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Basilicata, sanità. Tutti figli di mastro Geppetto

I lucani meritano risposte. Meritano di sapere quando potranno tornare a farsi curare nella sanità pubblica di questa terra, così come meritano di sapere perché Palmiro e Antonio hanno dovuto supplicare un tampone in una regione in cui i contagiati da coronavirus sono rimasti un numero a tre cifre e poi ridotto a due

Gabriella, ad aprile, doveva fare un intervento per asportare un polipo al colon, Giacinto una visita oculistica a marzo, Maria deve fare una visita ortopedica, Carmela ha fatto un intervento alla mano, ma dopo mesi ancora non riesce a muoverla bene e vorrebbe tornare a farsi controllare.

L’elenco delle persone che avevano prenotato una visita o un esame, o erano in attesa di dover fare un’operazione chirurgica nelle strutture sanitarie lucane è lungo. Con l’emergenza coronavirus sono state fatte “solo le urgenze”. E tra queste non rientrano nemmeno i tumori: soltanto ieri infatti abbiamo scritto delle donne con tumore al seno che, in piena fase 2, ancora non sanno quando potranno sottoporsi a intervento per la mastectomia o per la ricostruzione. Anche loro devono aspettare, speriamo che il cancro faccia altrettanto.

La pandemia ha bloccato la sanità pubblica lucana, così come in altre regioni. Quella sanità a cui tutti, in questi mesi abbiamo guardato con attenzione e orgoglio per quei medici e infermieri che la retorica del Bel Paese ha definito eroi, angeli. Quella sanità che, chi amministra, in piena pandemia ha assicurato sarebbe diventata più attenta ai bisogni dei cittadini. E invece siamo qui, a chiederci quanto tempo dovremo ancora attendere affinché la macchina ricominci a funzionare per tutte quelle prestazioni ritenute “non urgenti”.

In una regione, la Basilicata, che per numeri di contagi non ha fortunatamente vissuto la tragedia toccata in sorte ad altre terre, la sanità pubblica non riesce a rimettersi in piedi. L’unica cosa che si sta costruendo è un ospedale da campo avuto in dono, e che nei mesi a venire servirà per ricoverare i malati Covid, che intanto, grazie al cielo e alle cure ricevute stanno tornando a casa.

E su tutto questo la Regione non pervenuta. Il presidente Vito Bardi, e l’assessore alla Sanità, Rocco Leone, ci hanno abituati in questi mesi, il primo a messaggi preconfezionati con verbi sempre al futuro; il secondo a dichiarazioni spesso estemporanee, fughe in avanti e passi da gambero. E i lucani hanno sopportato in silenzio, avendo compreso la straordinaria drammaticità del momento.

Nemmeno nell’ultima ordinanza Bardi ha fatto cenno alla ripresa delle attività sanitarie nei presidi pubblici lucani, in molti aspettavano un segnale che non è arrivato. L’unico arrivato è quello del Cup, il Centro unico di prenotazione, che non è in grado di rispondere alle richieste dei cittadini che giustamente chiedono quando potranno fare quella visita o quell’esame diagnostico.

L’impossibilità, almeno per noi, di poter intervistare il presidente Bardi, ci impedisce di porgli domande dirette su questo tema così come su altre questioni.

Da Bardi ci saremmo aspettati almeno una conferenza stampa, in questa nuova fase, con tutte le misure di sicurezza necessarie per tenere a bada il virus, ma l’ex generale sembra scomparso dai radar, eccezion fatta per un’ordinanza, l’ennesima, che sembra più un modo per dire “ci sono anche se non mi vedete tra voi”.

I lucani meritano risposte. Meritano di sapere quando potranno tornare a farsi curare nella sanità pubblica di questa terra, così come meritano di sapere perché Palmiro, Antonio e tanti altri hanno dovuto supplicare un tampone in una regione in cui i contagiati da coronavirus sono rimasti un numero a tre cifre e poi ridotto a due.

E allora ci perdoni l’ardire il presidente Bardi se lo invitiamo a scrollarsi di dosso quell’aria da eterna Alice nel Paese delle Meraviglie. Porti almeno la testa in Basilicata, presidente!

Questa terra non merita più figli di mastro Geppetto. Ai lucani non basta più quel suo “ce la faremo” con cui ha chiuso i messaggi d’ordinanza in piena pandemia. Cominci a usare verbi al presente.

E se non è in grado, faccia un passo indietro. Nessuna la rimpiangerà se deciderà di rimanere all’ombra del Vesuvio a godersi le meraviglie del Golfo di Napoli. Semmai qualcuno potrà invidiarla.