Cercasi donna assessore al Comune di Tolve: la democrazia prêt-à-porter del sindaco e senatore leghista Pasquale Pepe

Il rieletto primo cittadino del paese in provincia di Potenza non conosce la differenza tra la selezione per l’assunzione di una segretaria d’azienda e la nomina politica, o anche tecnica, di un assessore

Annunciazione, annunciazione! Il comune di Tolve, il 26 settembre 2020, pubblica un avviso alquanto singolare. Trattasi di un bando che recita così: “Acquisizione disponibilità da parte di personalità di sesso femminile ad assumere la carica di assessore”.  Il sindaco Pasquale Pepe, riconfermato nelle urne dello scorso 20 e 21 settembre, non potendo contare sulla elezione di donne a partire dalla sua lista “Ancora Tolve”, come egli stesso dichiara oggi all’agenzia di stampa “DIRE”, si vedrebbe costretto a cercare altre vie, non politiche, per superare l’impasse e comporre, così, a valle, una più equilibrata giunta comunale, in ordine alla presenza di genere. Diciamo “a valle” perché, appare ovvio che, se in una lista figura in partenza solo una donna, è matematicamente improbabile che ne possano uscire almeno due dalle urne…

Il bando, ad ogni modo, richiederebbe alle volenterose di sottoscrivere, innanzi tutto, il programma amministrativo presentato dalla lista, e poi di avere una serie di requisiti, tra cui essere residenti presso il comune di Tolve da almeno 5 anni, possedere comprovate competenze culturali e tecnico-amministrative, impegno quotidiano e flessibilità di orario.

La prima questione di opportunità, che solleviamo, concerne la natura politica dell’incarico: può una scelta così discrezionale essere surrogata da una selezione meramente amministrativa, simile al reclutamento di una segretaria di azienda? Ha senso che la dimensione politica mutui pratiche da una gestione simil-aziendalista? Può l’aspetto politico della selezione essere risolto in una indifferente sottoscrizione di un programma ex post?

La seconda questione, invece, attiene più nello specifico, alla dinamica della presenza di genere che, con grande evidenza, dovrebbe essere coltivata alla base delle attività di promozione della classe dirigente e non ridursi, al contrario, a una mera contabilità burocratica.

Ovviamente ci auguriamo che presto questo “saldo” dia esito positivo e che vengano scelte nobili figure di sesso femminile, in un modo o nell’altro. Ma l’auspicio reale rimane che, in politica, si possa avere davvero cura di coinvolgere, in maniera paritetica, donne e uomini. E non per burocratiche formalità ex post ma nell’ottica di promuovere valore aggiunto al governo della cosa pubblica.

L’avviso pubblico

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