Sanità. Sindacati: Siamo ancora lontani dalla piena riattivazione delle attività domiciliari

Cgil-Cisl-Uil: Regna una gran confusione in quelle linee guida che avrebbero, invece, dovuto fare un po' di chiarezza

La fase 2 si è avviata ormai da tempo ma l’attività di assistenza domiciliare stenta a riprendere, tra operatori in confusione e utenti che non riescono a fruire di servizi per loro essenziali. Occorre riaprire e rafforzare i servizi per dare subito risposte alle famiglie, senza lasciare indietro nessuno.

Si è delineata una realtà molto disomogenea sulla quale la Regione Basilicata deve intervenire con immediatezza per ripristinare una condizione ordinaria rispetto all’assistenza sanitaria e non svolta domiciliarmente. Le famiglie hanno bisogno di aiuto, oltre che di garanzie.

Eppure le disposizioni contenute nelle misure di prevenzione da adottare per pazienti in assistenza domiciliare a tutela degli assistiti e degli operatori che accedono al domicilio, adottate dalla Regione Basilicata, elencano una serie di misure che non è ben chiaro se siano limitate alle sole attività di natura sanitaria o siano applicabili a tutte le tipologie di assistenza domiciliare.

Si esordisce disponendo che la persona allettata deve rimanere in una stanza possibilmente servita da bagno dedicato e dormire da sola, presupponendo, quindi, che l’utente in assistenza domiciliare sia allettato o, comunque, necessiti di assistenza fisica.  Ma chi deve controllare che sia rispettata tale misura di prevenzione (stanza singola e bagno dedicato)? L’operatore domiciliare?

È previsto più volte che venga effettuata la pulizia delle superfici della stanza e delle suppellettili con disinfettante o alcool (in un punto è precisato almeno una volta al giorno o più, come se l’operatore trascorresse a casa degli utenti giornate intere). A chi competono queste pulizie se il piano di assistenza individuale non prevede la cura degli ambienti? Se anche dovessero essere di competenza della famiglia, chi assicura che siano state fatte?

In buona sostanza regna una gran confusione in quelle linee guida che avrebbero, invece, dovuto fare un po’ di chiarezza sulle modalità di svolgimento delle attività domiciliari in sicurezza. E la confusione nasce da un errore di fondo nel non aver distinto le attività domiciliari di tipo sanitario da quelle di tipo socio-assistenziale e socio-educativo e dall’aver erroneamente assimilato servizi domiciliari sanitari e servizi domiciliari sociali (socio-assistenziali e socio-educativi).

Auspichiamo un intervento immediato della Regione – scrivono Summa, Gambardella e Tortorelli – affinché ponga ordine e chiarezza nelle disposizioni emanate per favorire la riattivazione completa dei servizi domiciliari in tutto il territorio regionale non privando le famiglie di un aiuto e un supporto irrinunciabile.