Sanità lucana, la Fials porta in piazza il disagio e la rabbia degli operatori

In programma una serie di iniziative di protesta

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Una maratona per la Sanità. La lancia la Confsal-Fials con una serie di manifestazioni regionali che porteranno in piazza il disagio, la protesta e la rabbia degli operatori sanitari per poi culminare in una grande manifestazione nazionale.
Gli appuntamenti per la Basilicata sono giovedì prossimo, 25 giugno a cui seguiranno con cadenza quasi mensile le iniziative del 24 luglio, 10 settembre e 19 ottobre 2020.

Giovedì prossimo la Fials chiama i lavoratori della sanità in piazza G.Matteotti a Potenza, per “non dimenticare” tutti i professionisti sanitari che con grande professionalità e sacrificio hanno affrontato l’emergenza in questi mesi, per “manifestare” disagio, rabbia per la mancata considerazione di premialità e la paura per un “futuro” quanto mai incerto per il “rinnovo contrattuale”.

La segretaria regionale della Fials, Luciana Bellitti, in una lettera aperta al presidente Bardi e all’assessore Leone, in cui illustra le ragioni e gli obiettivi della mobilitazione sindacale, chiede un incontro al governo regionale in occasione della prima manifestazione.

Tra le principali ragioni della protesta c’è infatti l’insufficiente impegno della giunta Bardi per soddisfare le aspettative deluse del personale sanitario di trovare adeguato compenso allo sforzo profuso in questi mesi terribili di emergenza Covid-19. “Un’esperienza – sottolinea Luciana Bellitti – che ci ha restituito la consapevolezza della fragilità dell’esistenza e della preziosità della vita. Però l’abnegazione del personale sanitario impegnato a sottrarre i malati dalle grinfie della morte anche a costo della propria vita, è stata avvilita da una risposta del tutto inadeguata della “politica”, nazionale e regionale. Si è passati da un’autoreferenzialità verso gli stessi operatori sanitari a un riconoscimento premiale  ‘ingrato’.”

Le risorse allocate sono del tutto insufficienti, sottolinea la segretaria regionale della Fials, ad assicurare quella consistente “premialità” che gli operatori sanitari meritatamente attendevano: “Invece -osserva Luciana Bellitti il governo ha stanziato per la nostra regione poco più di 4 milioni di euro con i decreti “Cura Italia” e “Rilancio”. Il grosso delle risorse è stato destinato a incrementare i fondi contrattuali della dirigenza sanitaria e del personale del comparto per le maggiori spese sostenute per l’emergenza Covid-19, e solo un residuo, del tutto insufficiente, per la premialità degli operatori sanitari”.

“A questa “gratitudine” mancata – precisa la segretaria regionale della Fials – poteva sopperire il governo regionale. Il decreto “Rilancio Italia” autorizza infatti le Regioni a mettere in campo risorse proprie di bilancio pari al doppio di quelli stanziati dal governo con il decreto “Cura Italia”. Si sarebbe potuto così destinare a una vera premialità ben 4.695.930,00 euro. Risorse adeguate e necessarie anche a compensare le storture di un sistema della tassazione che ha ingenerato profonde disuguaglianze che hanno finito per disconoscere distinte professionalità e competenze. Invece nulla è avvenuto, con le scarse risorse economiche si è concretizzata una premialità “ingrata”, un rapido “grazie” e “arrivederci”.”

A sua volta – spiega Luciana Bellitti – il decreto “Rilancio”, ha messo a disposizione fondi di un’entità mai vista nell’ultimo decennio per investirli in un vero “rilancio della sanità”. Dopo decenni di disattenzione e di tagli di posti letto e blocco del turn over del personale servono interventi strutturali per il “rilancio della sanità pubblica” che passi attraverso il “riconoscimento professionale ed economico dei suoi professionisti e dipendenti”. Ci voleva la drammatica emergenza da Coronavirus per scoprire che la sanità non è un costo inutile da ridurre, bensì un investimento necessario per consentire alle persone di lavorare in salute. Ma occorre imprimere un vigoroso cambio di passo”.

Le manifestazioni indette dalla Fials tendono a stimolare le Regioni, come tutte le altre, ad utilizzare le risorse del decreto “Rilancio” per aumentare i posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, per investire sulla sanità territoriale, sull’infermiere di famiglia e sugli assistenti sociali.

La dirigente sindacale mette in guardia: “Non vorremmo assistere al licenziamento dei tanti infermieri ed OSS ed altri operatori assunti per esigenze di Covid-19, tantissimi dipendenti chiamati a ricucire i tagli della sanità con condizioni lavorative che rasentano lo sfruttamento della precarietà e poi, come sempre è avvenuto, “Usati e buttati”. Anzi. Occorre un piano straordinario di assunzioni con il necessario reintegro degli organici dopo decennali tagli che hanno portato gli standard occupazionali del personale sanitario a un livello “molto inferiore alla media europea. Così come occorrono investimenti strutturali, rinnovare le tecnologie, dagli ecografi alle tac, dai laboratori di analisi ai robot”.

“Questa pandemia – conclude Luciana Bellitti – ha solo confermato l’ovvio: i professionisti sanitari sono il pilastro del Servizio sanitario, non possiamo pensare di investire sulla Sanità e sul sistema Paese senza dare il giusto riconoscimento economico e professionale a tutti loro. Per questo chiediamo che con i soldi del “MES”, che servono ad avviare il rilancio della sanità, si motivi il personale con una retribuzione economica che si avvicini a quella media europea e si apra il confronto da subito, per il rinnovo contrattuale 2019-2021”.

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