L’imitazion del vero: inno contro la società dei consumi

Il romanzo sperimentale di Ezio Sinigaglia racconta una storia d’amore (e di voluttà) con una lingua che oscilla tra Boccaccio, Manzoni e la contemporaneità

In un mondo editoriale sempre più genuflesso a logiche che con la letteratura hanno poco a che vedere, fa davvero piacere spendere qualche parola in favore di chi cerca ancora la qualità (e di sperimentare) e non la solita storiella scritta a tavolino per compiacere i gusti del mercato.

Provate a leggere L’imitazion del vero di Ezio Sinigaglia, edito da Terrarossa (101 pag., 14 euro). Dopo l’ultimo boccone apprezzerete soprattutto il coraggio di un autore che ha provato a raccontare una vicenda amorosa tra due uomini con un linguaggio lontano anni luce da certe semplificazioni imposte, tra gli altri, dai media, che anziché dare lustro alla lingua italiana preferiscono mortificarla con americanismi e anglicismi di ogni sorta.

Ma andiamo con ordine. L’imitazion del vero, come accennato, è anzitutto la storia d’amore tenerissima, e allo stesso tempo licenziosa, tra l’artigiano geniale mastro Landone (inventore di mirabili marchingegni di legno) e il suo giovane apprendista Nerino, costretti a nascondere la loro omosessualità perché il principato di Lopezia (luogo imprecisato come pure sono sfumati i contorni dell’epoca in cui il romanzo è ambientato) punisce severamente il peccato di sodomia. Per allietare la clandestinità dei sentimenti imposta dalla legge degli uomini (e assecondare certe voluttà), mastro Landone decide di costruire un mirabolante macchinario in grado di procurare indicibili piaceri a chi lo utilizza, ma che custodisce dentro di sé anche un terribile inganno di cui faranno le spese i due protagonisti e Petruzzo, che fa capolino all’improvviso da un’osteria e si rivela tutt’altro che un terzo incomodo.

A sbalordire, però, è soprattutto lo stile. E non solo perché, come ha sottolineato Vanni Santoni, la scrittura di Sinigaglia non è «mai priva di sottotesti filosofici» che aiutano il lettore più attento a orientarsi; ma anche perché, ed è questo l’elemento più interessante del romanzo, l’esperimento linguistico proposto dall’autore – che nella costruzione della sintassi oscilla tra Boccaccio e la contemporaneità ed è anche molto manzoniano nell’impianto di certe riflessioni che fanno da sipario alle peripezie dei protagonisti – può dirsi assolutamente riuscito.

Anche per questo L’imitazion del vero, che riprende alcuni arnesi letterari della novella e ricorda certe atmosfere de Le mille e una notte, è soprattutto un inno contro la società dei consumi, e, come tale, non un romanzo per tutti. Eppure, e qui sta l’abilità di Sinigaglia, tutti possiamo provare a leggerlo e a esplorarne la lingua, che gioca con varie contaminazioni ma non risulta per nulla ostica e non provoca mai giramenti di testa.

Ezio Sinigaglia