La cultura? Ti salva la vita

Un bel saggio di Enrico Castelli Gattinara spiega perché conoscere fa sempre la differenza

«Con la cultura non si mangia», disse una volta un ministro prendendo sulle sue spalle il peso di un’opinione largamente diffusa. Niente di più lontano dal vero. Perché la cultura arricchisce certamente lo spirito, ma è anche una bussola fondamentale per orientarsi nella quotidianità. Anche – e soprattutto – quando sembrerebbe non esserci più speranza e si avrebbe voglia di farla finita.

Lo dimostra il bel saggio di Enrico Castelli Gattinara Come Dante può salvarti la vita – Conoscere fa sempre la differenza, edito da Giunti (235 pag. 16 euro), che, servendosi di esempi assai calzanti, frutto di esperienze (e di vite) straordinarie, si scaglia contro il «pragmatismo consumistico» del mondo occidentale, spesso attratto dal mito dei soldi e del successo facile.

E invece – questo il senso della riflessione proposta dall’autore – è molto più bello, e utile, lasciarsi sedurre dalla cultura, qui intesa in tutte le sue manifestazioni espressive, e non è un caso che le vengano prestati metaforicamente i panni di Dante Alighieri, il nostro poeta più grande. Ma oltre al piacere della scoperta, la cultura è anche «allenamento quotidiano» e, come tale, costa fatica. Il premio è la giusta collocazione di sé nel mondo, e non è cosa da poco. Perché solo così ci si può realmente difendere in caso di pericolo.

Fu un canto della Divina Commedia – e in particolare quello di Ulisse – a restituire a Primo Levi l’umanità che i nazisti avevano provato a sottrargli durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz. Ed è forse questo l’esempio più bello e significativo che Gattinara fornisce a sostegno della sua tesi, regalando al lettore un percorso affascinante che attraversa tempi e luoghi diversi, ma soprattutto il cuore di chi quei tempi e quei luoghi li ha resi più nobili per mezzo della sua arte.

Lo sapevate che grazie a una rivisitazione teatrale del Pinocchio di Collodi alcuni bambini del Kenya sono stati strappati alla povertà? E che dire della pittura, che ha permesso ad Antonio Ligabue di ritrovare lentamente se stesso nonostante gli infiniti dolori e le insormontabili sofferenze che la vita gli aveva riservato? E se ancora non bastasse, si potrebbe citare pure la storia del contrabbassista venezuelano Edicson Ruiz, che grazie alla musica ha riscattato un’esistenza probabilmente destinata alla delinquenza. E poi c’è una pagella ritrovata in fondo al mare assieme al corpicino di chi la custodiva nel suo giubbetto prima di morire in un terribile naufragio, avvenuto nel canale di Sicilia. Correva l’anno 2015. Ed è proprio grazie a quel documento, non ancora consumato dall’acqua, che si è riusciti a ricostruire la storia di chi rischiava di restare senza nome.

«La maggior parte degli adulti non crede al potere salvifico della cultura – scrive Gattinara rivolgendosi idealmente a un Occidente troppo ricco e distratto e a un mondo della scuola non sempre all’altezza -. La assorbe, la consuma per diletto e per curiosità, qualche volta per dovere (o per mettersi in pace la coscienza), ma non la ritiene così importante da poter effettivamente salvare la vita delle persone»

Ed è un peccato. Perché, forse, aveva ragione Hölderlin: «Poeticamente abita l’uomo su questa terra». E mai come in questo caso questi versi del XXVI canto dell’Inferno dantesco appaiono illuminanti: «Considerate la vostra semenza: /fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e canoscenza».