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Solo al Sud le Muse possono essere anche Sante foto

La storia di un ritorno, che per Fabiana Renzo, è stato sconvolgente ma anche fonte di grande arricchimento

Tutti avremmo diritto alla felicità e alla bellezza, a trovare la propria giusta collocazione nel mondo, in base alle personali aspirazioni. Luis Sepùlveda scriveva, in proposito, “ho scoperto che la lentezza non consiste solo nell’andare piano, ma è la possibilità di recuperare un ritmo personale di movimento, un ritmo personale di sviluppo”. In questi ultimi tempi, si parla molto della valorizzazione dei paesi che, come annota Vito Teti, “non hanno bisogno di celebrazione ma di attenzione, devono essere visti con la loro forza e la loro ombra”.

Il loro riscatto potrebbe costituire, in effetti, l’emersione di un caleidoscopio di potenzialità diverse e non fruite. Al di là della retorica e delle mitizzazioni, perennemente in agguato, ci sono, per fortuna, tanti giovani che decidono di far ritorno al Sud, per provare ad arricchire la terra di provenienza con una tavolozza policroma di esperienze, che possono diventare spunti per sintesi sempre nuove e ricche. Fabiana Renzo è una dei due milioni di giovani che, dall’inizio del Millennio, sono partiti dal Sud. Un esodo epocale. Sono sempre di più quelli che decidono di rientrare. Così ha fatto Fabiana, dopo gli anni romani dell’università e alcune esperienze nel campo della ricerca.

In quel contesto, distante dalla sua terra di provenienza, la piccola Morciano, proprio nei pressi del Capo di Leuca, matura il sogno di poter tornare per investire su un progetto ben strutturato, costruito con la propria famiglia, il cui supporto è stato indispensabile nell’avventura che ha preso il nome di Sante Le Muse. “Un toponimo che nasce dal nome di un nostro piccolo pezzo di terra”, ci spiega Fabiana “che aveva come nome proprio Sante Le Muse. Era il nome perfetto: una bella sintesi della cultura meridionale, capace di mescolare il sacro con il profano, il visibile con l’invisibile”. Era, quello, l’atto fondativo di un’officina artistica e culturale, non solo un’azienda o un agriturismo.

I pilastri su cui si basa il sogno di Fabiana sono presto definiti: la terra, la poesia e la memoria. Come un progetto sempre in fieri, così è Sante Le Muse, ci spiega Fabiana: “Nasce dalla volontà di continuare a fare ricerca, stavolta però con la terra, ripescando dalle pieghe dei nostri luoghi i semi dimenticati per preservarli dall’oblio, recuperando sul campo, dalla memoria dei più anziani, tecniche antiche e ritrovando sapori e profumi di piatti andati persi”. Oltre al recupero e alla valorizzazione delle competenze tradizionali e delle peculiarità gastronomiche locali, piatti di tradizione povera ormai perduta, preparati nell’antico palmento di famiglia, Sante Le Muse diventa anche un agriturismo, ma, soprattutto, un’officina artistica e un collettore di attività culturali sul territorio. “La gastronomia popolare ha sempre avuto grandissimo fascino”, continua “risultato di una terra come quella del Salento che riesce ad essere resiliente, sempre. Organizziamo spesso laboratori di cucina antica e di erbe spontanee, molto seguiti. Qui, turisti stranieri e italiani vengono guidati dalle sapienti madri di mia madre nella scoperta di antiche pietanze e nel riconoscimento, raccolta, pulizia e cottura di erbe spontanee”.

Con una attenzione particolare ai visitatori più piccoli: un progetto a misura di bambino (o children-friendly), che punta a coinvolgerli, a renderli partecipi di un percorso lento e partecipato di cambiamento. A Sante Le Muse si sperimentano approcci didattici inusuali, i “laboratori esperienziali”, in cui i bambini possono impegnarsi in un personale percorso creativo, utilizzando materiali diversi. Si tratta di laboratori di scienze, di arte, di archeologia, di pittura, di poesia, di botanica, con particolare attenzione agli aspetti metodologici delle attività manipolativo-espressive. “Collaboro” aggiunge Fabiana “a progetti di codocenze di didattica espressiva direttamente nelle scuole, nelle biblioteche e librerie e nei centri operativi per ragazzi di diverse amministrazioni comunali. Nei laboratori di Sante Le Muse il bambino può strutturare il suo rapporto con ciò che lo circonda, volto ad un approccio sostenibile e consapevole dove può imparare creando e divertendosi, perché un bambino consapevole sarà, un domani, un cittadino adulto presente a se stesso e custode del proprio territorio”.

