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Come cambia l’assistenza dei medici di famiglia nella fase 2 dell’emergenza sanitaria

Con un documento rivolto ai medici di famiglia la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie propone un nuovo modello per la organizzazione degli studi medici

Come cambia l’assistenza dei medici di famiglia nella fase 2 dell’emergenza sanitaria

Con un documento rivolto ai medici di famiglia la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (SIMG) propone un nuovo modello per la organizzazione degli studi medici nella fase 2 dell’emergenza sanitaria.

Con l’intera popolazione che rimane a rischio di contrarre l’infezione da coronavirus il lavoro dei medici non può rimanere fermo ai modelli del passato: garantire il distanziamento sociale (che non significa perdere la relazione umana e di cura) richiede ambulatori senza affollamento nella sala d’attesa, ripetizione delle ricette per via telematica, consulti per il controllo di patologie croniche, specie se in stabilità clinica, attraverso gli strumenti della telemedicina.

C’è il rischio che il lavoro del medico di famiglia si trasformi in una sorta di call center sanitario senza più il contatto personale con il paziente?

È una preoccupazione che anche i medici di famiglia condividono e vogliono affrontare con la collaborazione dei pazienti: a nessuno sarà negato il diritto alla cura, all’ascolto e alla presa in carico dei bisogni assistenziali.

Si darà la massima attenzione ai problemi urgenti e non rinviabili per i quali saranno garantite risposte in tempi brevi, in collaborazione con i colleghi ospedalieri.

I consulti telefonici, assicurati per l’intero arco della giornata lavorativa (dalle 8 alle 20) come prevede il decreto Cura Italia, ora convertito in legge, permetteranno di mantenere e rafforzare le relazioni di cura, evitando i rischi connessi all’accesso in ambulatorio, possibile fonte di contagio.

Per i pazienti fragili, per quelli costretti a letto e già prima impossibilitati a recarsi in studio, continuerà ad essere garantita l’assistenza domiciliare ma con l’ausilio di adeguati dispositivi di sicurezza.

Fino al termine dell’emergenza sanitaria i medici di famiglia saranno affiancati dai colleghi delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale) per l’assistenza domiciliare ai pazienti covid positivi.

Come cambierà nel suo complesso l’assistenza sanitaria in Italia?

La domanda di salute rimarrà stabile o in crescita ma richiederà un ripensamento dei modelli organizzativi sia del territorio che del comparto ospedaliero.

L’auspicabile crollo del consumismo sanitario con le richieste spesso immotivate di “esami di controllo”, gli accessi in Pronto Soccorso per problemi non urgenti (codici bianchi), il ricorso diretto alle consulenze specialistiche potrà liberare delle risorse per il sostegno alla ricerca, lo sviluppo di farmaci e vaccini, la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario.

Erasmo Bitetti, medico e segretario provinciale della Simg Matera