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Basilicata. La politica delle ombre. Loro litigano e i lucani affondano

Scontri e sgambetti, conflitti personali e colpi bassi. È l’ora della trasparenza, quella vera: vogliamo vedere le facce

Da oggi la Basilicata è più povera. Si stima che per causa del coronavirus, perderemo 8-10mila mila occupati, se tutto va bene, considerando un calo del Pil del 9%. Se consideriamo che i nostri indicatori economici sono “drogati” dalle industrie estrattive e dell’auto, gli effetti sull’economia endogena saranno ben più drammatici di quelli che ci consegnerà la statistica.

Il crollo delle vendite nel commercio, il calo delle commesse nei settori dell’artigianato e dell’edilizia e dell’indotto metalmeccanico, il peggioramento delle già gravi difficoltà nei settori dell’agricoltura e dello spettacolo, il calo del fatturato nella ristorazione e nelle aziende legate al turismo, ci consegnano un quadro assolutamente grigio che potrebbe essere destinato al nero se non si decide per una politica intelligente e dotata di senso strategico.

E questo accade dentro un’economia regionale già segnata da antiche e recenti fragilità.

Al momento abbiamo assistito a misure “tampone” quelle delle pezze ai buchi. Sarebbero le misure per “favorire la ripresa”. Necessarie, per carità. Ma è evidente a tutti che non bastano nemmeno per l’emergenza.

Un piano strategico che immagina interventi strutturali in una prospettiva di crescita e sviluppo più ampia e a lungo termine, non lo vediamo.

Eppure, è questa l’occasione per impostare una visione di sviluppo che manca alla Basilicata. È questa l’occasione per rivedere piani di spesa e di investimenti e per colmare le lacune di una maggioranza cosparsa di vuoti politici e programmatici. L’occasione per rivedere il sistema dei servizi sociali che fa acqua da tutte le parti, è il momento di revisionare le misure di contrasto alla povertà fino ad oggi fallimentari.

E invece questi litigano. Scontri e sgambetti, conflitti personali, colpi bassi. Per che cosa? Per il futuro della Basilicata? Macché. Per i cavoli loro. Per posizionamenti a destra e a manca. Per la poltrona di tizio e di caio. Uno spettacolo indecente, soprattutto in questa fase, sempre in replica non richiesta e senza un palcoscenico. Il pubblico è obbligato ad assistere a un gioco di ombre. Il Consiglio regionale è ridotto a un ballatoio delle vanità e delle banalità.

Si cominci dalla trasparenza, quella vera. Siano pubbliche le sedute della Giunta Regionale, trasmesse in streaming, come avviene per il Consiglio. Siano pubbliche le assemblee, e le riunioni dei consigli di amministrazione, delle società partecipate. Siano in streaming le riunioni delle direzioni delle aziende pubbliche, comprese quelle sanitarie. Problemi tecnici? Problemi giuridici, di privatezza, di opportunità? Risolveteli oppure fatevi aiutare a risolverli.

Non ci basta più leggere veline e comunicati stampa, sentire voci alla spicciolata, assistere a telegiornali con notizie improbabili: vogliamo vedere.