monitoraggio e di raccordo tra le collettività emigrate in questa fase destinata a durare diversi mesi. Un’azione a supporto delle istituzioni nell’affrontare le emergenze per trovare insieme le migliori strade per garantire i diritti di cittadinanza basilari dei corregionali all’estero”.