Europa game over. Una gang band di bulli di periferia

Le verità nascoste svelate dalle registrazioni audio delle riunioni dell’Eurogruppo

Per una di quelle strane coincidenza che la storia malignamente ogni tanto ci regala c’è quella della pubblicazione delle trascrizioni delle riunioni dell’Eurogruppo, con relativa registrazione audio a prova di smentita, con l’attuale crisi sanitaria che rapidamente si è trasformata in crisi dell’Europa.

Chi si vuole fare, complice la reclusione forzata, una idea di prima mano a questo link trova tutto.

I contenuti delle registrazioni

A tutti suggerisco la lettura dell’articolo di Filippo Maria Pontani  che descrive benissimo e molto meglio di come possa fare io il quadro che emerge dalle registrazioni.

La rappresentazione di una gang band di bulli di periferia capitanata dal ministro tedesco Schäuble e dal suo tono sprezzante, la conduzione del capo dell’Eurogruppo Dijssellbloem “quello secondo il quale i popoli del Sud spendono e spandono a vino e donne”, le minacce del ministro finlandese, il coretto indecoroso dei paesi satelliti della Germania, entrati per la gran parte nell’Unione Europea per volere della Germania, con l’aiuto di Prodi, e da questa trasformati in un manipolo di sottopancia al soldo del capo banda Schauble. Parlo di Slovenia, Austria e Paesi baltici “che dichiarano di non poter portare ai loro Parlamenti alcun provvedimento che non contempli un severo memorandum contro la Grecia”. Da notare l’irrilevanza economica di questi paesi ricattati dalla Germania ma che nell’Eurogruppo, dove ogni paese ha un suo rappresentante, fanno numero, massa e intimidazione. C’è poi tutto l’imbarazzo dei consigli a piegarsi fatto a Tsipras e ai greci da parte di Padoan (Italia), Sapin (Francia), Guindos (Spagna) ossia di paesi che messi insieme rappresentano la maggioranza del popolo europeo. Sullo sfondo il tecnicismo di Draghi e l’ironia a sproposito di Christine Lagarde.

Come è finita si sa. La Grecia fu costretta a firmare un sanguinoso memorandum con un insieme di misure volute dal MES e dal suo capo Regling, lo stesso che ancora oggi, pagato da tutti gli europei, è a capo del MES e che suggerì a Varoufakis di non pagare le pensioni per pagare una rata in scadenza con il FMI. L’operazione riuscì anche perché Draghi, di fatto senza un valido motivo se non quello di piegare il governo greco, con cinico calcolo chiuse le banche provocando le code ai bancomat che tutti ricordiamo.

Come nasce la crisi greca

Nel 2008 le banche tedeschi e francesi, al contrario di quelle italiane, erano piene di titoli tossici legati alla crisi dei sub prime. Avevano prestato soldi anche agli stati e in special modo alla Grecia nella convinzione che nessuno stato dell’area euro sarebbe fallito. Quando Sarkosky e la Merkel dichiararono il bail-in le banche entrarono nel panico e chiesero alla Grecia di rientrare. Qui iniziò il dramma. Certo che le banche avrebbero potuto essere più prudenti nel prestare soldi alla Grecia e i greci più prudenti ad indebitarsi però contrariamente alle prassi di mercato, invocate dai liberisti solo quando conviene loro, a pagare furono solo i greci. Quale è la prassi? Il motto delle banche è selezionare per non essere selezionati. Significa che se non si selezionano i clienti le banche vengono selezionate ossia falliscono. Chi fa cattivo credito fallisce insieme ai debitori. Per questo nella prassi le banche spesso concordano ristrutturazioni del debito in funzione delle capacità del debitore. Qui ci fu il primo passaggio. Con ipocrisia tutta tedesca invece di fare un finanziamento europeo ai greci, mai condividere il debito secondo l’ortodossia tedesca, furono stilati accordi bilaterali da tutti i paesi europei che si sostituirono alle banche. Quei soldi passarono sotto il naso dei greci e finirono alle banche che uscirono indenni dalla comune. Ancora una volta con enorme faccia tosta i liberali e liberisti li mettono nel conto delle somme date dall’Europa per salvare la Grecia.

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Quali furono le misure imposte dalla Troika e dal Mes alla Grecia?

La Troika in Grecia ha preteso il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti pubblici, il taglio delle pensioni pubbliche, una legge che garantisse l’impunità ai funzionari della Troika per qualsiasi reato anche l’omicidio, la non tassazione degli oligarchi che continuano a non pagare le tasse in Grecia e in soprappiù portavano sedi e capitali in Olanda, Lussemburgo e Londra. La manovra imposta fu violentissima pari al 20% del PIL di cui il 12% di tagli alle spese e 8% di aumenti di imposte, soprattutto iva. Come se a noi fosse imposta una manovra di 3-400 miliardi. C’è una inchiesta del consiglio europeo che parla di crimini contro l’umanità in Grecia. La sanità è stata distrutta e furono chiusi molti ospedali. Il patrimonio pubblico svenduto e le banche furono costrette a sfrattare i proprietari delle case comperate con i mutui e metterle all’asta, lasciandole di fatto deserte perché nessuno aveva più la possibilità di comperare alcunché e tante persone senza un tetto. I costi sociali furono pesantissimi. Regling chiese a Tsipras di non pagare le pensioni per pagare le rate al FMI.

Varoufakis invece di non pagare le pensioni, come suggerito da Regling, convinse la Cina a sottoscrivere 1,5 miliardi di titoli Greci con cui avrebbe pagato la rata FMI, inoltre aveva concordato un piano industriale per lo sviluppo del Pireo e delle ferrovie. Ma ad Angela Merkel non andava bene e telefonò a Pechino e non se ne fece nulla. Nel 2018 il rapporto Debito / Pil in Grecia era al 181%. Tutti fanno finta di nulla ma la Grecia è di fatto fallita.

Stando però ad alcune ‘menti’ del liberalismo nostrano il piano del MES è stato un successo perché alcune variabili macroeconomiche oggi sono migliori di quelle italiane. Per esempio hanno avuto nell’ultimo periodo un lieve surplus che oscilla tra lo 0,5% e l’1% del PIL. A che prezzo? Tra quanti decenni la Grecia tornerà ad essere nella situazione economica e sociale prima dell’Euro o a rispettare i parametri del Fiscal Compact pari a un Debito / PIL del 60%? Tra 120 anni o 240? Non chiedetelo ai rigoristi di area liberale perché della sostenibilità sociale delle manovre economiche se ne fanno un baffo e poi, come sostengono i seguaci di Friedman “la tempistica delle politiche fiscali è questione complicata; come diceva Milton Friedman, ci sono ritardi lunghi e variabili tra il momento in cui si decide una politica, la sua attuazione e il prodursi dei suoi effetti.”  Azz! I tempi cambiano, le chiome imbiancano e nulla può essere dimostrato. Così le teorie economiche si trasformano in fede, difesa da preti da inquisizione privi di qualsiasi tratto umano.