Gildo Claps ricorda Antonio Nicastro: Ora io sto con te

La tua vicinanza per la vicenda di Elisa me l’hai dimostrata accompagnandomi nelle mie denunce, pubblicamente, mettendoci sempre la faccia e privatamente

Di seguito  il messaggio di Gildo Claps, in ricordo di Antonio Nicastro morto a 67 anni per coronavirus dopo aver atteso per due settimane che gli venisse fatto il tampone.

Ricordo ancora quando sul tuo blog scrivesti “Io sto con Gildo” per sostenermi in uno dei momenti più difficili della mia vita, in cui rabbia, indignazione, sconforto scorrevano in me per infrangersi contro una barriera insormontabile fatta di omertà e di complici silenzi.

La tua vicinanza per la vicenda di Elisa me l’hai dimostrata accompagnandomi nelle mie denunce, pubblicamente, mettendoci sempre la faccia e privatamente, nelle occasioni in cui le nostre strade si sono incrociate, con il tuo inconfondibile intercalare e la tua straordinaria umanità che si traduceva in una naturale empatia.

Insieme a tanti altri amici abbiamo anche condiviso un sogno, un’utopia, con l’entusiasmo ingenuo di poter cambiare le cose, di risvegliarci dal torpore e dall’apatia, mali endemici di questa nostra Lucania che ne hanno segnato la storia e compromesso il presente.

E ora che ci hai lasciato che resta? “Andrà tutto bene”, “Ne usciremo migliori”, frasi ad effetto ripetute in questi giorni fino alla nausea con un’operazione collettiva di rimozione della memoria, la cosa che ci riesce meglio.

Dobbiamo dimenticare tutti le nostre individuali responsabilità? Quelle dettate dagli egoismi, dalla facilità di volgere lo sguardo altrove, dalla comoda indifferenza e dalla rassegnazione, dall’imbarbarimento dei rapporti sociali e dalla naturale propensione a subire ogni sorta di prevaricazione, ridotti a mendicare i diritti più elementari come tu hai dovuto mendicare un tampone.

E oggi improvvisamente ci svegliamo accorgendoci delle inefficienze, della mediocrità imperante, del merito cancellato per costruire clientele, guadagnare consensi, acquisire potere e gestirlo avendo cura dei propri interessi e di quelli degli “amici”. Siamo tutti responsabili, con sfumature diverse ma lo siamo. Se non passiamo attraverso questa consapevolezza di certo non ne usciremo migliori.

Non possiamo accontentarci questa volta di delegare, di attendere le verifiche interne, gli esposti che pure ci saranno e che seguiranno il travagliato iter giudiziario che tutti noi conosciamo, fatto di ritardi, di inefficienze, di salvifiche prescrizioni. Ho imparato a mie spese che molto spesso la verità giudiziaria non sempre corrisponde alla verità dei fatti. E di verità ce ne saranno tante, come spesso accade. Allora non resta che far parlare i fatti, nella logica sequenza in cui sono accaduti.

E dai fatti ciascuno potrà trarre le sue conclusioni, come mi auguro le traggano coloro che in questo momento hanno la responsabilità della gestione di questa emergenza. Se realizzate di non essere all’altezza del compito gravoso che vi attende, per una volta nella vita non aspettate che ve lo chiedano, lasciate spazio a chi con competenza e spirito di servizio ci possa guidare fuori da questo pantano.

Ciao Antonio, spero che nel posto in cui sei adesso ci sia un bel parco, quello che hai sempre sognato dalle pagine del tuo blog per la nostra città, dipingendo di verde il grigio profilo dei nostri quartieri.

Gildo