Melfi. Frode delle mascherine: falsa protezione, anche per quelle destinate ai bambini. 8 milioni di pezzi sequestrati foto

Operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Potenza

Oltre otto milioni di mascherine facciali protettive e altri dispositivi di protezione individuale, come schermi facciali, guanti monouso, tute monouso, termo scanner, sono stati sequestrati, nei giorni scorsi dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Potenza, coadiuvato della Direzione Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane di Roma e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Potenza.

L’operazione di sequestro ha riguardato le società SG Spa e Glamour Srl di Antonio Liseno, il materiale sequestrato- fa sapere la Procura- riportava certificati CE contraffatti, o comunque certificazioni a vario titolo illecite, irregolari o inidonee.

I dispositivi sequestrati pervenuti dall’estero nei giorni scorsi, sono stati rinvenuti all’interno dei locali di deposito della SG Spa e dell’azienda che ne aveva curato il trasporto dall’estero, entrambe con sede in Melfi.

All’atto dell’accesso molti di questi beni erano già in fase di carico su furgoni di corrieri, pronti per essere distribuiti a farmacie e parafarmacie dentro e fuori i confini regionali lucani, mentre per altri erano in corso operazioni di stoccaggio ed operazioni di etichettatura e confezionamento.

Le operazioni d’indagine, hanno permesso anche di individuate un vicino centro stampa nel quale venivano realizzati i bollini CE contraffatti mediante etichette adesive che venivano poi apposte su parte della merce, ed in particolare sulle mascherine per bambini.

Tra le contraffazioni pevidenti riscontrate -spiega ancora la Procura di Potenza-, si segnala quella del marchio CE apposto sui termo scanner con anomalo distanziamento di caratteri.  In sostanza, imprimendosi ingannevolmente sui prodotti le inziali del marchio China Express, si suggeriva al consumatore l’idea che in realtà si trattava di prodotti con marchio CE, quindi garantiti sotto il profilo della capacità protettiva, mentre, in realtà, non lo erano.

In altre centinaia di migliaia di casi riguardanti “mascherine cd. generiche”, che non garantiscono effettiva ed efficace protezione dal contagio, le stesse recavano indebitamente, ma sarebbe meglio dire, ingannevolmente, il marchio CE, non previsto per questa specifica classe di prodotti, proprio affinché il consumatore sappia che il prodotto che acquista, pur non essendo vietato, è privo di efficace capacità protettiva.

In altri casi ancora la mascherina recava anche l’indicazione FFP2, così da farle apparire impropriamente come dispositivi medicali di particolare pregio ed efficacia, mentre si trattava, ancora una volta, di dispositivi non certificati che non garantivano una effettiva protezione dal virus.

Il sequestro, che ha sventato la descritta operazione speculativa, che avrebbe consentito ingentissimi guadagni illeciti, ha, anche e soprattutto, consentito di sottrarre alla distribuzione e al consumo un ingente quantitativo di prodotti in grado di mettere gravemente a rischio la salute pubblica. Infatti, se l’operazione fosse proseguita fino alla vendita al dettaglio, centinaia di migliaia di consumatori, facendo affidamento sulla idoneità dei dispositivi a garantirli efficacemente dalla pandemia in atto, si sarebbero inconsapevolmente esposti al contagio senza, di fatto, avere le necessarie protezioni.

Antonio Liseno è lo stesso imprenditore che ha donato 200mila mascherine a strutture sanitarie lucane all’inizio di aprile, tra cui Asp e Ospedale San Carlo.

mascherine e dpi sequestrati

mascherine e dpi sequestrati

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mascherine e dpi sequestrati

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