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Violenza di genere. Il potere magico delle panchine rosse

L’ipocrisia e la retorica sono umilianti. Le celebrazioni, i convegni, le inaugurazioni di sedili colorati, sono diventati un comodo surrogato delle cose da fare

La violenza di genere, le molestie fisiche e morali, il femminicidio, insieme costituiscono un fenomeno complesso che chiama in causa molteplici variabili sociali, economiche, politiche, culturali e perfino antropologiche. Ed è in quelle strutture vitali che si nascondono i semi avvelenati dell’odio, della prepotenza, delle discriminazioni, dello sfruttamento. Affrontare questi fenomeni per contrastarli, e magari per sconfiggerli, è un’impresa gigantesca, che richiede competenze, coraggio, onestà intellettuale, esempi e pratiche educative rivoluzionarie. È un’intrapresa che richiede tempo, risorse, visioni strategiche, impegno collettivo consapevole, condivisione e coordinamento delle azioni delle istituzioni e dei protagonisti della società civile. Si tratta di uno di quei fenomeni che puoi affrontare soltanto scavando metro dopo metro per decenni nel terreno contaminato da quei semi avvelenati. Le scorciatoie aggravano di ostacoli e pericoli il cammino.

Le celebrazioni, i convegni, le inaugurazioni di panchine e pietre d’inciampo sono utili se non diventano un comodo surrogato di quell’impresa gigantesca.

Ieri, 7 luglio, dopo un lancio stampa tipico di eventi straordinari, c’è stata la cerimonia di inaugurazione di una panchina rossa in via Nazario Sauro, a Potenza, per iniziativa della Consigliera di parità della Regione Basilicata in collaborazione con l’Unibas e altri.

A che serve? La Consigliera di parità attribuisce all’iniziativa valori e significati simbolici incredibili: “Quello della panchina rossa rappresenta un simbolo importante per focalizzare l’attenzione sul fenomeno stringente della violenza di genere, delle molestie e del femminicidio… L’iniziativa, infatti, persegue il fine di formare le studentesse e gli studenti alla cultura della Parità di genere e delle Pari Opportunità, sviluppando una nuova coscienza ‘valoriale’ improntata all’inclusione ed al rispetto delle differenze, bandendo così ogni forma di prevaricazione tra i generi (e tra ogni forma di diversità), che rappresenta il volano della violenza.”

Dunque, per la Consigliera di Parità, una panchina può addirittura formare gli studenti e sviluppare una coscienza valoriale, bandendo ogni forma di prevaricazione. Un genio della banalità, abile interprete delle proprietà magiche di un sedile colorato. Se così è, allora installiamo panchine rosse ovunque.

Purtroppo la realtà ci segnala che quel simbolo non è altro che uno dei surrogati di quell’impresa gigantesca. Quella celebrazione, come tante altre, è una scena già vista: quattro gatti che si parlano addosso, rinchiusi nel proprio egocentrismo per partecipare a una sfilata sul tappeto della retorica, esibendo sorrisi fotocopiati e lacrime di coccodrillo.

Nel frattempo che le proprietà magiche delle panchine diano i loro frutti, vorremmo sapere dalla Regione se l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere e sui minori, istituito nel 2007, si sia mai riunito e abbia negli ultimi anni prodotto una relazione sull’attività svolta e abbia elaborato proposte. E vorremmo anche conoscere qualche risultato conseguito con il “Piano strategico regionale sulla violenza maschile contro le donne 2018-2020”. Così, tanto per avere un dato di concretezza.