Giornata internazionale contro l’omofobia, iniziativa dell’Arcigay Basilicata

Dopo 30 anni le persone LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) sono ancora vittime di feroci violenze e discriminazioni

Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che l’omosessualità non è più una malattia mentale. Dopo 30 anni le persone Lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans) sono ancora vittime di feroci violenze e discriminazioni.
Stante gli ultimi report di Ilga Europe (International Lesbian and Gay Association – Europe), – spiega Rapolla – nella Rainbow Europe Map (che monitora 49 Paesi tra Europa e Asia centrale dal 2009), l’Italia oggi si posiziona tra gli ultimi Paesi europei nella tutela dei diritti Lgbt. Rispetto al2018, l’Italia è scesa da un indice del 27% a quello attuale del 22%. Guidano la classifica Malta 89%, Belgio 73%, e Lussemburgo 73%.

Gli indicatori presi a riferimento riguardano il riconoscimento dei diritti civili, la presenza di leggi contro i crimini d’odio, l’educazione nelle scuole, le tutele sanitarie e sociali.
E’ preoccupante – continua Rapolla – che la civile Italia sia l’ultimo Paese tra i fondatori dell’Unione Europea a non avere una legge che equipari odio razzista e odio omo-transfobico, necessaria per garantire la possibilità di denunciare gli episodi di omofobia.

Un simile strumento è previsto in quasi tutte le legislazioni dei Paesi Ue, eccetto Rep. Ceca, Lettonia, Bulgaria. La comunità lesbica, gay, bisessuale, transessuale, transgender, intersessuale rivendica il diritto alla inclusione, ben oltre una buonistica tolleranza o accettazione. La nostra comunità, che per molte e
molti di noi è l’unica famiglia possibile, o rimasta, rivendica quello spazio di cittadinanza che, ad oggi viene negato, vilipeso, ridicolizzato e brutalmente violentato dall’ omofobia, anche di stato, e dalla omolesbotransfobia culturale che sono i mandanti ultimi di chi ancora muore, ancora viene ucciso/a, ancora resta ai margini, non ha accesso al mondo del lavoro, viene bullizzato a scuola al lavoro, per strada, in famiglia, nei luoghi di aggregazione, nella sordida e colpevole indifferenza di molti, di troppi.
Il primo passo per contrastare le discriminazioni – secondo Rapolla – è lavorare alla costruzione della Cultura della Parità, dell’ Ascolto e dell’ Accoglienza incondizionata dell’ altri.
In una società dove la ferocia sembra essere diventata la regola, dove la differenza fa ancora troppo rima con diffidenza, saremo sempre al fianco dei più deboli perché nessuno si salva da solo.
In occasione della Giornata internazionale contro ogni discriminazione fondata su orientamento sessuale ed identità di genere, come Arcigay Basilicata, abbiamo organizzato un evento social per fare il punto sullo stato dei Diritti e delle Tutele esistenti oggi a protezione delle persone Lgbt.
Saranno con noi il Consigliere regionale Mario Polese, la Consigliera regionale di Parità Ivana Pipponzi, e la Senatrice Monica Cirinnà, relatrice della storica Legge n. 76/2016 che ha introdotto nel nostro ordinamento le unioni civili e le convivenze di fatto registrate.

L’ appuntamento è per lunedì 18 maggio alle ore 18 sulla pagina Facebook di Arcigay Basilicata. Andiamo Diritti alla meta, perché non sono le persone omosessuali i mezzi uomini (come certi stereotipi e pregiudizi beceri ancora persistenti vorrebbero farci credere), bensì gli omofobi, che diumano dimostrano di avere ben poco. Da qui il titolo volutamente provocatorio del nostro evento,“Diritti alla meta: L’omofobia non è roba da veri uomini”, nell’ottica di decostruire certi stereotipiche ancora sono alla base di bullismo omofobico ed intolleranza.

Per il Direttivo di Arcigay Basilicata,
la presidente, Avv. Morena Rapolla

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