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Mafia in Basilicata. La Dia: giovani leve criminali crescono

I settori più aggrediti in Basilicata sono l’agroalimentare, le attività commerciali, l’edilizia, gli appalti per le opere pubbliche o private, eolico, rifiuti, l’indotto del turismo, tutti i segmenti dell’economia regionale in fase di espansione

“L’andamento nella regione delle diverse tipologie di reato, vede i delitti di associazione di tipo mafioso in crescita. Gli esiti info-investigativi confermano il radicamento in entrambe le province lucane di sodalizi prevalentemente di tipo clanico e a connotazione familistica, in un equilibrio tutto sommato stabile, tenuto conto della frammentarietà delle organizzazioni e dell’assenza di un vertice condiviso”. È scritto nella seconda Relazione semestrale giugno-dicembre 2019 della Direzione Investigativa Antimafia.

Tale scenario – si legge nel documento –  è complicato dalla presenza e cointeressenza nel territorio regionale di grupp criminali di diversa provenienza geografica (sia extra-regionale, che straniera), da parte dei quali non si escludono perfino forme di coinvolgimento in condotte delittuose propedeutiche alla realizzazione delle attività estorsive. Il maggior apporto nel locale panorama criminale si manifesta, peraltro, nel narcotraffico, poiché le cosche calabresi, la camorra e la mafia pugliese (foggiana, andriese, barese e tarantina) continuano a rappresentare per gli storici gruppi criminali locali i maggiori mercati di riferimento per l’approvvigionamento degli stupefacenti da destinare al successivo spaccio nella regione. Tuttavia, essendo chiaro l’interesse ad alimentare la ormai florida piazza lucana con l’immissione della droga da più fronti, tali associazioni sfruttano anche l’ambizione delle “giovani leve” criminali, che proprio in tale ambito hanno la possibilità di crescere e ritagliarsi spazi di operatività.

In via generale è, comunque, confermata una predilezione dei sodalizi per le attività di riciclaggio e reinvestimento dei patrimoni illeciti. In particolare, nella fascia costiera del materano, si evidenzia una tendenza al controllo monopolistico delle attività imprenditoriali anche attraverso sistematiche e pressanti attività d’intimidazione.

I settori più aggrediti in Basilicata sono l’agroalimentare, le attività commerciali, l’edilizia, gli appalti per le opere pubbliche o private (come nel caso dei cantieri per impianti estrattivi ed eolici), il ciclo dei rifiuti, l’indotto del turismo, tutti settori dell’economia regionale in fase di espansione.

A conferma della new entry nelle pagine della Dia del business lucano del vento, il richiamo ai fatti dell’8 ottobre 2019, quando la Dia di Caltanissetta ha dato esecuzione a un decreto di sequestro di due terreni con impianti eolici ubicati in provincia di Potenza, rientranti nel patrimonio di un soggetto contiguo al clan Rinzivillo di Gela, articolazione nissena di Cosa nostra. Lo spessore criminale del pregiudicato era emerso nell’ambito dell’operazione “Extra fines-Druso” che, nell’ottobre 2017, ne aveva determinato l’arresto per l’attività estorsiva, aggravata dal metodo mafioso, posta in essere a danno di imprenditori del settore ortofrutticolo operanti nei mercati generali di Roma. I successivi accertamenti effettuati sul patrimonio riconducile al pregiudicato hanno messo in evidenza “l’anomalo” incremento finanziario ed immobiliare rispetto alla posizione reddituale dichiarata.

Il sequestro ha riguardato, tra l’altro, due società di capitali; due ditte individuali; una partecipazione societaria; un terreno con impianto eolico sito in Avigliano (Pz); un terreno con impianto eolico sito in Potenza; un fabbricato adibito ad impianto eolico sito in Potenza.

mappa dei clan