Dimissioni delle donne nel 2019 in Basilicata, Russelli (Cgil): dati sconcertanti

Andare oltre la politica dei bonus, servono più servizi all’infanzia e più strumenti di partecipazione

Nella giornata di oggi è stato illustrato, dalla Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi, il rapporto annuale sulle convalida delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri relativi all’anno 2019 per la regione Basilicata.

Come sempre, ci troviamo di fronte a dati sconcertanti che confermano il trend nazionale.

Su 212 provvedimenti di convalida, tutte per dimissioni volontarie, ben 207 si riferiscono a lavoratrici madri, tendenza, quest’ultima, in aumento rispetto al 2018. Altro dato che lascia interdetti riguarda il confronto tra le motivazioni riportate dai lavoratori maschi rispetto a quelle riferite dalle lavoratrici donne: la quasi totalità delle donne dichiara, infatti, di lasciare il lavoro per l’impossibilità a conciliare tempi di vita e di lavoro mentre tutti gli uomini dimissionari afferma di lasciare per cambio di lavoro. Spicca il dato che evidenzia come il fenomeno dell’abbandono lavorativo da parte delle donne caratterizzi maggiormente i piccoli luoghi di lavoro, laddove spesso il sindacato è assente.

Nel rapporto viene, inoltre, presentata anche una prospettiva sul periodo del lockdown che mostra come i dati dei primi 6 mesi del 2020 vi sia un aumento rispetto allo stesso periodo del 2019: rilevano infatti 80 dimissioni di cui 78 di donne, a fronte di meno di 70 del primo semestre dell’anno precedente.

Se si sommano queste informazioni agli sconfortanti dati forniti da Istat nei giorni scorsi, sulla drammatica situazione demografica italiana e, in particolare lucana, lo sguardo sul futuro non appare roseo. C’è un problema di fondo che determina questa situazione ed è un problema culturale che ci consegna, soprattutto nelle regioni del Sud, un’immagine ancora stereotipata dei ruoli e dell’organizzazione familiare e una visione della donna arcaica. A questo si somma un modello economico fondato sull’iperproduttivismo che penalizza, ovviamente, chi parte già da una situazione di disparità.

Ciò si è reso ancora più evidente nel periodo del lockdown in cui le donne hanno visto un aumento esponenziale dei carichi di lavoro, dovendo spesso sostituirsi anche al ruolo educativo svolto dalla scuola. Alcune aziende hanno inoltre attuato un vero e proprio ‘scambio’ tra la ‘concessione’ dello smart working e la richiesta di un aumento dei livelli di produttività.

Da questa situazione si può e si deve uscire mettendo in campo diversi strumenti. Anzitutto, occorre uscire dalla retorica della conciliazione e pensare a nuovi strumenti culturali e di sostegno che non possono esaurirsi nella politica dei bonus ma devono pensare a un rafforzamento del sistema educativo e dei servizi all’infanzia, anche come fattore di creazione di nuovi posti di lavoro e, quindi, di sviluppo del tessuto economico regionale. Più asili nido e più servizi alle famiglie accessibili a tutti. Più strumenti per incentivare la condivisione dei carichi familiari attuando un riequilibrio tra i generi.

Più strumenti per favorire la partecipazione delle donne in tutti gli ambiti della società, a partire dalla politica. Se vogliamo che la Basilicata abbia un futuro non possiamo ignorare l’inadeguatezza del modello economico e sociale su cui stiamo fondando il nostro presente e, quindi, il futuro. Occorre agire subito.

Anna Russelli, Segretaria Regionale Ccgil Basilicata