Scuola, una precaria di Matera scrive a Conte: “noi, lavoratori sfruttati da caporali di Stato”

Siamo ancora considerati invisibili agli occhi di chi dovrebbe tutelarci

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una precaria della scuola di Matera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Di seguito il testo

Caro Presidente Conte, è già da un po’ che l’idea di scriverle va maturando in me ma, il pensiero che anche questo tentativo possa rivelarsi l’ennesimo, disperato urlo di aiuto lanciato nel vuoto, mi ha fatto finora desistere. Ma adesso no, ho detto basta perché è un mio dovere e un mio diritto porre alla sua attenzione lo scempio che si sta verificando all’interno del Ministero della Pubblica Istruzione.

Attraverso questa lettera intendo dare voce a tutti quei precari che, pur essendo numerosi, vengono ancora considerati invisibili agli occhi di chi dovrebbe tutelarli, non foss’altro per il ruolo chiave che in tutti questi anni hanno avuto all’interno delle istituzioni scolastiche, consentendo con i loro innumerevoli sacrifici il regolare avvio di ogni anno scolastico. In questo momento, nel palazzo del potere, si sta verificando il più grave licenziamento di massa mai verificatosi. Ma andiamo per ordine.

Molti precari storici si stanno vedendo revocare i ruoli anche dopo il superamento dell’anno di formazione e prova per un ottuso accanimento nei loro confronti. A settembre si profila un inizio di anno scolastico difficile e caotico e si stima che i posti a supplenza saranno duplicati rispetto agli anni precedenti. In questo scenario drammatico, la “ministra” cosa fa? Acconsente alla revoca dei ruoli e apre le graduatorie provinciali agli studenti del IV anno del corso di studi di Scienze della Formazione Primaria. Brava ministra, lei sì che vincerebbe una gara di ossimori! Perché sa, la nostra esperienza decennale o ventennale, oltre alle competenze acquisite e ai titoli comunque in nostro possesso (ricordo che molti di noi sono anche plurilaureati!) non contano nulla dinanzi ad imberbi studenti del IV anno. Che tristezza! E dire che, quando in tutti questi anni l’amministrazione ci ha chiamati, abbiamo servito con solerzia e grande senso di responsabilità il nostro Paese sacrificando le nostre famiglie, la nostra vita personale e su questo, caro Presidente, ognuno di noi ha una storia da raccontare. Ah se i presidi potessero parlare! Sono certa che confermerebbero le nostre parole e molti di loro, se solo ne avessero il potere, ci assumerebbero senza se e senza ma, unicamente per le competenze e la disciplina dimostrate anno dopo anno.

La scuola è fatta di gente che lavora sul campo, calata nella realtà e in grado di affrontare e risolvere i problemi di carattere quotidiano. Quello dei precari è un esercito di piccoli, grandi eroi e la loro vita non può essere gestita premendo un bottone On/Off a seconda dell’indice di gradimento del ministro di turno. Per non parlare poi dei disagi provocati alle famiglie che ogni anno si vedono negato il principio della continuità didattica alla quale hanno diritto i loro bambini. L’opinione pubblica deve sapere come stanno realmente le cose. È troppo comodo partecipare ad ospitate televisive senza un reale contraddittorio e sbandierare pubblicamente l’assunzione di 80.000 docenti quando poi nessuno è in grado di chiederle cosa intende fare di tutti quei precari che ogni giorno si vedono revocare il ruolo sulla base di una sentenza emessa gioco forza da un tribunale.

Questi piccoli eroi, questi soldatini di latta vengono “buttati in mezzo ad una strada” senza una reale colpa se non quella di non riuscire a comprendere di essere merce di scambio, lavoratori sfruttati da caporali al soldo dello Stato. L’atteggiamento ostile di chi ci governa mi lascia pensare alle parole della Regina Maria Antonietta che, quando le fu riferito che il popolo era disperato per la mancanza di pane, rispose che potevano mangiare brioches.

Caro Presidente, devo rivolgermi a lei ben sapendo dei suoi numerosi impegni, in qualità di “avvocato del popolo” più che di Presidente del Consiglio perché è proprio di questo che noi abbiamo bisogno. Non vogliamo un principe del foro, non ne abbiamo bisogno in quanto non c’è nulla da cui dobbiamo difenderci e riteniamo che i nostri diritti ormai ampiamente acclarati vengano riconosciuti per quello che sono. Confido in lei, affinché possa fare luce su questa annosa situazione nel più breve tempo possibile. Nel ricordarle che noi precari siamo sempre disposti ad un confronto, la saluto con immensa stima.

Simona Reale, una precaria storica -Matera