Ddl Zan, Rapolla (Arcigay) su mozione Fratelli d’Italia Potenza: Basta mistificazioni

Per la presidente dell'associazione la vita non è un bene negoziabile

Il Direttivo di Arcigay Basilicata apprende con sconcerto della mozione presentata dal Gruppo di Fratelli d’Italia al Comune di Potenza e ne stigmatizza il contenuto. “Non cadremo nella loro trappola ideologica e mistificatrice! – afferma Morena Rapolla, presidente dell’Arcigay Basilicata – Il ddl Zan, come già la legge Mancino, non persegue le opinioni, se non quelle capaci di determinare il compimento di un reato (nella fattispecie legato all’orientamento e al genere, dunque all’omolesbobitransfobia e alla misoginia).

Chiunque sostenga il contrario gridando scompostamente che si tratta di una legge bavaglio è in evidente malafede: spaccia per libertà di opinione la propria pervicace volontà di continuare a discriminare.” “Il Ddl Zan – prosegue Rapolla – non é e non sarà una legge “contro”, ma una legge “per”: una legge per la dignità delle persone, tutte, una legge per favorire quei processi culturali che – più e meglio della sola norma penale – potranno arginare la cultura dell’odio, della discriminazione, della violenza. Il Ddl contiene formulazioni inclusive che non mettono a rischio alcuna dimensione dell’identità. Sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere non definiscono soggettività o gruppi: individuano ambiti della personalità che vengono protetti da discorsi e crimini d’odio.” Solo qualche giorno fa a Piacenza un ragazzo di 15 anni è stato aggredito e picchiato da alcuni coetanei perchè aveva una bandiera arcobaleno e stava andando ad un flaschmob a favore della legge contro l’omotransfobia.

Quel ragazzo poteva essere nostro figlio, nostro fratello, il nostro migliore amico. I mandanti morali di ogni esecrabile episodio come questo sono gli stessi che si oppongono ad una legge che vuole aggiungere Libertà e Sicurezza e non sottrarla. E’ un appuntamento con la Storia che aspettiamo ormai da 25 anni, dopo sterili dibattiti, siamo finalmente vicini alla meta: è ora che lo Stato italiano adempia al suo dovere di tutelare a pieno Tutti i cittadini, promulgando norme che tutelino da ogni forma di aggressione fondata su orientamento sessuale e/o identità di genere e reprimano i crimini d’odio verso le persone LGBTQI+. Attualmente il codice penale italiano punisce i reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come la nazionalità, l’etnia o la religione (legge Mancino); con la legge Zan potranno essere puniti allo stesso modo i reati di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

La comunità lesbica, gay, bisessuale, transessuale, transgender, intersessuale rivendica il diritto alla inclusione ed alla sicurezza, ben oltre una buonistica tolleranza o accettazione; rivendica quello spazio di cittadinanza che, ad oggi viene negato, vilipeso, ridicolizzato e brutalmente violentato dall’omolesbotransfobia anche culturale che rappresenta il mandante ultimo di chi ancora muore, ancora viene ucciso/a, ancora resta ai margini, non ha accesso al mondo del lavoro, viene bullizzato a scuola al lavoro, per strada, in famiglia, nei luoghi di aggregazione, nella sordida e colpevole indifferenza di molti, di troppi. Tutelare i Diritti Umani significa assicurare anche alle persone LGBTQI+ di poter girare libere e liberi nelle nostre città, di poter gioire della bellezza dei propri affetti alla luce del sole senza dover contare ogni mese gli episodi di ragazze e ragazzi, uomini e donne aggredit*, ridicolizzat*, allontanat* da case e famiglie perché colpevoli di “amare”. Non è più possibile continuare a tollerare chi nasconde dietro il diritto di opinione l’offesa. Una offesa che, ancora, resta impunita in assenza di precisi strumenti giuridici. Stamattina ci siamo svegliati con la buona notizia dell’approvazione in Commissione Giustizia della Camera del testo della proposta di legge su omolesbobitransfobia e misoginia. Un testo frutto di un incessante opera di confronto e dibattiti volta a migliorarla: come è accaduto con la riformulazione di un emendamento di Forza Italia alla Pdl Omofobia, messa a punto dal relatore Pd Alessandro Zan, e approvato in commissione Giustizia alla Camera dopo un lungo confronto tra la maggioranza e Forza Italia.

