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Basilicata. I bambini capricciosi al vertice del governo e della sanità. La realtà non è come ce la raccontano

“Ci sono solo 10 reagenti per i tamponi e al momento è difficile averne altri. Medici della microbiologia distrutti. Infermieri e cardiologi aspettano la risposta dei tamponi fatti dieci giorni fa. E Bardi continua a dire 48 ore.”

“Ci sono solo 10 reagenti per i tamponi e al momento è difficile averne altri. Medici della microbiologia distrutti. Infermieri e cardiologi aspettano la risposta dei tamponi fatti dieci giorni fa. E bardi continua a dire 48 ore.” Oggi, 8 aprile, è questo lo sfogo di un medico dell’Ospedale San Carlo

È vero, nelle situazioni di emergenza bisogna evitare polemiche, specie se strumentali e pretestuose. Siamo completamente d’accordo. Non siamo d’accordo invece quando si vuole far passare per polemica gli articoli di stampa che criticano la gestione dell’emergenza. Le notizie non gradite ai politici e ai loro nominati nelle varie posizioni di vertice non hanno alcuna finalità polemica. I cittadini hanno diritto di far sentire la propria voce, di raccontare le loro esperienze, di pungolare i loro rappresentanti affinché le cose vadano meglio. Ed è questo il senso della critica, anche feroce a volte, che la politica deve imparare a cogliere.

Chi governa ha molti mezzi a disposizione per comunicare e rendere pubblica la sua azione politica e amministrativa e lo fa – legittimamente – raccontando i fatti da un suo punto di vista, spesso sostenuto da ampi settori dei media. È dunque vitale per l’opinione pubblica avere a disposizione anche altri punti di vista sui cui riflettere e magari condividerne o rifiutarne le ragioni. Si chiama libertà di stampa nel quadro di una democrazia che stenta ad affermarsi in tutta la sua autenticità.

Ma perché questa condizioni si normalizzi in un contesto dialettico civile, occorre una abbondante dose di maturità politica tra gli esponenti delle istituzioni e un minimo di capacità critica nell’opinione pubblica.

Accade purtroppo che i vertici delle istituzioni regionali e della sanità lucana assumano atteggiamenti “infantili” nei confronti della stampa critica, fuori da ogni logica dialettica tra opinione pubblica e potere. E così, anziché reagire civilmente alle critiche o, magari, farne tesoro, si difendono maldestramente utilizzando strumenti e metodi del tutto inusuali. Non rispondono alle domande e reagiscono come bambini capricciosi. “Con te non parlo più”, non ti mando più i comunicati, non ti invito alle conferenze stampa, non ti rispondo più al telefono”. E nel frattempo, i loro seguaci e portaborse, vengono sguinzagliati sul web per attaccare, con insulti e menzogne gratuiti, giornali e giornalisti non graditi. E sempre nel frattempo, Vito Bardi continua a menare il can per l’aia fischiettando al vento facendo finta di non sentire e di non vedere.

Vogliamo ricordare a questa gente che, in un contesto civile, ci sono diversi mezzi per tutelare e difendere il loro operato e le loro verità: rispondere alle domande. Oppure replicare agli articoli ritenuti totalmente o parzialmente inesatti, o chiedere la rettifica di quanto scritto dal giornalista. Oppure querelare il giornale o il giornalista per gli articoli dal contenuto falso e diffamatorio. Difficile da capire? Intanto aggiungiamo una domanda a quelle già fatte: ci sono solo 10 reagenti per i tamponi e al momento è difficile averne altri. Medici della microbiologia distrutti. Infermieri e cardiologi aspettano la risposta dei tamponi fatti dieci giorni fa”. E’ vero? Se sì, perché tutto questo? Se no, chiarite o rettificate o querelate.