Basilicata. Ecco perché Bardi dovrà dimettersi

Chi viene bocciato alla prova dei fatti, non può ripetere l’anno, perché una regione intera non può fare da cavia ai ripetenti

La Basilicata, ormai si è capito, ha bisogno di cambiamenti profondi. Vasti settori di opinione pubblica avvertono questa necessità resa più forte in questo inedito momento di crisi. Possiamo affermare che esiste già una mobilitazione popolare implicita, centrifugata soprattutto sui social e orientata dalla stampa critica. Tuttavia, si tratta ancora di una mobilitazione fondata sulla “rabbia generalizzata” e limitata nei contenuti e negli obiettivi.

Quello che bisogna capire è che, questa fase di emergenza, oggi rappresenta un laboratorio a cielo aperto della capacità politica e amministrativa di una classe dirigente. Ci sono tutti gli ingredienti per valutare la qualità di chi ci governa: organizzazione, comunicazione, strategie, obiettivi, risultati. Sono tutti argomenti sovrapponibili in ogni campo dell’amministrazione e del governo di una classe politica. I segnali di deficit strategico, di disorganizzazione, di disinformazione, di inefficienza nella gestione del pericolo dell’epidemia, accertano l’inadeguatezza di questa maggioranza di governo regionale.

Dunque, l’esame, non è stato superato sul campo. E in questi casi, chi viene bocciato alla prova dei fatti, non può ripetere l’anno, perché una regione intera non può fare da cavia ai ripetenti. E questo dovrà essere il primo tassello del cambiamento a cui dovremo auto destinarci. Abbiamo scelto ogni volta i “ripetenti”. E così ogni volta è accaduto che le persone elette per risolvere i problemi erano le stesse che i problemi li avevano creati.

Loro pensano che “il popolo è troppo stupido per capire” e fanno in modo che la gente creda esattamente a questo. La verità è che i cittadini sono tenuti in una condizione di costante incertezza affinché su di loro il potere mantenga il controllo. Quello stesso potere che non ha alcun interesse a cambiare la Basilicata. E dunque hanno deciso che è sconveniente modificare il sistema economico e politico in cui vivono i lucani, perciò bisogna modificare i lucani. E nel tempo ci sono riusciti. È anche su questo che dobbiamo aprire gli occhi e la mente.

Da noi vige, nel contesto di un’arretratezza più ampia che altrove, la vile massima del potere: “tutto per noi e niente per gli altri”. Per cui nei circoli esclusivi degli interessi egoistici l’unico scopo moralmente accettabile è “accumulare ricchezza e preoccuparsi solo di se stessi”.

Le cose cambiano –come ci insegna la storia – “quando tante persone si impegnano senza sosta, nelle loro comunità, sul luogo di lavoro, o dovunque capiti, creando i presupposti per la nascita di movimenti popolari che a loro volta rendono possibili il cambiamento.”

È necessario trovare nuove forme di azione politica perché il cambiamento è già in atto, soprattutto tra i giovani. Lo diceva Howard Zinn: Ciò che conta sono gli infiniti piccoli gesti delle persone comuni. Sono quelli che gettano i semi degli eventi che faranno la storia.

E dunque, proviamo a gettare semi di rivoluzione nel nostro piccolo, con atteggiamenti e comportamenti che rovescino le abitudini consolidate nelle relazioni interpersonali e nel rapporto “tossico” con il potere. Pretendiamo risposte, chiediamo conto, facciamo uscire la politica dal suo ruolo di ombra proiettata su di noi dai gruppi di interesse. Costruiamo una visione collettiva del futuro della Basilicata e su quella visione facciamo convogliare i nostri piccoli gesti, nel quadro di una rinnovata solidarietà sociale tra cittadini.

In questi giorni e settimane riflettiamo e prepariamo i nostri piccoli gesti per il cambiamento.