Il parchetto di Sante Le Muse è disseminato di stimoli ludici, come la casetta o l’orto didattico, in cui ogni piccolo ospite indossa un grembiule e viene dotato di attrezzi a misura (rastrello, innaffiatoio guanti etc) con cui familiarizzare e apprendere giocando con il mondo dell’agricoltura. Tutte le piante recano una etichetta in legno, che ne riporta il nome scientifico e quello dialettale. Perché anche il dialetto è parte di un patrimonio di suoni familiari, da conoscere e conservare. I dieci ettari di suolo di Sante Le Muse ospitano molte colture di ortaggi, frutta, legumi, olivo per la produzione di extravergine.

Nell’ambito del progetto di ricerca Biodiverso, inerente la biodiversità delle specie orticole della Puglia, in collaborazione col Dipartimento Disteba di Unisalento e altri enti, Sante Le Muse partecipa con una coltura dimenticata, custodita con cura, quella del pomodoro di Morciano, fatta con una tecnica antichissima, tramandata di generazione in generazione, che prevede l’utilizzo delle pale di fico d’India. Perché? “Le pale venivano usate nella messa a dimora delle piantine di pomodoro nel campo aperto, per proteggerle dal vento di levante o da quello di tramontana: una volta fortificata la pianta, la pala di fico d’India diventava un’importante risorsa di sali minerali e idrica per la pianta stessa”.

Il parco di Sante Le Muse ospita diversi animali: caprette ioniche, maialini, la mucca Bella, i lombrichi della lombricaia, i coniglietti, le papere, le galline e il gallo. “Non solo”, aggiunge “abbiamo anche tantissimi animali liberi che hanno scelto Sante Le Muse come casa: lucertole, civette, pipistrelli, rondini, falchi, ranocchie, coccinelle, farfalle, volpi, cane e gatti”. Mi colpisce l’idea che gli animali “scelgano” di abitare il parco, insieme alle persone e agli ospiti.

La masseria Sante Le Muse è piena di libri. Non sono, però, elementi di decoro degli spazi ma possono essere presi, letti, sfogliati, spostati. “Su ogni muro o finestra di Sante Le Muse sono appuntati i versi di poeti che sono per noi importanti riferimenti culturali. Sul prato nei pressi dell’aia abbiamo installato una little free library (la n. 36388 nel mondo), una piccola biblioteca libera che si fonda sulla fiducia delle persone, a cui tutti possono accedere e prendere in prestito dei libri e metterne di nuovi”. La poesia ricopre un ruolo centrale: lo testimonia, anche, la presenza di versi di Bodini e Vittore Fiore, proprio in prossimità di una grande scacchiera con pezzi a dimensione d’uomo.

A Sante Le Muse si organizzano eventi culturali, presentazioni di libri, concerti ed estemporanee di artisti. Ma è molto particolare il Knit Cafè, un “salotto dei gomitoli”, senza scopo di lucro, in cui donne di età variabile dai 6 ai 95 anni, si riuniscono per lavorare a maglia, uncinetto o ricamare, assaporando insieme infusi caldi e dolci. “Ci sono salentine ma anche torinesi, romane, chi viene da Venezia e poi chi viene dalla Russia, chi dalla Polonia, chi dall’Ungheria chi dalla Svizzera, chi dall’America, chi dal Belgio, chi dalla Francia, chi dall’Inghilterra, ecc. Si tratta molto spesso di persone che hanno scelto di trasferirsi a Sud, comprando vecchie masserie abbandonate, riportandole in vita”. Con loro, è stata creata un’installazione artistica, intitolata Olivo, trama di resistenze: un mosaico di circa 600 piastrelle, lavorate a maglia e ad uncinetto, cucite addosso a un olivo secolare che, ormai cavo da tempo, era stato adibito a pollaio dai nonni. Un tessuto di storie personali, di testimonianza e resistenza. Ma anche reti nuove che si intessono sul territorio: “Fili che si intrecciano e che abbracciano e proteggono gli olivi secolari del Salento che stanno lottando contro la xylella”.

Fabiana Renzo è autrice di una rubrica mensile, L’angolo dei Libri, per la rivista La scuola dell’infanzia (Giunti Scuola), in cui segnala letture e attività laboratoriali per insegnanti, dopo averle sperimentate a Sante Le Muse. Il 12 Novembre 2019, nella sala del Campidoglio a Roma, Fabiana Renzo è stata insignita del Premio Bandiera Verde Agricoltura, come agri-woman.

Abbiamo raccontato la storia di un ritorno, che per Fabiana Renzo, è stato sconvolgente ma anche fonte di grande arricchimento. “La mia è una terra bellissima come tutte le terre del mondo ed è anche de finibus terrae, al margine. Eppure, il margine è il punto in cui c’è più movimento, in cui si incontra l’altro, il perimetro che sfiora ciò che è diverso da sé, capace di accogliere e ritrovarsi nella diversità. Se dovessi dare un consiglio ad altri giovani, come me, andate fuori, attraversate il confine, riempite i vostri zaini di sogni ed esperienza ma ritornate, perché il nostro territorio ha bisogno di voi, ha bisogno di qualcuno che lo protegga e che ne ascolti la voce”.