Basilicata. La manipolazione dell’informazione ai tempi del coronavirus

Polvere, fumo e fumogeni. Carte truccate e tavoli rovesciati. Quel brutto vizio di prendere per i fondelli i cittadini

Sai com’è? Capita che un giornale come il nostro pubblichi a raffica inchieste e articoli sulla malasanità per mesi e mesi. Alcuni di questi articoli riguardano la gestione dell’ospedale San Carlo: concorsi, trasparenza, consulenze, nomine, spreco di danaro pubblico. Nessuno risponde, nessuno querela.

Poi arriva il coronavirus. La stampa solleva domande, dà voce ai cittadini e alle loro associazioni, ai sindacati. Naturalmente Basilicata24 va giù più duro degli altri, tira fuori documenti, interviste, che sanciscono una gestione superficiale dell’emergenza da parte dei vertici della sanità lucana con gravi contorni di favoritismi, corsie preferenziali nella somministrazione dei test diagnostici e, come nel caso del San Carlo, addirittura violazione delle disposizioni della autorità locali e nazionali. Qualcuno fornisce mezze risposte e anche qualche menzogna.

Intanto, sulla gestione dell’emergenza covid l’opinione pubblica, magari anche spinta dalle critiche dei giornali, mostra insofferenza nei confronti della Regione e delle autorità sanitarie. Il malcontento si espande sui social network, soprattutto nelle circostanze funeste. Persone morte probabilmente per gravi ritardi nella somministrazione del test, nello stesso periodo in cui agli amici degli amici, parenti, amanti e affini, senza alcuna sintomatologia il tampone viene effettuato e processato in tempi record. Nello stesso momento in cui i test diagnostici scarseggiano e la filiera delle analisi non è ancora organizzata e tanto meno è organizzata la macchina della prevenzione nel territorio. Medici senza presidi di protezione, flussi informativi in piena confusione, gestione dei dati improvvisata.

I medici di medicina generale rispondono duramente all’assessore Rocco Leone il quale in un’intervista rilasciata a Basilicata24 li aveva trattati come “fuggiaschi dal loro dovere”. Le associazioni dei medici e degli operatori della Terapia intensiva sferrano un duro attacco, attraverso la stampa, contro la direzione dell’ospedale San Carlo. Nello stesso periodo l’Ufficio stampa della Giunta Regionale, guidato dal parente collaterale di Vito Bardi, Massimo Calenda, fa acqua da tutte le parti.

I primi giochetti

Qualcuno dal lato del potere comincia a mostrare segni di insofferenza e prova ad organizzare la controffensiva. Dapprima, soprattutto la direzione del San Carlo, fa leva sul un “giornale” il cui editore è il figlio della neonominata portavoce del direttore generale Massimo Barresi. Ma qualcuno si rende conto che non basta, “quel giornale lo leggono in pochi e probabilmente non gode di grande affidabilità.” E allora? Allora si chiama all’ordine l’ammiraglia dell’informazione regionale, la Tgr e qualche spicciolo di blog online pronto a servire la causa del Potere. Ma prima bisogna “aggiustare” il tiro sui medici. Soprattutto Massimo Barresi prova a fare l’operazione “giro frittata”. Fa passare le critiche, anche dure come le nostre, alla sua gestione, come critiche all’operato dei medici e degli operatori sanitari. E minaccia querele verso chi avrebbe scritto falsità contro i medici danneggiando l’immagine dell’ospedale che dirige. Minaccia querele contro nessuno, poiché nessuno ha scritto contro i medici e gli altri operatori sanitari. Il tentativo di difendere se stesso con la scusa di difendere gli altri, non va completamente a segno, grazie alla sollevazione dell’opinione pubblica. Tuttavia, al gioco di Barresi partecipano un paio di dirigenti medici della terapia intensiva e rianimazione del San Carlo i quali per “aggiustare” il tiro scrivono una lettera allucinante. In quella lettera ci sono affermazioni gravissime alle quali bisognerebbe rispondere con serietà e responsabilità: “Non fateci pagare colpe di altri… Leggiamo ovunque che la colpa è nostra. Ma quale colpa?”

Appunto quale colpa? Dove avete letto che la colpa è vostra? Chi lo ha scritto? E chi sono gli altri che avrebbero colpa? Rispondete per favore.

