Elena di Sparta: viaggio (umano) alla scoperta del mito

Un bel romanzo di Loreta Minutilli racconta la storia della donna che scatenò la guerra di Troia

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Nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana, un giovanissimo Peppino Impastato chiede all’artista Stefano Venuti di raccontargli la storia di Vladimir Majakovskij e si lascia guidare dal filo di Arianna della sua voce. Bene. Ora tele-trasportiamoci a Sparta e in un tempo molto più lontano e rarefatto, qual è quello del mito greco, e immaginiamo un Menelao acciaccato dal fardello degli anni, e dalle ferite di una guerra lunga e logorante, che chiede a sua moglie Elena di mettersi a nudo con le parole, così da entrare nelle stanze più segrete del suo passato.

Chi volesse proseguire oltre lo steccato della fantasia, può immergersi nella lettura del bel romanzo di Loreta Minutilli Elena di Sparta, edito da Baldini + Castoldi (189 pag., 17 euro), che, senza discostarsi troppo dalla vicenda che abbiamo imparato sui banchi di scuola, ci regala il ritratto di una figura terribilmente umana e contraddittoria che non si lascia imbrigliare dalla forza misteriosa e soverchiante del Fato, di cui pure è intrisa la sapienza arcaica dei Greci.

Il racconto – reso gradevolissimo da una scrittura piana ma che rivela un bagaglio di letture non trascurabile e mostra non pochi guizzi – mette in fila le principali tappe della vita di Elena, «la più bella del mondo», con un approccio “laico”, che rende gli dèi, o se si vuole le forze soprannaturali che fanno le veci del Cielo, figure di contorno. Prima il rapimento, e lo stupro, ad opera di Teseo; poi il grigiore della reggia di Sparta e del matrimonio con Menelao, che non riescono a fare da argine al vortice di desideri che alberga nel suo animo. Infine la fuga clandestina a Troia con Paride, foriera di una guerra dolorosa di cui, per troppo tempo, lei soltanto è stata ritenuta responsabile.

Inutile aspettarsi qualche intervento divino in grande stile. Quella di Minutilli è una storia che ha per protagonisti gli uomini e le loro debolezze, esaminate da una prospettiva terrena. Così, la pestilenza che si abbatte sul campo degli Achei è sì frutto della maledizione scagliata dal sacerdote Crise a causa della mancata restituzione, da parte di Agamennone, della figlia Criseide (di mezzo ci sarebbe pure la collera di Apollo), ma anche, e soprattutto, di una fatale coincidenza: «Non c’era niente di più naturale che lo scoppio di una pestilenza in un luogo ammorbante come un accampamento militare in tempo di guerra e la parola di Crise era semplicemente caduta nel posto giusto al momento giusto». È Elena a dirlo mentre tesse, col senno di poi, la tela della sua vita, continuamente alimentata da una molla misteriosa: quella della curiosità. Curiosità anzitutto nei confronti di Troia e dei suoi abitanti, un mondo altro da sé che imparerà ad amare (e ad odiare).

La guerra tra gli Achei e i Troiani cantata da Omero imperversa sullo sfondo, ma non c’è niente di mitico nelle principesse che si battono i pugni sul petto una volta diventate vedove e nei guerrieri che si fronteggiano con lo scudo invisibile degli dèi, siano essi Achille, Agamennone, Ettore o Odisseo. Perché, nonostante tutto, sempre di uomini si tratta e non c’è bisogno della bilancia di Zeus per soppesarne i destini. Alle spalle di Elena si staglia, più di tutti, il profilo di Cassandra, passata alla storia come “pazza”, la cui unica colpa – al pari della regina di Sparta – è quella di reclamare il suo posto nel mondo.

Sotto la patina del mito si intravede dunque il ritratto di una società complessa e non meno problematica di chi la racconta. Bellissime alcune vedute di Troia, che, pur rasa al suolo, continua a sopravvivere nelle stanze di Sparta e nel cuore di una donna che non si accontenta di essere “la più bella del mondo”.

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