Basilicata, petrolio. Il ricatto occupazionale dei potenti e dei loro lacchè

Nei feudi lucani di Eni e Total il futuro è già in giro e non sembra di buon umore. Bisogna evitare che lor signori si comprino anche quello o quello che ne è rimasto

Parenti di prelati, amici di politici potenti, ex assessori e figli di ex assessori, consiglieri comunali che minacciano di dimettersi se non ottengono quel posto. Nei Comuni di Tempa Rossa è questa la battaglia quotidiana che i sindaci e i politici si combattono tra loro. Continuamente impegnati a sistemare alla Total e nell’indotto chiunque sia targato dalla politica o dai legami di sangue. Tra Corleto Perticara, Guardia Perticara, Gorgoglione e gli altri Comuni della zona feudale, la priorità è garantire che nelle assunzioni che proseguiranno fino a dicembre siano sistemati i loro raccomandati.

Non sempre si fanno la guerra, si mettono anche d’accordo: tanto a me, tanto a te. Ognuno segue i canali che è riuscito a costruirsi nel tempo, in quel tempo di soccombenza ai petrolieri, nel quadro di un tacito scambio di favori.

In fondo, a quelle piccole comunità, espropriate del futuro, con la complicità dei loro rappresentanti a tutti i livelli, che cosa resta? Nulla se non qualche posto di lavoro maledetto e subito. Tuttavia, ad alcuni resta la poltrona, il potere di decidere a chi dare il pane e a chi negarlo. Il potere dell’amicizia con i petrolieri, la soddisfazione di girare con auto costose e di marcare il territorio come padroni della vita delle persone.

Il ricatto occupazionale è una spada nelle mani dei potenti e dei loro lacchè, di quella politica sorda e cieca che ha immaginato e immagina il lavoro come categoria assoluta e totalizzante dell’esistenza. Si muore di veleni e si vive da schiavi. Schiavi che si “picchiano” tra loro, mentre i vari Don Rodrigo e i loro Bravi si godono lo spettacolo.

La gente ha paura di parlare: guai ad opporsi pubblicamente all’assunzione del parente, o dell’amico, o del servitore di chi viaggia a bordo di lussuose automobili. Quelle automobili non sai mai chi le guida: se un politico di Potenza o di Roma, un sindaco, un mafioso, o un manager senza scrupoli.

Tutto il resto è ombre. Nessuno sa cosa accade in quelle contrade: affari, appalti, connivenze. Nemmeno più il cielo terso è trasparente, insinuato dal quel mostro di impianto che gonfia la sua lingua di fuoco e fumo. Ogni cosa è oscura. La gente fa di tutto per non vedere, non sentire, non sapere, non parlare. Però mormora, sbotta, e sussurrando lascia che uno spiffero di dignità tenga in vita la coscienza. Magra consolazione.

Nei feudi lucani di Eni e Total il futuro è già in giro e non sembra di buon umore. Bisogna evitare che lor signori si comprino anche quello o quel che ne è rimasto.