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Basilicata. Il virus non è uguale per tutti. Ingiustizie, disparità e scroccherie

Fior di quattrini nelle loro tasche, per il semplice fatto di avere un incarico che li obbliga a sedere su una poltrona ergonomica in stile business

Con la scomparsa del virus dovrebbero scomparire le disparità e le ingiustizie. I garantiti, quelli con lo stipendio negli enti pubblici, vivono la crisi nel quadro del timore per la loro salute. I precari, compresi artigiani e piccoli imprenditori, quelli che stanno lavorando e quelli sospesi nella loro perenne parentesi aperta, vivono la crisi nel timore della loro salute e della loro sopravvivenza economica. I disoccupati, i senza reddito, gli invisibili, vivono la crisi nel timore della loro salute, della loro sopravvivenza e dell’angoscia nel presente e nel futuro. I loro bambini, senza scuola, senza scarpe, senza cameretta, senza futuro si aggrappano alla speranza delle favole.

E poi ci sono loro, i formidabili direttori generali, amministratori unici, presidenti e dirigenti. Loro, rintanati nelle aziende pubbliche e a partecipazione pubblica. Negli enti sub regionali, nel sottobosco delle inutili articolazioni istituzionali. Retribuiti come manager di alto bordo, come uomini e donne “insostituibili”. Fior di quattrini nelle loro tasche, per il semplice fatto di avere un incarico che li obbliga a sedere su una poltrona ergonomica in stile business. Perché altra ragione sensata, per i risultati che ci consegnano, non esiste.

Ecco, cominciamo da loro. Retribuiamoli in base ai risultati, e stabiliamo che lo stipendio base, non debba essere più del doppio di un loro impiegato. Ricominciamo dai consiglieri regionale e dagli assessori, stabiliamo che l’intera somma assegnata a ciascuno non superi il doppio del salario di un metalmeccanico. Non si può fare? La legge non lo consente? I contratti non lo prevedono? I diritti acquisiti non si toccano?

Bene. Quanti diritti acquisiti dalla povera gente sono stati cancellati in questi anni? Quanti accordi sono stati strappati, quante promesse sono state deluse, quanti patti, tavoli, protocolli, sono finiti nella spazzatura? Ecco, la strada la conoscete già. Basta fare la stessa cosa, questa volta con lor signori, con voi stessi.

Perché si sappia, nella fase tre, o quattro o quella che volete, dopo la pandemia, ci sarà bisogno di giustizia sociale, di equità, di una revisione profonda del rapporto tra politica economia e società civile, tra ricchezza e redistribuzione, tra povertà e ribellione. Il livello di tolleranza delle ingiustizie, degli abusi, dell’arroganza, delle prese per i fondelli, da parte del potere politico ed economico, scenderà oltre la soglia limite. Mai più disparità assurde tra incapaci super pagati e capaci senza lavoro. Mai più disparità assurde tra chi campa di politica, senza produrre alcunché, e chi muore di fame e delusioni.