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Migranti stagionali, primi insediamenti di fortuna nell’Alto Bradano

Esposito (Flai Cgil), Summa (Cgil): “Regione Basilicata intervenga subito"

La Flai Cgil e la Cgil di Basilicata chiedono la regolarizzazione dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta nei campi lucani e una maggiore attenzione per quello che accade o potrebbe accadere nei ghetti e nelle tendopoli in questo momento di emergenza da coronavirus. Già un centinaio di stagionali si sono infatti stabilizzati nelle campagne dell’Alto Bradano, tra Venosa, Palazzo San Gervasio, Montemilone e Lavello.

È necessario che politica e istituzioni intervengano al più presto – affermano il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa e il segretario generale Flai Cgil Basilicata, Vincenzo Esposito – affinché questi migranti non solo vengano regolarizzati, ma siano tutelati garantendo loro i livelli igienico sanitari indispensabili e tutti i dispositivi di protezione individuali necessari per l’emergenza sanitaria, in modo da salvaguardare la salute degli stessi e quella delle comunità.

È necessario pertanto affrontare il dramma delle condizioni abitative e igienico sanitarie di chi vive nei ghetti o in alloggi di fortuna, luoghi in cui da un momento all’altro possono esplodere nuovi focolai di coronavirus poiché è impossibile garantire quelle misure di sicurezza necessarie, dal distanziamento ai dispositivi di protezione. Per loro – continuano Summa ed Esposito – chiediamo subito la regolarizzazione, così da avere manodopera che possa lavorare nei campi con rapporti di lavoro che rispettino i contratti e non tramite voucher, rispettando il diritto alla salute, a un lavoro dignitoso e all’alloggio.

Pertanto chiediamo alla Regione Basilicata di pubblicare con anticipo il bando per l’affidamento del centro di accoglienza ex tabacchificio di Palazzo San Gervasio, al fine di garantire fin da subito l’adeguata assistenza ai migranti stagionali, a partire dalla regolarizzazione, per la quale riteniamo indispensabile l’attivazione all’interno della struttura di Centri per l’impiego, a nostro avviso l’unico strumento di reclutamento in grado di arginare il fenomeno del caporalato e di agire nella legalità, garantendo a tutti i livelli l’incontro tra domanda e offerta del lavoro pubblico in agricoltura.

Non intervenire oggi, fin da subito – concludono Summa ed Esposito – significa esporre ancora di più questi lavoratori, che assicurano il cibo sulle nostre tavole, ai fenomeni dello sfruttamento, significa lasciarli in balia di continui ricatti e sottoporre l’intera popolazione a rischio di contagio”.