Ecoblitz di Legambiente sulla spiaggia “scomparsa” di Metaponto

I cambiamenti climatici sono una delle cause principale dell'erosione costiera. Nella "terra del petrolio" il fenomeno acquisisce una portata ancora più preoccupante

Le fonti fossili sono la principale causa dei cambiamenti climatici. È in virtù di questo principio che ieri pomeriggio gli attivisti di diversi circoli lucani di Legambiente, in collaborazione con la Rete degli Studenti Medi e Fridays For Future Basilicata, hanno organizzato un ecoblitz sulla spiaggia di Metaponto, frazione di Bernalda (Matera).

La crisi climatica richiede l’assoluta urgenza di andare verso una decarbonizzazione adottando soluzioni credibili per ridurre l’emissione di CO2, eliminando completamente l’utilizzo dei combustibili fossili, gas naturale compreso. In una visione orientata verso una completa decarbonizzazione entro il 2050, è infatti essenziale dare risposte alla transizione energetica senza aumentare l’uso del gas, garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili.

Invece in Italia la crescita dell’energia pulita continua a crescere troppo lentamente con una media di installazioni all’anno, dal 2015 ad oggi, di appena 459 MW di solare e 390 di eolico, e a ritmi inadeguati rispetto a quanto la Penisola potrebbe e dovrebbe fare per rispettare gli impegni nella lotta ai cambiamenti climatici, continuando così gli obiettivi fissati al 2030 dal Piano energia e clima verrebbero raggiungi con 20 anni di ritardo. In questo senso, i prossimi dieci anni saranno cruciali al fine di moltiplicare questi numeri e raggiungere almeno 80-100 TWh di produzione rinnovabile al 2030, mentre in parallelo si dovranno ridurre i consumi attraverso l’efficienza, per arrivare a costruire un sistema che possa progressivamente fare a meno delle fonti fossili.

Per raggiungere tali obiettivi è necessario operare in primis in termini di semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti da fonti rinnovabili di piccola taglia e l’introduzione di nuove linee guida per accelerare i progetti di grandi dimensioni in tutte le regioni; recepire la Direttiva europea sulle comunità energetiche e lo sblocco dei progetti fino a 200 kW con l’introduzione di un fondo per l’accesso al credito a tassi agevolati; promuovere progetti di agrivoltaico, attraverso regole per l’integrazione del fotovoltaico in agricoltura e incentivi per gli agricoltori nell’ambito della PAC; eliminare i sussidi alle fonti fossili e la revisione della tassazione energetica sulla base delle emissioni.

La Regione Basilicata, secondo i dati Terna al 2018, consuma circa 3148 GWh/a di energia elettrica, di cui 2849,9 GWh prodotti da fonti rinnovabili, pari al 90,5% dei consumi totali. Tra le fonti rinnovabili, la tecnologia che gioca il ruolo principale è l’eolico, in grado di produrre il 74,5% dell’energia da fonti rinnovabili. Eppure, la stessa Basilicata è la principale regione in cui viene estratta la maggioranza delle risorse petrolifere italiane. Secondo i dati del Ministero per lo sviluppo economico, qui è stato estratto il 30% del gas fossile estratto in Italia e il 77,4% del petrolio.

La combustione delle fonti fossili è responsabile di oltre l’80% del totale delle emissioni climalteranti, mentre il cambiamento climatico è una delle concause dell’erosione costiera. La Basilicata, in tal senso, è una delle regioni più colpite in Italia.

Le cause sono da ricercare nell’aumento della cementificazione della costa, nell’incremento degli sbarramenti e dei prelievi di inerti a monte, nelle opere inutili e spesso sbagliate a mare che salvano tratti di spiaggia spostando il problema su altri. Ma il riscaldamento globale è un fattore decisivo nella recrudescenza del fenomeno. Quindi per fermare l’erosione costiera è indispensabile mettere in atto azioni concrete per diminuire l’emissione di gas serra e tenere sotto controllo l’aumento delle temperature.

Inoltre, durante i mesi del lockdown, è stato chiaro quanto la crisi sanitaria sia legata a doppio filo alla crisi climatica che, influendo sull’indebolimento degli ecosistemi naturali ne riduce drasticamente la loro capacità di mitigazione dell’azione degli elementi patogeni.

Per questo attivisti e attiviste di Legambiente e Rete degli Studenti medi si sono ritrovati sulla spiaggia “scomparsa” di Metaponto, in occasione dell’inizio della seconda tappa della Goletta Verde 2020. Particolarmente importante la presenza dei giovanissimi, che animano da tempo il movimento dei Fridays for Future, fondamentale in tutto il mondo, e anche in Basilicata, nella costruzione di una lotta reale ai cambiamenti climatici.

“Come recita il nome della nostra campagna Change Climate Change, cambiare il cambiamento climatico è l’unica via percorribile che si può imboccare solo attraverso una reale transizione ecologica ed energetica a livello globale in cui, però, anche la Basilicata può e deve svolgere un ruolo rilevante, non fosse altro perchè sede della principale attività di estrazione petrolifera italiana e della più importante attività estrattiva onshore dell’Europa occidentale”, ha affermato il presidente di Legambiente Basilicata Lanorte.

“In questo contesto, gli impegni di Eni, Total e Shell, i grandi players petrolìferi presenti in Basilicata – ha continuato Lanorte – non appaiono credibili o quantomeno sufficienti nell’ottica di una progressiva ma necessariamente rapida decarbonizzazione dei processi produttivi. Le scelte strategiche di questi colossi, in Italia, ma soprattutto in Basilicata, appaiono ancora tutte proiettate verso l’espansione delle estrazioni di petrolio e gas, lasciando le briciole a prospettive alternative in particolar modo su rinnovabili e biochimica”.

Nel frattempo si tace sul disastro ambientale causato dalla perdita di petrolio dai serbatoi del centro Oli di Viggiano, scoperta nel 2017, così come su tutti gli altri episodi di incidenti e cattiva gestione degli impianti. Infatti è difficile mettere in dubbio che gli ultimi venti anni siano stati per la Basilicata e la Val d’Agri in particolare, una lunga stagione di sviluppo negato in cui l’attività estrattiva ha messo a rischio la salute, le risorse naturali, l’economia e l’identità stessa dei territori: “Inoltre, se le premesse dell’attività di Total nell’area del giacimento Tempa Rossa sono quelle che vediamo negli ultimi mesi, le prospettive sono nere anche in quel territorio”, ha dichiarato Lanorte nel corso del blitz.

“Torniamo a chiedere che la Regione insieme alle compagnie petrolifere elabori un ‘Piano per la Basilicata’ che ci porti fuori dal petrolio e prospetti un nuovo sviluppo per questa Regione. Al momento, al di là delle trattative in corso o interrotte per chiudere gli accordi con le compagnie, verifichiamo l’assenza di qualsiasi indicazione sul come, quando e verso dove si vuole andare per costruire un futuro no-oil in Basilicata. La politica deve definire altre traiettorie di sviluppo svincolate dall’opzione petrolifera ed incalzare Eni su investimenti rivolti alla reale diversificazione economica, alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare”.