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Autismo, le mamme lucane portano la Regione Basilicata davanti al Tar

“Comportamento omissivo e violazione della legge, gravi inadempienze: si nomini un commissario ad acta”

Non ce la fanno più i genitori dei ragazzi affetti da disturbo dello spettro autistico, una grave sindrome, purtroppo sempre più frequente, che costringe intere famiglie a una via crucis quotidiana, per la cronica carenza di sostegno e servizi. Le leggi esistono, ma a quanto pare nessuno al momento sembra mostrare – nei fatti –  l’intenzione di applicarle.

L’esasperazione delle mamme, soprattutto, ha raggiunto evidentemente livelli insostenibili, tanto da costringere alcune di loro (undici, per la precisione) a ricorrere al Tar di Basilicata.

Promotrice dell’iniziativa giudiziaria è Anna Padula, mamma di Lorenzo, già organizzatrice del gruppo di lotta per i diritti delle persone autistiche.

Oggetto del ricorso è la contestazione del comportamento omissivo della Regione Basilicata in violazione dell’art. 3 della legge n. 134 del 18 agosto 2015 e della normativa correlata con richiesta del conseguimento per via giudiziale della disponibilità sul territorio di strutture semiresidenziali e residenziali accreditate, pubbliche e private, con competenze specifiche sui disturbi dello spettro autistico.

La legge n. 134 del 18 agosto 2015 – scrivono le mamme –  emanata in conformità a quanto previsto dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite n. A/RES/67/82 del 12 dicembre 2012 sui bisogni delle persone con autismo e recante “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie”, all’art. 3: prevede, tra l’altro: che le regioni garantiscano il funzionamento dei servizi di assistenza sanitaria alle persone con disturbi dello spettro autistico; stabiliscano percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali per la presa in carico di minori, adolescenti e adulti con disturbi dello spettro autistico, verificandone l’evoluzione, e adottano misure idonee al conseguimento dei seguenti obiettivi anche attraverso la  disponibilità sul territorio di strutture semiresidenziali e residenziali accreditate, pubbliche e private, con competenze specifiche sui disturbi dello spettro autistico in grado di effettuare la presa in carico di soggetti minori, adolescenti e adulti.

Tale disposto, relativamente alla Regione Basilicata, appare risultare del tutto disatteso, nonostante il considerevole lasso di tempo trascorso dall’entrata in vigore della menzionata legge e delle linee guida ministeriali e nonostante il recepimento da parte della Regione stessa – con delibera di Giunta n. 1322 del 14 dicembre 2018 – delle nuove linee di indirizzo definite. Tuttavia, nonostante le leggi, non è dato rinvenire sull’intero territorio della Basilicata alcuna struttura semiresidenziale o residenziale accreditata con competenze specifiche sui disturbi dello spettro autistico in grado di effettuare la presa in carico di soggetti minori, adolescenti e adulti.

Appare di tutta evidenza – rilevano le ricorrenti –  che l’inosservanza da parte della Regione Basilicata dell’obbligo sancito dalla normativa nazionale ed internazionale di dotarsi delle dette strutture, oltre a sancire al contempo la violazione del principio costituzionale di cui all’art. 32 della carta costituzionale nonché dell’art. 1 commi 1, 2, 3 e 10 del D. Lgs. n. 502/1992, degli artt. 1 e 2 della legge n. 833 del 23 dicembre1978, dell’art. 1 comma 554 della legge n. 208 del 28 dicembre 2015 e del DPCM del 12 gennaio 2017, comporta danni enormi a carico dei soggetti affetti dalla patologia in esame e dei loro familiari, costretti a sacrifici spropositati sotto ogni profilo, spesso improficui, per tentare di assicurare ai loro cari i dovuti interventi assistenziali e le prestazioni ed i trattamenti necessari a migliorarne le abilità intellettive, il linguaggio ed i comportamenti o quantomeno a limitarne la degenerazione e ad arginare le conseguenze dei disturbi dello spettro autistico (talvolta rischiosissime in quanto aventi ad oggetto comportamenti violenti od imprevisti).

In sostanza le mamme si rivolgono al tribunale amministrativo affinché oltre ad accertare le violazioni di legge da parte della Regione, la costringa ad adempiere agli obblighi derivanti dalle normative in vigore e, se necessario, ad imporre la nomina di un commissario ad acta che sovrintenda all’esecuzione dei provvedimenti richiesti.

Staremo a vedere, intanto facciamo i nostri auguri a tutti i genitori costretti a convivere con situazioni drammatiche e tuttavia spesso ignorate dalla politica.