Basilicata manipolata. Tutto è cominciato quando abbiamo scambiato il bello con l’utile

Ci hanno convinti che la bellezza fosse nemica dell’utilità e l’abbiamo svenduta per un tozzo di pane avvelenato

Abbiamo scambiato il bello con l’utile. Nel tempo il bello si è sfigurato e l’utile è diventato inutile. Sono passati gli anni e l’inutile ha preso la forma di un bisogno permanente. E per soddisfare quel bisogno siamo oggi disposti a qualunque cosa. Abbiamo creduto che la bellezza fosse nemica dell’utilità e l’abbiamo svenduta per un tozzo di pane. Poi – come è accaduto all’ex Enichem di Pisticci – ci siamo resi conto che quel pane era avvelenato: 150 operai finiti al camposanto. Anche la terra e il cielo e l’acqua furono vittime di quel tozzo di pane, e con loro tanta gente che abitava in quelle contrade.

Hanno manipolato le probabilità. Abbiamo creduto che fosse più probabile lo sviluppo attraverso l’utile inutile anziché attraverso la bellezza. E quando abbiamo preso a riconsiderare il valore del fascino e della grazia dei nostri luoghi (della terra, del cielo, dell’acqua, dei boschi, delle montagne, dei fiumi, del mare, del vino e del pane…) l’utile aveva già invaso quasi tutto il bello. Interi luoghi di incanto e magnificenza hanno abortito germogli di nuova bellezza.

Hanno manipolato la realtà. Abbiamo creduto che l’utile portasse nuova ricchezza e invece si è portata via la ricchezza esistente, trasferita in poche mani. Nulla è stato aggiunto, e di quel che c’era molto è stato tolto.

Hanno manipolato le potenzialità. La bellezza serbava in sé semi resistenti di speranza, frutti duraturi di futuro e invece l’hanno deturpata in nome dell’utilità, del necessario, dell’innaturale dogma della modernità.

Al pari dei contadini del Medioevo abbiamo accettato come naturale la disuguaglianza e l’ingiustizia, non abbiamo obiettato alle imposizioni gravose e inutili di lor signori. Ci hanno indotto a congelare nella normalità tutto quanto fosse ingiusto e dannoso per tutti noi. Abbiamo creduto che ingiusto significasse “tutto ciò che si discosta dal naturale”, quando naturale era l’ingiustizia.

Nonostante tutto continuiamo a rincorrere quel tozzo di pane affumicato dai veleni dei camini e dall’avidità di pochi Signori.

Ancora ci si ammala, ancora si muore dove ciminiere di fumo nero pretendono di rappresentare la naturalità dell’esistenza. Per lor signori siamo s-oggetti incapaci di significare perciò bisognosi del loro significato.

Dobbiamo convincerci che solo la bellezza, la magnificenza, la grazia della terra di Basilicata possono salvarci dalla distopia della loro utopia. Tutto il resto è inganno. Quel tozzo di pane avvelenato è frutto della terra e del grano che ci rubano.

Essere lucani vuol dire essere affidabili tutori della bellezza, instancabili difensori della meraviglia dei luoghi che amiamo. Essere lucani significa essere rivoluzionari, perché la bellezza è rivoluzionaria ed è il culmine della libertà. Rivendichiamo il pane delle nostre terre e rifiutiamo le briciole intossicate dalla loro avidità.