L’emendamento ora recita «Ai fini della presente legge è consentita la libera espressione di convincimenti ed opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte». Rispetto alla prima formulazione, infatti, come ha spiegato l’Onorevole Zan, il testo approvato ribadisce un principio consolidato e pacifico nella nostra democrazia: sono consentite la libera manifestazione di pensiero e le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte. In altre parole, la libertà di opinione, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, può diventare reato solo se istiga all’odio e alla violenza. E le modifiche alla legge Mancino, proposte per contrastare misoginia e omolesbobitransfobia, non entrano in conflitto con questo principio, basilare nella nostra democrazia. Nel testo della mozione di Fratelli d’Italia al Comune di Potenza torna ad aleggiare il fantasma dell’ideologia gender e purtroppo, come accade con i fantasmi, si è fatto strada anche se non c’è. Arcigay Basilicata, alla luce dei ripetuti interventi da parte di autorevoli organismi anche istituzionali, quali il Miur, l’ordine degli Psicologi e l’allora Ministro dell’Istruzione Giannini, che hanno sconfessato l’esistenza della c.d. “teoria del gender”, si chiede come mai invece in Lucania ci sia ancora spazio in un assise istituzionale come il Comune per chi genera becera disinformazione ed ingiustificato allarmismo sociale? Com’ è possibile che oggi alcuni componenti del Consiglio Comunale riprendano ideologie che il Ministero dell’Istruzione ha stigmatizzato e bollato come fuorvianti e lontane anni luce dal vero? In tal modo sviliscono il proprio ruolo istituzionale e non pongono in essere azioni proprie di chi è stato chiamato a comporre un organismo che dovrebbe spendersi a tutela dei principi non negoziabili di uguaglianza, integrazione sociale e di non discriminazione, come sanciti in Costituzione.

Non serve alla collettività che questi Consiglieri comunali, continuino ad occupare postazioni che altre avrebbero saputo riempire di contenuti e di azioni volte alla tutela dei principi di uguaglianza giuridica ed affettiva di tutti i cittadini. Riteniamo inqualificabile il testo della mozione presentata in Comune: per affrontare seriamente queste tematiche, superando posizioni preconcette e barricate ideologiche, è indispensabile anzitutto un’educazione delle coscienze e un’apertura dell’intelligenza alla comprensione della realtà attraverso una corretta informazione e formazione culturale. Ancora una volta, purtroppo, ci troviamo a dover ribadire che l’ideologia gender non esiste davvero. Si tratta infatti solo di una trovata propagandistica che distorce gli Studi di Genere, (nati negli Stati Uniti tra gli anni ’70 e ’80), studi che hanno come scopo il raggiungimento della parità, valorizzando le differenze biologiche e culturali e mettendo in atto azioni positive in tutti gli ambiti sociali. Le evidenze empiriche raggiunte da questi studi mostrano che il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la comunicazione mediatica, le norme sociali Il contributo scientifico di questi studi si affianca a quanto già riconosciuto, da ormai più di quarant’anni, da tutte le associazioni internazionali, scientifiche e professionali, che promuovono la salute mentale (tra queste, l’American Psychological Association, l’American Psychiatric Association, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ecc.), le quali, cancellando l’omosessualità dal novero delle malattie, hanno ribadito una concezione dell’omosessualità come variante normale e non patologica della sessualità umana. Secondo coloro che l’hanno inventata, invece, l’ideologia gender dovrebbe spiegare ai bambini e alle bambine che ognuno di noi può scegliersi il sesso, insegnare a bimbi e bimbe, dai tre anni in su, a masturbarsi, fare in modo che si tocchino e altre mostruosità che mi sento pure a disagio a descrivere, talmente sono assurde, volgari e infondate. E che sono tra l’altro la dimostrazione migliore dell’importanza di fare educazione al genere per evitare che crescano adulti con menti tanto contorte da inventare queste cose. Favorire l’educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e l’orientamento sessuale non significa promuovere un’inesistente “ideologia del gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità e dell’affettività, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il cyberbullismo. La seria e appropriata diffusione di tali studi attraverso corrette metodologie didattico-educative può dunque offrire occasioni di crescita personale e culturale ad allievi e personale scolastico e a contrastare le discriminazioni basate sul genere e l’orientamento sessuale nei contesti scolastici, valorizzando una cultura dello scambio, della relazione, dell’amicizia e della nonviolenza. Un vero cambiamento, negli stereotipi, nei pregiudizi e nelle false convinzioni è possibile solo comunicando dal basso un pensiero diverso e educando, giorno per giorno, persone più libere, consapevoli, civili. Se ciò non bastasse a redarguire da una scorretta informazione, c’è una responsabilità irrinunciabile a passare a strumenti legali contro questa truffa culturale e contro ogni forma di violenza ed aggressione tesa a neutralizzare l’altrui Diritto ad essere sé stesso fino infondo, e l’approvazione del DDL Zan rappresenta un imperdibile traguardo che noi tutti dobbiamo raggiungere, per noi ma sopratutto per chi verrà dopo che si sentirà più libero e protetto.