Il processo penale non è un videogame con cui giocare a casa

Il presidente della Camera penale di Matera, Michele Porcari: "Il ministro Bonafede vuole distruggere le fondamenta dello Stato di Diritto"

Raramente si è visto un Ministro Guardasigilli così alacremente impegnato a distruggere le fondamenta dello Stato di Diritto come l’attuale Ministro Bonafede.

Dopo la cancellazione della prescrizione e l’introduzione del processo senza fine, l’ultima trovata è quella di prevedere lo svolgimento del processo penale da casa.

Con la scusa di gestire l’emergenza da Covid 19 il Ministro sta pensando bene di applicare non una modernizzazione del processo penale, che rimane ben lontana dall’essere realizzata nonostante tutte le richieste formulate ed i protocolli sottoscritti, ma una trasformazione del processo penale in una sorta di videogame da “giocare” da casa per tutti i partecipanti.

Senza voler entrare nel merito tecnico della proposta di legge presentata, che sarà oggetto di specifiche contestazioni da parte delle Camere Penali Italiane, ciò che preme evidenziare oggi è la mortificazione del diritto dei cittadini a vedere celebrare un giusto processo, cosi’ come garantito dalla nostra Costituzione.

Nè si può dimenticare che uno dei fondamenti del nostro sistema penale è la pubblicità del processo che consente di dare una valenza sociale alla celebrazione delle cause rendendo edotta la comunità delle testimonianze e delle tesi accusatorie e difensive che riguardano processi che interessano la nostra società ( si pensi ai processi che coinvolgono importanti personaggi politici, o fatti criminali di particolare risonanza in cui diventa fondamentale ascoltare i testimoni direttamente o tramite le cronache giudiziarie).

E si vuole celebrare il processo tramite internet: ma il nostro Ministro conosce lo stato di informatizzazione ed il funzionamento della rete nel nostro Paese?

Provate ad immaginare: Perry Mason che mentre si oppone indignato ad una domanda formulata dal suo avversario, viene zittito e scompare dai monitor perché cade il collegamento per assenza di rete !

Non è un serio processo penale in cui si decide della vita delle persone, è una sit com della peggiore specie.

Qualcuno potrebbe obiettare, ma il processo civile è felicemente avviato verso la celebrazione attraverso i supporti telematici.

E’ vero, e siamo sicuri che si possa procedere in maniera ancora più decisa verso la celebrazione del processo civile da casa. Ma il processo penale è altro.

Come ha detto un valido magistrato del nostro Tribunale comprendendo e condividendo le nostre critiche allo svolgimento del processo penale da casa:

il processo civile ha come oggetto il rapporto negoziale ( un contratto tra le parti ); il processo penale ha per oggetto l’uomo e la sua personalità.

E non possiamo ridurre la persona, con la sua emotività, la sua intelligenza, la sua postura, il suo sguardo, a pixel su di un monitor di computer con l’audio che gracchia ed il video che scompare.

Nè è pensabile che il sistema Giustizia sia considerato come servizio di importanza non essenziale: i supermercati, gli Uffici Postali, le Banche, le tabaccherie e le ferramenta sono aperte al pubblico, i Tribunali no!

Noi vogliamo che i processi si svolgano, nel rispetto delle regole di distanziamento e con le accortezze che si utilizzano per accedere ai servizi pubblici: in emergenza sarà sufficente organizzare l’accesso agli uffici limitando le attività a quelle essenziali, organizzando la gestione dei tempi, prevedendo la presenza limitata dei testi e degli operatori di giustizia; ma da questo a smaterializzare il processo ce ne passa.

E siamo certi che questa invocazione di giustizia è condivisa anche da tutti coloro che hanno quotidianamente a che fare con il processo penale, con i Magistrati in prima fila.

Ancora una volta Ministro, rifletta sulle critiche che arrivano da chi lavora quotidianamente nelle trincee dei Tribunali, ci sarà un motivo se è così contestato dagli operatori del diritto, avvocati, docenti universitari e magistrati illuminati in primis.

Noi vogliamo tornare ad indossare la toga, non le vestaglie da camera!

Ecco perchè le Camere Penali Italiane hanno proclamato lo stato di agitazione e, nel caso in cui l’attuale organizzazione delle udienze dovesse essere confermata, saranno costrette a proclamare l’astensione dalle udienze per tutelare i diritti e le liberta’ di tutti i cittadini.