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Ospedali da campo coronavirus: molti gli interrogativi ad oggi senza risposta

Basilicata Possibile: "Non ci stiamo ad essere trattati come un feudo. Abbiamo il diritto di essere informati e di compartecipare alle decisioni che riguardano la nostra terra e la nostra gente"

Abbiamo dovuto apprendere, esclusivamente dagli organi di informazione, di essere destinatari – in quanto lucani- di un regalo proveniente dal Qatar, che ha donato all’Italia tre ospedali da campo per l’emergenza coronavirus. A quanto riportato dalla stampa il Ministro della Salute Roberto Speranza ne avrebbe indirizzato uno alla Basilicata: 5 tendoni per complessivi 500 posti letto per la cura di pazienti Covid-19, con la necessità di uno staff sanitario costituito da circa 100 medici e 400 infermieri. L’ubicazione scelta inizialmente per l’intera struttura era Policoro ma, a seguito dell’opposizione dei cittadini locali, l’ospedale è stato spacchettato in due porzioni: una da 200 posti che resterà a Policoro – Sindaco consenziente – e l’altra da 300 posti che verrà allocata a Potenza il cui Sindaco non ha finora comunicato alcunché in merito. I due ospedali, stando sempre alle informazioni provenienti dai media, dovrebbero ospitare malati con sintomatologia lieve e provenienti da tutto il mezzogiorno.

La Basilicata Possibile deplora il fatto che le istituzioni locali non siano state in alcun modo coinvolte nella decisione sull’ubicazione della struttura e stigmatizza con forza i tempi e modi adottati per la realizzazione di questo progetto: la struttura è stata, infatti, già trasferita in Basilicata e verrà montata proprio in concomitanza con le festività Pasquali – ossia in un momento di minima attenzione da parte dei cittadini – e ci risulta difficile credere che ciò sia frutto di pura casualità.

Chiediamo quindi con urgenza al Ministro Speranza e, per quanto di loro competenza, ai vertici Regionali ed al Sindaco di Potenza di fornire chiarimenti in merito all’intera questione.

In primo luogo, chiediamo perché si sia deciso di accettare il dono di nuovi posti letto – e per giunta in numero così rilevante – invece di chiedere al Qatar di aiutarci a colmare le tante carenze purtroppo esistenti, come ad es. tamponi e reagenti, DPI per il personale sanitario e per la popolazione, respiratori ed attrezzature per i reparti di terapia intensiva ecc.

E perché si è deciso di ubicare questi 500 posti letto proprio in Basilicata che, fra le regioni del Sud, è la meno dotata di attrezzature e personale medico? Questa scelta prevede – visti i numeri apparentemente ridotti dei contagiati lucani-  lo spostamento di  ammalati provenienti dalle altre regioni?

Per quanto riguarda nello specifico la città di Potenza, i media riferiscono che i tre tendoni verranno sistemati nei pressi dell’ospedale S. Carlo ma, visto che le aree immediatamente circostanti il nosocomio sono interamente occupate da edifici residenziali e dall’Università, in quale area si pensa di ubicare le nuove strutture che, lo si rammenta, sono destinate alla cura di una malattia infettiva ad altissima trasmissibilità? Quale sarà la distanza fra i tendoni e gli edifici circostanti? E quali misure saranno adottate per proteggere dalla trasmissione di un virus così letale i residenti, gli studenti ed anche i fruitori dell’Ospedale, nella previsione che, sia Università che Ospedale, tornino in tempi brevi alla loro ordinaria operatività oggi sospesa per l’emergenza sanitaria?

Lo staff medico ed infermieristico dell’ospedale da campo di Potenza, a quel che risulta, si aggirerà intorno alle 300 unità (circa 60 medici e 240 infermieri): come verrà individuato tutto questo personale, di cui il S. Carlo certamente non dispone? E quali previsioni sono state formulate in merito a tutti i servizi di supporto che dovranno essere realizzati e/o individuati in città (abitazioni, mense, trasporti etc.)?

Ed ancora, che tipo di degenti ospiterà la nuova attrezzatura? Soltanto quelli con sintomatologia lieve come riportano i media? Si è tenuto comunque conto del fatto che un certo numero di pazienti potrebbe aggravarsi ed aver bisogno di cure intensive e che tale numero potrebbe anche essere significativo, vista la quantità totale di degenti previsti (300)?  Dove verranno trasferiti questi pazienti? Si è prevista un’implementazione del numero di posti letto del reparto di terapia intensiva del S. Carlo?

E la nuova struttura comprensiva di macchinari ed attrezzature, nonché il nuovo staff medico, sono da intendersi come temporanei o si pensa, al termine della fase emergenziale, di integrarli nel sistema sanitario regionale? Ed eventualmente, in che forma?

Ed infine, come verrà gestita la nuova megastruttura comprendente i due ospedali da campo di Potenza e di Policoro? Considerate, infatti, le notevoli carenze e difficoltà già riscontrate nella gestione dell’emergenza per i soli abitanti della Basilicata, riteniamo indispensabile che per le  nuove attrezzature si tenga conto della loro valenza sovraregionale e che si affidi pertanto la loro gestione direttamente al Ministero della Salute allo scopo di garantire la loro massima funzionalità ed efficienza e, al tempo stesso, la più completa tutela e sicurezza dei cittadini.

I lucani hanno sempre dimostrato la loro solidarietà verso le altre regioni d’Italia e, se necessario, anche questa volta non si tireranno indietro.

Ma non ci stiamo ad essere trattati come un feudo. Abbiamo il diritto di essere informati e di compartecipare alle decisioni che riguardano la nostra terra e la nostra gente!

La Basilicata Possibile