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Coronavirus. La scomparsa della Salute nel piacere della malattia

Ci attendono altri rischi invisibili e prevedibili. Non è possibile star bene in una società che sta male

Le cenerentole dell’emergenza covid ormai possiamo identificarle: salute mentale e psicologia sociale. Aspetti delicati e critici in una crisi dalle proporzioni gigantesche a cui nessuno ha riservato la corretta attenzione. Nei team di esperti non abbiamo notato la presenza di psichiatri né di sociologi e ancor meno di studiosi di psicologia sociale. Il risultato sarà evidente a breve. Aumento delle problematiche di salute mentale e scompensi emotivi e psicologici a livello collettivo. Molta gente è entrata in quel meccanismo di crisi del controllo che ha generato un peggioramento del senso di angoscia, di paura, di incertezza, di impotenza.

Chi ha perso il lavoro, chi non sa se potrà riaprire la propria attività, chi ha smarrito amici e affetti familiari, chi non riesce a ricostruire il senso della presenza: di questi nessuno si è preoccupato. Soprattutto, nessuno ha immaginato cosa potesse accadere a chi era già colpito da disturbi psichiatrici, o anche solo psicologici. Che cosa potesse accadere a chi già viveva disagi familiari, economici, relazionali.

Chi, nei team di esperti, ha studiato la rappresentazione sociale della pandemia e le conseguenze in termini di azione delle folle?

A prevalere ancora una volta è stata la rozza materia: gli affari, l’economia, il denaro. E poi la sanità percepita come strumento di protezione dal contagio. E dunque la Salute è stata identifica con “assenza di infezione”, e così ha perso ulteriormente valore.

In questa decadenza del significato di Salute, che riduce lo star bene alla protezione dal contagio, che esclude gli altri dal proprio benessere, trattandoli come minaccia, siamo tutti diventati “privati” nell’isterismo collettivo e poi “privati” nell’esultanza del giorno della “riapertura”. Privati anche nel senso di privazione: abbiamo perso la facoltà di vedere e udire gli altri – cito H. Arendt – dell’essere visti e dell’essere uditi da loro. Tutti imprigionati nella soggettività della nostra singola esperienza, che non cessa di essere singolare anche se la stessa esperienza viene moltiplicata innumerevoli volte. Nello stesso tempo soffriamo la limitazione nelle relazioni sociali, l’isolamento. Un bel paradosso tipico della società egoistica di mercato.

Si ritorna alla centralità della produzione e del consumo. “Tutti stiamo bene se tutti consumiamo”. Si riapre in “salute” nel piacere della malattia.

E perciò ci attendono altri “rischi invisibili e prevedibili”. Le strategie immaginate a tutti i livelli si muovono nella direzione della “difesa”. Soldi nella sanità per rinforzare la risposta ad eventuali offensive, immediate e future, dei virus. Soldi nell’economia, dalla partita iva ai grandi gruppi industriali, per favorire la “ripartenza”. Tutto necessario, senza dubbio. Sarebbe tuttavia anche necessario investire risorse, materiali e immateriali, nella Salute, e ci siamo capiti: giustizia sociale, riduzione delle disuguaglianze, diritti, tutela dell’ambiente e dei beni comuni, liberazione da ogni forma di sfruttamento…il resto aggiungetelo voi.