Monticchio e le ombre sui laghi: il futuro minaccia di fare le valigie foto

Decenni di parole e promesse, ma dietro l’angolo il vuoto

Fu Emilio Colombo ad inaugurare il germoglio di una zona destinata a diventare meta turistica. Da allora sono passati oltre 60 anni e i laghi di Monticchio versano in una condizione pietosa. Il territorio e tutte le sue persistenze, comprese molte baracche ormai fatiscenti, sono di proprietà della Regione da sempre. I titolari di quelle attività gestite all’interno di quelle baracche sono in concessione, quasi tutti da sempre.

Eppure, esistono baracche assolutamente fuori legge, addirittura con coperture in amianto e in condizioni igienico-sanitarie infelici. Tante le denunce, i verbali e le sanzioni amministrative, ma a quanto pare nulla si muove.

Sembra che qualcuno non voglia promuovere il turismo ma voglia salvaguardare piccoli e piccolissimi interessi aggregati in una strana consuetudine che trova rifugio nell’immobilismo delle istituzioni.

Gli imprenditori e i commercianti onesti che vorrebbero agire nella direzione di una moderna riorganizzazione del modello e dell’offerta turistica spesso diventano vittime di un comportamento ambiguo e connivente delle istituzioni.

Insomma, Monticchio è sottoposta alla cappa dell’immobilismo che si nutre di intrallazzi, favoritismo e omissioni.

L’istituzione del Parco naturale regionale del Vulture che sembrava una speranza per lo sviluppo economico e turistico dell’area, appare, al momento, come l’ennesimo carrozzone politico a tutela di un asfissiante status quo.

E così, si assiste all’amianto non rimosso su beni di proprietà della Regione, aperti al pubblico. In locali con deficit igienici e sanitari si esercitano normalmente le attività. Le barche a motore, vietate, attraversano tranquillamente i laghi. I cantieri archeologici invasi da sterpaglie e diventati ricettacoli di rifiuti. Strade ridotte a mulattiere.

Però, però si fanno le ordinanze sulla viabilità, assurdi vincoli che impediscono anche agli operatori economici di recarsi sul luogo di lavoro. A chi è affidato l’onere di far rispettare l’ordinanza? Alle guardie ecozoofile le quali pare siano avvezze a farle rispettare secondo modalità proprie senza alcun confronto con le forze dell’ordine.

“Al proprietario del trenino gli viene detto che deve ottenere un’altra certificazione poiché inquina, mentre a quelli della barca a motore nessuno pare faccia obiezioni. Per alcuni scatta il rimprovero per il volume alto della musica, per altri no. Ad alcuni clienti si vieta di raggiungere in auto i ristoranti muniti di parcheggio mentre ad altri viene consentito per raggiungere ristoranti senza parcheggio o con parcheggio non autorizzato”. È quanto ci dicono alcuni operatori del posto.

Nel frattempo si organizzano serate per attrarre turisti come se il luogo fosse attrezzato per farlo. Iniziative lodevoli per valorizzare il luogo, senza che quel luogo abbia risolto i suoi atavici problemi di legalità, sicurezza, sanità, viabilità, di tutela ambientale e così via. È sempre così in questa regione: tappeti rossi sopra la polvere bagnata.

Le guardie ecozoofile

Dopo l’ordinanza del Commissario del Parco che disciplina la circolazione e la sosta sulla strada provinciale in prossimità dei Laghi di Monticchio nel periodo dal 15 luglio al 30 settembre 2020, è stata firmata una convenzione con l’associazione Fare Ambiente per il controllo del traffico e la “vigilanza ambientale”, con 3 pattuglie, per 2 turni, dalle 7:00 alle 15 e dalle 15:00 alle 23.

Da “Sentinelle delle acque” a poliziotti del traffico.

Le Guardie ecozoofile in questione appartengono all’associazione Fare Ambiente.

Nel marzo 2019 altre 25 guardie vengono formate dall’associazione nell’area del Vulture. Già nel 2018 erano state formate altre 20 aspiranti Guardie.

Il presidente nazionale dell’Associazione è Vincenzo Pepe, Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, lo stesso Ordine cui appartengono il presidente della Basilicata Vito Bardi e il colonnello Pasquale Bruno.

Che ci fa quell’associazione a Monticchio, come ci è arrivata? “Ambienti di destra”, ci dicono alcuni ben informati. Andiamo a vedere.

L’associazione Fare Ambiente

È un’associazione ambientalista, sui generis, non raramente si definisce un Movimento. Non è contro il nucleare, non è contro la caccia, e ha qualche dubbio sull’acqua pubblica.

