Quantcast

Lavoratori Cup sanitario Basilicata, salta accordo tra sindacati e azienda

"Inaccettabile decisione aziendale di non voler aderire alla richiesta dii anticipare cassa integrazione"

I lavoratori lucani del Cup sanitario, in seguito alla chiusura della procedura di consultazione sindacale, sono in cassa integrazione con effetto retroattivo a partire dal 1 aprile. L’emergenza epidemiologica da Covid 19 ha determinato un pesante impatto sull’attività svolta dall’azienda Datacontact per ciò che attiene la prenotazione telefonica delle prestazioni sanitarie, gran parte delle quali, al netto di quelle indifferibili ed urgenti, sono purtroppo bloccate. La conseguenza è stato un drammatico calo dei volumi di traffico con la conseguente richiesta di accesso agli ammortizzatori sociali per 56 lavoratori del CUP.

Un momento difficile, delicato, drammatico per tante famiglie, reso ancora più amaro dalla inaccettabile decisione aziendale di non voler aderire alla richiesta dei sindacati di anticipare il trattamento di cassa integrazione ai lavoratori. Le motivazioni addotte dall’azienda sono peraltro davvero incomprensibili e pretestuose. Parliamo di un’azienda sana, plurilocalizzata, che lavora su Potenza ad una commessa pubblica che garantisce ampi margini di profitto ormai da svariati anni. Eppure, la dirigenza di Datacontact, di fronte alla richiesta sindacale di anticipo di una mensilità per le 56 persone attestate sul CUP, balbetta argomenti davvero insostenibili, cui in sindacati hanno inteso rispondere punto per punto anche nella nota a verbale, decidendo di non firmare l’accordo sindacale, forti peraltro della consultazione telematica svolta con i lavoratori interessati, che hanno respinto la possibilità di accordo a larghissima maggioranza.

Relativamente alla dichiarazione aziendale di difficoltà nell’accesso al credito, si evidenzia come il governo nazionale abbia varato una specifica e importante misura (dl Liquidità) per l’accesso al credito per le aziende; relativamente agli “ingenti esborsi” dichiarati dalla azienda per la attivazione massiva dello smart working, si fa presente che, nella quasi totalità dei casi relativi alla Unità Produttiva di Potenza, i lavoratori siano stati dotati della sola unità di sistema ed abbiano dovuto provvedere all’acquisto di tastiere, mouse e monitor o alla messa a disposizione delle proprie personali. Si fa inoltre presente che la Regione Basilicata ha varato nei giorni scorsi un apposito provvedimento per la concessione di contributi a fondo perduto per le imprese che abbiano attivato lo smart working. Le organizzazioni sindacali e la RSU, pertanto, esprimono posizione fortemente critica nei confronti del diniego aziendale a voler trovare una formula di anticipazione del trattamento di CIGD, anche e soprattutto in considerazione del fatto che l’azienda Datacontact, opera in regime di affidatario di commessa pubblica ormai da svariati anni.

È l’ennesima occasione persa da Datacontact per un concreto sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori grazie al cui lavoro l’azienda realizza ingenti profitti, lo ripetiamo, su una commessa pubblica. E’ l’ennesima occasione persa per ricostruire un rapporto con i lavoratori, giustamente delusi e amareggiati. Non si meravigli, poi, il management di Datacontact se dovesse un giorno finalmente realizzare della insanabilità della frattura nel rapporto con i lavoratori, dovuta a queste ed altre vicende, passate e presenti.

Speriamo sia, invece, l’occasione giusta per la Regione Basilicata per aprire un reale confronto sul tema dei costi e delle modalità di gestione della commessa CUP, sull’inquadramento del personale, sull’opportunità di inaugurare una riflessione sui vantaggi della gestione in outsourcing di questo ed altri servizi ritenuti ormai essenziali dalla stessa Regione.

I segretari regionali  Slc-Cgil Fistel-Cisl Uilcom-Uil

Rsu Aziendale