Basilicata. Schema Idrico Basento-Bradano: uno sperpero infinito di denaro pubblico

Un’opera mastodontica, che sembra sia stata progettata dall’ingegnere Matusalemme, eseguita dall’impresa Matusalemme e continuamente affidata ai nipoti e pronipoti di Matusalemme. Al contrario, i soldi per realizzarla sono stati incassati dal club degli Speedy Gonzales esperti di assalto alle risorse pubbliche

Un’opera mastodontica, che sembra sia stata progettata dall’ingegnere Matusalemme, eseguita dall’impresa Matusalemme e continuamente affidata ai nipoti e pronipoti di Matusalemme. Al contrario, i soldi per realizzarla, sono stati incassati dal club degli Speedy Gonzales esperti di assalto alle risorse pubbliche.

Fra pochi giorni saranno ultimati i lavori per l’attrezzamento irriguo di circa 5.000 ha nei territori dei Comuni di Palazzo S. Gervasio, Genzano, Banzi e Irsina, noto come Progetto “Acerenza – Distribuzione III° lotto” finanziato nell’ambito della Legge Obiettivo, per un costo di circa 110 milioni di euro.

Si dirà che finalmente potrà cominciarsi a vedere qualche frutto e qualche beneficio a favore degli agricoltori lucani che aspettano la necessaria risorsa idrica da quarant’anni, cioè da quando la realizzazione del suddetto grande schema idrico ha avuto inizio con la costruzione della diga del Camastra (anni ’70), seguita subito dopo da quelle di Acerenza e Genzano (anni ‘80), per continuare con la traversa di Trivigno e gli adduttori idraulici Trivigno-Acerenza e Acerenza-Genzano, questi ultimi realizzati negli anni ’90.

Il tutto per un costo complessivo attualizzato di circa 2 miliardi di euro. Tale grande schema, progettato dall’Eipli negli anni ’70, aveva come obiettivo l’irrigazione di circa 40.000 ettari dell’altopiano bradanico, zona interna della Basilicata, per rilanciare lo sviluppo agricolo dell’intera regione, e pertanto valeva bene un costo così alto.

Lo schema prevedeva il reperimento della necessaria risorsa idrica (circa 100 milioni di metri cubi annui) attraverso l’utilizzo delle affluenze dal torrente Camastra e, per la maggior parte, di quelle del Fiume Basento. Le prime sarebbero state accumulate, durante le stagioni piovose, nella diga del Camastra, per poi essere convogliate, insieme alle acque del Fiume Basento, intercettate dalla traversa di Trivigno, verso le dighe di Acerenza e Genzano.

Per effettuare questi trasferimenti di acqua si sarebbero dovuti realizzare diversi adduttori idraulici, condotte e gallerie di grande diametro (3m). In particolare un primo adduttore dal Camastra alla traversa di Trivigno (10 km di condotta), uno dalla traversa di Trivigno alla diga di Acerenza (22 km di galleria) ed uno dalla diga di Acerenza a quella di Genzano (14 km fra condotta e galleria). Solo da quest’ultima diga avrebbe potuto avere inizio la rete di distribuzione dell’acqua verso i territori da irrigare. Ebbene, la condotta Camastra-Trivigno non è mai stata realizzata, facendo sì che la stessa diga Camastra venga ora sottoutilizzata (per solo il 30 % della sua capienza) al sopravvenuto esclusivo scopo idropotabile.

Invece, tutte le dighe, la traversa di Trivigno e i restanti adduttori sono stati realizzati nel tempo come già detto. Bene il sacrificio economico per lo Stato (cioè nostro) è stato notevole, ma finalmente arrivano i primi ritorni economici per i grandi investimenti effettuati. I pronipoti degli agricoltori ai quali era stata promessa l’agognata acqua, potranno finalmente averla per ridare nuovo slancio all’economia e all’agricoltura lucana? Purtroppo non sarà così perché le suddette opere di accumulo e adduzione, gestite dall’Eipli, e indispensabili per portare l’acqua fino agli impianti di distribuzione, nel frattempo si sono deteriorate e versano in uno stato di obsolescenza, di cui evidentemente nessuno se ne è preoccupato, in particolare lo stesso Eipli. Si potrebbe obiettare che l’Eipli non fosse a conoscenza del finanziamento e dei lavori in corso per il “Marascione”(l’adduttore di Genzano), tuttavia uno dei collaudatori in corso d’opera dei lavori sarebbe proprio il direttore Generale dell’Eipli,  con una cospicua parcella di oltre centomila euro, il quale stranamente si è ben guardato di porre un veto al finanziamento ed ai lavori, considerato che forse sarebbe stato più opportuno provvedere prima al ripristino delle opere non più funzionanti.

Sic stantibus rebus, l’attrezzamento irriguo dei cinquemila ettari, avrà la stessa sorte dei settecento ettari attrezzati alla fine degli anni ’90 nei territori dei Comuni di Oppido e Acerenza dal Consorzio di Bonifica Vulture Alto Bradano, divenuti obsoleti e non più funzionanti perché mai entrati in esercizio per ovvia mancanza di acqua? La medesima sorte spetterà ai quattromila ettari di attrezzamento irriguo in corso di realizzazione nel Comune di Genzano (noto come distretto G e progettato dallo Studio di ingegneria Margiotta), sempre ad opera del suddetto Consorzio, per un costo di circa 65 milioni di euro, finanziati sempre nell’ambito della Legge Obiettivo?

In conclusione, di questa tristissima situazione, la realtà sembra affermare che gli unici che hanno beneficiato e che beneficeranno di tutto questo sperpero di denaro sono state e saranno le grandi imprese realizzatrici delle opere, tutte di fuori Regione, e i tecnici, progettisti e collaudatori. Per quanto riguarda quelli che dovrebbero essere i veri beneficiari di tanto denaro, dovranno aspettare ancora chissà quanti anni, semmai ci sarà ancora qualcuno ad attendere che l’acqua arrivi e non siano tutti emigrati altrove, lasciando le terre incolte e abbandonate.

schema idrico