L’allora responsabile giovani, Federica Ricci, qualche anno fa ha dichiarato: “per troppi anni le leggi proibizioniste hanno limitato le tradizioni dell’arte venatoria. Non possiamo permettere che le future generazioni si privino della tradizione della cultura rurale italiana”.

Fare Ambiente ha diramazioni in tutta Italia con ramificazioni storiche importanti in Campania, in Sicilia e nel Lazio.

Tuttavia, l’associazione da anni è presente in Basilicata e si è ben infilata nelle “cose” di Monticchio. Non a caso, uno dei pallini dell’associazione è il turismo.

 Il presidente nazionale, Vicenzo Pepe

Già nel 2011 lo troviamo “massacrato” da un settimanale locale (“Unico”) che si stampava in Campania.

Uno strano movimento ecologista nazionale con la testa nel Cilento – scrive il giornale. “È un personaggio noto da tempo, soprattutto dall’estate del 1988, quando da assessore al turismo socialdemocratico decise di far diventare Agropoli capitale italiana della trasgressione. Le belle turiste, questo era il suo progetto, dovevano girare a seno scoperto lungo il corso cittadino. I giornali dell’epoca lo presero sul serio. Pepe ebbe paginate su paginate”. Quell’estate Pepe aveva solo 28 anni, avvocato di belle speranze, ed era sposato da soli due mesi. Ventitré anni dopo è docente di Diritto costituzionale comparato presso la seconda Università degli Studi di Napoli, nonché presidente della Fondazione Giambattista Vico.

Ed è grazie alla Fondazione Vico che Vincenzo Pepe finisce in qualche guaio giudiziario.

 Frode fiscale e truffa aggravata

“Frode fiscale e truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche: nei guai cinque persone.” Scrive il quotidiano La Città di Salerno. La guardia di finanza del Comando Provinciale di Salerno ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, fino alla concorrenza di circa 1,8 milioni di euro, emesso dal gip del Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta della locale Procura, nei confronti della Fondazione senza scopo di lucro “G. Vico” di Vatolla di Perdifumo.

Risultano indagati Vincenzo Pepe e i figli Alfonso e Luigi, oltre agli imprenditori Diego Gatto e Angelo La Greca. L’operazione, denominata “Vico Nero”, è scaturita da un controllo fiscale nei confronti della Fondazione sul conseguimento di finanziamenti erogati dalla Regione Campania per quasi 300mila euro riguardanti lo sviluppo di “imprese innovative nel settore del turismo sostenibile e rigenerativo e nelle attività correlate”. La notizia è del 14 marzo 2020.

Scrive ancora il giornale: Le Fiamme gialle della Compagnia di Agropoli, diretta dal capitano Ciro Sannino, hanno accertato che la Fondazione, pur di accedere al contributo regionale, tra il 2015 ed il 2017 ha utilizzato delle fatture false emesse da tre imprenditori cilentani (Diego Gatto, Angelo La Greca e Alfonso Pepe), per un importo pari alla somma poi percepita. Avrebbero ricevuto una fornitura di computer ed arredi che, in realtà, non sono stati rinvenuti dai finanzieri presso la sede della fondazione, perché mai acquistati. Le indagini finanziarie hanno pure consentito di constatare che la Onlus ha omesso di dichiarare redditi per quasi 4 milioni di euro, con un’evasione d’imposta di circa 1,5 milioni di euro.

Naturalmente si tratta di indagini che non è chiaro dove andranno a parare, perciò gli indagati sono al momento senza dubbio innocenti.

Quella festa stile Halloween che ha irritato il Cardinale Sepe

Nel novembre 2018 la Curia Arcivescovile di Napoli, revoca il comodato d’uso, accordato alla Fondazione G.B. Vico, della Chiesa di Napoli di San Gennaro dell’Olmo. La drastica decisione in seguito ad uno spiacevole episodio verificatosi tra le mura del Tempio, dove era stata organizzata e mandata in scena una festa stile Halloween con tanto di partecipanti mascherati e con l’allestimento in loco perfino di un bar e la presenza di un Dj. Inutili le scuse presentate immediatamente dal professore Vincenzo Pepe al Cardinale Sepe. Il prelato si è dimostrato irremovibile.

Sull’episodio la magistratura apre un fascicolo. Nell’aprile 2019 un avviso di chiusura delle indagini preliminari viene notificato a Vincenzo Pepe, e a suo figlio Luigi Maria, che avrebbe organizzato la festa. Il reato ipotizzato dagli inquirenti è la violazione dell’articolo 170 del codice dei beni culturali e del paesaggio, quello sull’uso illecito. La vicenda giudiziaria pare non sia ancora conclusa.

