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Basilicata. Vito Bardi continua a menare il can per l’aia

Proclami paternalistici e nessuna visione strategica di sviluppo post-pandemia

Vito Bardi, nel suo video messaggio di ieri 13 maggio, dice che “dobbiamo ripensare il nostro modello economico, puntando sicuramente sul turismo e sulla rete delle piccole e medie industrie, anche artigiane, di cui la Basilicata è ricca”.

Non è dato sapere quale sia il modello da ripensare, ammesso che la Basilicata ne abbia avuto uno. Potremmo leggere in quelle parole un ravvedimento del presidente sulle sue recenti certezze circa la ricchezza dell’oro nero. Ci farebbe piacere, ma avremo bisogno di fatti e di azioni concrete per crederci.

Avremo anche bisogno di capire in che cosa consista questo “ripensamento” in assenza di una strategia di  una visione di sviluppo. Ormai siamo stanchi di ripetere le stesse cose.

I proclami, anche paternalistici, di Vito Bardi, continuano a preoccuparci per l’inconsistenza di contenuti. Il richiamo alle responsabilità del Governo nazionale, che pure esistono, non giustifica l’immobilismo della Regione su diversi fronti. Da ultimo, adesso che il Governo ha reso pubblico il “decreto rilancio”, Bardi dica qualcosa sulla fase due, che non sia “insieme ce la faremo”.

Chi deve riaprire, quando, come. Che cosa succederà nei servizi di welfare sociale? Gli anziani, le persone con disabilità, i bambini aspettano di sapere, e qui non c’entra il Governo. Quali misure regionali per garantire una ripartenza in tutta sicurezza e inquadrata in una prospettiva di ripresa di lungo periodo? Qual è il sentiero di sviluppo tracciato affinché la regione sia liberata dai predatori delle multinazionali del petrolio? Come garantiamo la crescita delle attività imprenditoriali di natura endogena a vocazione territoriale?

Ecco, nel prossimo messaggio ci faccia capire.

Intanto, suggeriamo strategie, non pezze d’appoggio. Suggeriamo visione non punti di vista. Suggeriamo politica non proclami.