Università Basilicata. Bocciatura del Censis

Poca occupabilità, scarsa internazionalizzazione. Niente alta formazione al netto di qualche Master per le compagnie petrolifere

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La ricerca pubblicata stamani dal Censis sulle Università italiane, in particolare su quelle con meno di 10.000 iscritti, certifica lo stallo della Università della Basilicata che si posiziona al quartultimo posto. Si tratta di una vicenda che si trascina da tempo e che potrebbe, se non modificata, determinare un declino graduale anche in presenza della apertura della Facoltà di Medicina con i sessanta posti con un intervento finanziario massiccio della Regione.

I punti deboli sono noti: scarsa occupabilità dei laureati, scarsissima internazionalizzazione e poca formazione Post Laura e continua per il privato e Pubblica amministrazione.  Nessuna capacità di stringere accordi con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo e abbandono da tempo delle attività formative per i discendenti dei giovani Lucani all’estero.

Estraneità quasi totale alle attività di ricerca nei comparti dell’automotive, dell’agro alimentare, della logistica e del turismo. Nonostante la firma di centinaia di protocolli, intese, accordi è prevalsa, nonostante lo sforzo del gruppo dirigente una specie di astenia del corpo docente a frequentare le strade della innovazione e dell’inedito dal punto di vista per intercettare le matricole nei territori circostanti e della comunicazione nazionale e meridionale oltre il potenziamento dei servizi che andassero oltre le borse di studio, gestite dall’Ente Regionale.

Dopo la pandemia e la messa a punto delle misure che alcune Università del Sud  annunciano, per trattare gli studenti nei territori, appare del tutto decisivo adottare misure conseguenti a partire dalla definizione di un piano formazione e riqualificazione, a partire dal sistema scolastico regionale per gli operatori e soprattutto per i 70 mila lavoratori senza mestiere, qualche, in possesso dei diplomi di scuola media ed elementare iscritti ai Centri per l’impiego che rimarranno disoccupati senza interventi specifici.

Pietro Simonetti – CSERES

 

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