E poi: “Ci sentiamo umiliati e scoraggiati nonostante il nostro lavoro senza sosta, senza orari, con o senza dispositivi di protezione…E’ ora di dire basta alle accuseIn Terapia Intensiva i pazienti arrivano già con un quadro clinico compromesso

Umiliati e scoraggiati da chi? E perché i pazienti arrivano già malridotti per causa dei tamponi effettuati in ritardo?

È ora di dire basta a quali accuse? Chi vi ha accusato? E perché eravate senza dispositivi di protezione?

E ancora: Quella stampa che ha voluto strumentalizzare questa difficile situazione non è stata clemente.

Quale stampa, chi? Nome e cognome per favore. I medici e gli operatori sanitari della Terapia intensiva avevano già scritto chiaramente di lacune, disorganizzazione, e atteggiamenti per niente ortodossi da parte della Direzione del San Carlo, e noi gli abbiamo dato voce. Dunque che senso ha la lettera di Libero Mileti e Giuseppe Guarini dirigenti della Rianimazione che si rivolge genericamente alla stampa? Quale miglior rinforzo della strategia di Barresi, i medici che si difendono da accuse inesistenti?  Fanno anche finta di non sapere che già i loro colleghi, apertamente, hanno accusato di inadempienze chi avrebbe avuto gravi responsabilità nella gestione dell’emergenza.

 Abbiamo chiesto conto

Ora voi vi chiederete perché quella lettera non la alleghiamo a questo articolo in modo da farvela leggere nella sua completezza? Semplice, a noi non l’hanno inviata, ma la troverete online su qualche testata. E allora chiamiamo chi di dovere per chiedere spiegazioni sul mancato invio e chiarimenti sul generico richiamo a tutta la stampa.

Bene, scopriamo che la lettera prima di essere diffusa è passata all’esame dell’ufficio stampa del San Carlo, ovvero della neonominata portavoce e del direttore generale. Gli “esaminatori” hanno apportato “qualche modifica”. Evidentemente tra le modifiche c’era anche il divieto di inviarla a Basilicata24 per evitare scomodi articoli o per farci “bucare” la notiza. Da precisare che l’indirizzo e-mail della nostra redazione è, con certezza, nella lista dell’ufficio stampa dell’ospedale, altrimenti non ci spiegheremmo il motivo per cui altri comunicati – quelli di elogio al San Carlo – li riceviamo regolarmente. Naturalmente nessuno ha saputo spiegare la ragione per cui la lettera è stata inviata a tutti i giornali tranne uno, il nostro.

L’ammiraglia Tgr

In grave ritardo, la Tgr Basilicata, sia ieri sera 12 aprile, sia stamane, mostra delle tabelle per informare i cittadini sulla reale situazione dell’emergenza covid-19 nella regione. Il dato che più salta all’occhio degli osservatori più acuti riguarda il confronto tra i tamponi effettuati qui e quelli di altre regioni. I dati danno ragione di una Basilicata in linea con alcune regioni e anzi, migliore di altre. Dunque di che vi lamentate? Perché polemizzate? Perché criticate?

Semplice, quel dato, fornito così, in modalità aritmetica, non dà conto della realtà. Manca la variabile tempo. Il problema non è, solo, quanti tamponi hai fatto, ma quando li hai fatti, a partire da quale data, e in quanto tempo li hai processati. Dunque se negli ultimi giorni 4 giorni hai fatto 1000 tamponi e gli altri 3000 li hai fatti in 40 giorni e processati oltre il tempo di una settimana, un problema c’è o no? In questi casi le somme fanno i totali, non i valori. E i totali forniscono un’informazione parziale.

 Conclusione provvisoria

Oggi la situazione sembra migliorata. I contagi fino a ieri erano in netto calo. La macchina organizzativa territoriale è appena partita, la piattaforma di sorveglianza epidemiologica è finalmente in funzione, il numero dei tamponi effettuati è in netto aumento, nonostante permangano alcune carenze e disfunzioni. E chissà se questi miglioramenti non dipendano anche dal fatto che certa stampa ha tenuto il fiato sul collo delle autorità preposte alla gestione dell’emergenza.