Fare Ambiente e i suoi leader di destra

Oltre a Vincenzo Pepe, presidente molto legato ad ambiente clericali, c’è Anna Zollo vice presidente. Anna Zollo si presenta: “Il mio percorso, la mia sfida, il mio impegno sono con Forza Italia, partito politico che dal 1994 ad oggi ha dimostrato di saper tutelare e valorizzare il patrimonio paesaggistico e ambientale che abbiamo in Italia e di considerare la qualità della vita di una comunità, dipendente anche dalla tutela dell’ambiente.” Zollo è stata candidata al senato con Forza Italia, nelle scorse elezioni politiche del 2018, nel collegio Campania1. Sia la Zollo, sia la candidata di Forza Italia nel collegio uninominale Milano1, Cristona Rossello, sono sostenute da Fare Ambiente e dal suo presidente.

Nei giorni successivi alle elezioni europee del maggio 2019 Vincenzo Pepe esprime grande soddisfazione per il risultato: “Grande soddisfazione per il risultato elettorale, quanto è avvenuto consentirà alle idee dell’ambientalismo ragionevole di essere finalmente presenti in Europa. Tutto questo grazie al Vicepremier Matteo Salvini ed ai nostri amici e sostenitori neoeletti al Parlamento Europeo.”

 Emanuela Barbati, coordinatrice nazionale organizzativa del Movimento, è assidua frequentatrice di ambienti leghisti ed espone con entusiasmo foto con Salvini, Siri, e Centinaio.

Alberto Bruno è Responsabile nazionale sicurezza energetica ed ambientale.
Figlio di Pasquale Bruno ex colonnello dei carabinieri in Basilicata. La moglie del colonnello è Patrizia Baccari già coordinatore regionale dell’associazione in Basilicata. Alberto è stato funzionario dell’Arma dei carabinieri a Napoli dal 2005 al 2017.

Maria Teresa Baldini, Responsabile nazionale salute. Alle elezioni regionali in Lombardia del 2013, candidata come indipendente nella lista civica Maroni Presidente in provincia di Milano, con 274 preferenze viene eletta in Consiglio regionale. Nel 2014, avrebbe frequentato politici nazisti e neofascisti come Olivier Wyssa, Roberto Fiore.

Il 21 gennaio 2018, aderisce a Fratelli d’Italia. Alle elezioni politiche del 2018 è candidata alla Camera dei deputati, nelle liste di Fratelli d’Italia nella circoscrizione Lombardia 1, risultando tuttavia la prima dei non eletti; contestualmente ricandidata anche al Consiglio regionale lombardo, con sole 371 preferenze non risulta eletta.

Diviene comunque deputata il 27 giugno 2019, subentrando a Carlo Fidanza, dimessosi perché eletto eurodeputato.

Giorgio Cecco Responsabile nazionale per le problematiche della casa. Candidato nella lista del governatore leghista Massimiliano Fedriga nelle Elezioni regionali Friuli Venezia Giulia 2018.

Italo Ventura è Responsabile settore mare. Uomo legato ad ambienti di Forza Italia e vicino all’ex governatore della Campania, Stefano Caldoro. Sarebbe anche Customer Relationship Specialist della Cosmopol spa, la società che gestisce il servizio di vigilanza privata alla Regione Basilicata.

Insomma, gli ambienti politici che caratterizzano l’Associazione Fare Ambiente si intrecciano con ambienti degli ordini cavallereschi e con importanti settori del clero. L’associazione di Vincenzo Pepe assomiglia molto a un Movimento fiancheggiatore del centro destra.

 Che ci fa a Monticchio Vincenzo Pepe?

Intanto, sarebbe utile capire perché le guardie ecozoofile di Fare Ambiente hanno la convenzione con il Parco del Vulture e non, per esempio, le guardie dell’Oipa (organizzazione internazionale protezione animali), o quelle di altre associazioni? L’affidamento è stato deciso con quali motivazioni?

Sia la Fondazione Vico sia l’associazione Fare Ambiente hanno un occhio particolare sul turismo e sul turismo religioso. Saranno loro a salvare Monticchio dal degrado e da un infausto destino? Intanto la politica non sembra in grado di risolvere i problemi igienico-sanitari, non è in grado di rimuovere le coperture di amianto, non è capace di creare condizioni di decoro necessarie per un luogo che aspira a svilupparsi sull’economia del turismo. Occorrerebbe un dialogo più sereno con tutti gli attori locali, un confronto libero da ombre e da  “infiltrazioni” esogene.

Pepe e Salvini

Monticchio

Pepe, Caldoro e Ventura

Monticchio