Potenza, tassa di soggiorno: inopportuna in questa fase storica

M5S e una parte del Centrosinistra in disaccordo con la mozione approvata in Consiglio comunale

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Fa discutere, nell’opposizione, la mozione approvata della maggioranza in Consiglio Comunale finalizzata ad introdurre la tassa di soggiorno a Potenza.

Il decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale, ha conferito ai Comuni la facoltà di istituire l’imposta di soggiorno.

Più precisamente ai comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno.

Per il portavoce del M5S, Marco Falconeri, la mozione approvata dalla maggioranza in Aula “dà il via libera all’applicazione di questa imposta che graverà sul costo totale dei servizi offerti da bed and breakfast, alberghi, p.iva erogatori degli affitti brevi”.

Potenza diventata “Città d’Arte” in questo momento non può permettersi un ulteriore aggravio su attività già messe in crisi dall’emergenza Covid”.

Sulla stessa lunghezza d’onda i consiglieri di centrosinistra Pierluigi Smaldone, Rocco Pergola, Vincenzo Telesca, Bianca Andretta, Angela Fuggetta, Angela Blasi, Francesco Flore e Roberto Falotico:

“Oggi, il Consiglio Comunale ha approvato, con il voto contrario dei consiglieri di centrosinistra e con il voto favorevole (politicamente assai difficile da comprendere)  dei consiglieri comunali Giuzio, Biscaglia e Tramutoli, una proposta che istituisce una nuova imposta: la tassa di soggiorno.

In pratica, la maggioranza di destra e le liste a sostegno di Valerio Tramutoli, ritengono che tutti i turisti e i lavoratori che vorranno fermarsi e pernottare presso le strutture ricettive del capoluogo di regione, dovranno versare un contributo di soggiorno in quanto ospiti di una “Città d’arte.”

Al di là di ogni facile retorica, in questa fase storica, ci sfuggono davvero le ragioni di opportunità che hanno spinto il consiglio comunale ad approvare questo provvedimento.

In primo luogo, manca terribilmente una strategia di programmazione turistica per migliorare l’accessibilità al capoluogo di regione e la valorizzazione delle sue bellezze storico-culturali, archeologiche e paesaggistiche.

E’ opportuno, inoltre, ricordare che la città di Potenza sta vivendo (come il resto del Paese d’altronde) una difficile fase di ripresa dopo la crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria che in parte è ancora in corso. Sulla base di questo, il messaggio che si vuole far passare attraverso l’istituzione di questa nuova imposta appare fortemente disicentivante: le strutture ricettive della nostra città, gli operatori turistici, le associazioni di promozione culturale operative sul territorio, avranno un motivo di preoccupazione in più non certo una nuova opportunità.

Potenza, per il momento, è “Città d’arte” autoproclamata ma ciò non basta per attirare turisti e nuove energie economiche.

I numeri delle visite di non residenti, testimoniano che questa città non è ancora meta turistica di riferimento, nemmeno in Basilicata”.

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