Italia, Europa. Oltre le gonnelle del Mes, le questioni sono altre

Si tratta di una battaglia non tanto per la sovranità ma per la democrazia

Tra una scemenza, come quella delle gabbie salariali di Sala, e un’altra, come quella della fine dell’emergenza Coronavirus di Salvini, continua la infinita discussione priva di ogni decisione, salvo la prosecuzione salvifica dell’intervento della BCE a sostegno dei debiti sovrani, sulle misure economiche in Europa.

Ancora una volta il punto di vista che chiarisce meglio le dinamiche europee è la discussione sul MES.

Sulla inessenzialità del MES ai fini del miglioramento della sanità italiana mi sono già espresso , ma per capire meglio partiamo dal dato più favorevole ai fautori dell’utilizzo del MES: il risparmio di interessi sul debito pubblico.

Come prima cosa mettiamo ordine tra i numeri.

Quello che si diffonde con i megafoni è il costo dello 0,1% dei prestiti MES. Però le cose stanno diversamente. Lo 0,1% rappresenta il margine che trattiene il MES per i propri servizi. A questo vanno aggiunte le upfront fee, pari allo 0,25%, che si pagano una tantum.

Alla somma dei due costi va aggiunto il costo che il MES sostiene per approvvigionarsi dal mercato. Ad oggi, il costo di funding che ha il MES, avendo un rating pari a AAA/Aa1 contro BBB-/Baa3 dell’Italia, varia tra -0,21 a -,005 in funzione di durate a 7 o 10 anni.

In conclusione annualizzando le upfront fee il costo del finanziamento MES va da -0,07 a + 0,08 in funzione della durata del prestito: 7 o 10 anni.

Questo tasso, che ha del miracoloso per l’Italia, va confrontato con il tasso che paga l’Italia a 7 anni che è di circa l’1,4 % un Istituto simile ad una banca è così più basso di quello dell’Italia?

Ma perché il costo del funding del MES, che non è uno Stato ma un Istituto simile ad una banca è così più basso di quello dell’Italia?

Semplice: perché a garantire il MES ci sono gli stati che partecipano al capitale del MES stesso e quindi il rating è lo stesso, semplificando molto, di eventuali obbligazioni garantite dalla BCE o di qualsiasi strumento finanziario garantito congiuntamente in proporzione al proprio PIL dai paesi europei.

Quindi c’è un altro modo di vedere il costo del finanziamento MES

Ci dovremmo chiedere perché dovremmo pagare un tasso tra -0,07% e 0,08 quando potremmo averne uno tra il -0,21 % e il -0,05% con una emissione comune della BCE?

La differenza rappresenta il costo del servizio, chiamiamolo così, del MES. E perché dobbiamo pagare questo costo? Perché il MES, da statuto, vigila sui conti pubblici degli stati che gli chiedono soldi, come ha fatto in Grecia.

Possiamo girarci intorno come ci pare ma la questione che è sul tavolo non è tanto l’ammontare e le forme di finanziamento per coprire gli effetti della pandemia ma il controllo di come questi soldi vengono spesi che i paesi cosiddetti frugali vogliono imporre a quelli con brutta nomea e conti come l’Italia.

Ed è chiaro dalle parole di Kurz quando dice che il problema non sono i soldi ma come vengono spesi e lui non vuole che si spendano per i buoni vacanza.

La questione MES si o MES no ne nasconde quindi altre due più serie e profonde e la battaglia sul MES è proprio su questi due altri temi.

Il primo è la sovranità. Avere una moneta unica e l’attuale costruzione dell’Euro può giustificare il fatto che il leader di un piccolo Stato possa intromettersi nella discussione interna ad un Paese su come si utilizzano le risorse pubbliche?

La seconda questione è ancora più seria. In democrazia si confrontano diverse visioni del mondo, dell’economia e della società. I partiti non a caso offrono soluzioni diverse alla crisi. Al fondo quella della distribuzione del reddito o della ricchezza è uno dei fini ultimi della politica. In economia per esempio si confrontano visioni economiche diverse. Quella liberale e quella keynesiana.

Per quanto mi riguarda ho espresso i miei dubbi su come si pensa di affrontare la ripresa in Italia. Ma non è questo il punto.

Un leader come Kurz può dire a Conte ti do i soldi se tu non dai i buoni vacanza? Visione liberale ma non per questo è vangelo o giusta in assoluto perché l’Italia, che è un paese che vive di turismo, può avere buone ragioni per dare invece buoni vacanza. Per i socialisti potrebbe essere giusto farlo. Ma se in Italia governano, si fa per dire, le sinistre perché liberamente elette perché un leader di destra di un’altra nazione deve dirci cosa fare?

Possono piccoli paesi avere gli stessi diritti di voto di paesi con popolazione di dieci volte maggiori come nell’Eurogruppo che hanno determinato l’elezione del sostituto di Centeno? Che distorsioni generano nella rappresentanza democratica dei popoli queste regole?

La questione del MES è quindi una battaglia non tanto per la sovranità ma per la democrazia. È una questione da cui dipende il futuro dell’Europa e la sua sopravvivenza perché sono molte le contraddizioni e le cose, la fiscalità olandese per esempio o i passaporti austriaci ai cittadini dell’Alto Adige o la divergenza costante tra le economie o l’accoglienza dei migranti, che rendono questa Europa sempre più indigesta.

Questioni che con l’avvicinarsi dell’autunno diventano sempre più urgenti. Senza democrazia e rispetto tra i popoli la strada comune la vedo breve e forse è arrivato il momento di affrontare una ampia discussione a viso aperto sui meccanismi di governo dell’Europa invece di nasconderci dietro i tecnicismi e le gonnelle del MES.

Pietro De Sarlo il blog