Cure sanitarie in Basilicata: se non hai i soldi puoi anche morire

Poliambulatori privati con i medici del servizio pubblico. Inaccettabile la discriminazione sostanziale tra chi può curarsi e chi non può. Intanto il disegno di smantellamento del servizio sanitario regionale si sta compiendo

È vero che la tempesta della pandemia ha aggiunto complicazioni organizzative, problemi di risorse, carenza di personale a una situazione già precaria per causa delle croniche criticità della sanità lucana. Tuttavia, permangono questioni che meriterebbero una risposta dalle autorità sanitarie regionali e dai responsabili dell’ospedale San Carlo, del Crob, dell’ospedale di Matera e di altre articolazioni del servizio sanitario regionale.

Alcuni poliambulatori privati hanno da tempo riattivato le visite specialistiche e diagnostiche, mettendo in campo un esercito di medici molti dei quali in servizio  in strutture e  ospedali pubblici.

Come funziona? Nell’ospedale pubblico non è ancora possibile accedere ad alcune visite specialistiche e diagnostiche. Per quelle accessibili bisogna aspettare mesi o addirittura anni, come è accaduto in alcuni casi. E quindi che si fa? Si prenota al Centro polispecialistico privato e la faccenda si risolve in pochi giorni. Se hai bisogno di un ricovero ci pensa il medico che ti ha visitato in privato a prenotarti un posto letto nell’ospedale pubblico. In questo modo il paziente placa l’ansia da malattia, si mette al sicuro nelle mani dello specialista e si sente seguito nel corso della degenza ospedaliera. Capita anche il contrario, e cioè che dall’ospedale il medico ti rimanda al suo studio privato, ma questa è un’altra storia.

Tutto bene. Ma il cittadino che per scelta o per necessità decide il percorso privato, deve avere una disponibilità economica di 100-200 euro a visita e non tutti possono permetterselo. Questa sostanziale discriminazione non è accettabile.

Questi centri privati sono frequentati anche da dirigenti della Regione Basilicata, accolti con tutte le premure del caso, magari saltando anche le file (ogni mondo è paese, pubblico o privato che sia).

La distanza tra chi può permettersi le cure e chi no è cresciuta in questi anni e si è aggravata con la “confusione” causata dalla pandemia. Confusione che per alcuni è diventata opportunità di ulteriore guadagno e per altri ha significato un pesante peggioramento delle condizioni economiche e di salute. Medici che pensano soltanto al portafoglio in giro ce ne sono troppi. Politici e dirigenti che non muovono un dito per ribaltare questa inaccettabile situazione, abbondano a tutti i livelli. Perché?

A parte tutto, abbiamo la sensazione che si stia realizzando un disegno, sottotraccia, di smantellamento della sanità pubblica regionale a vantaggio di quella privata. Basti sapere che alcuni politici sono anche dirigenti di strutture sanitarie private. Esponenti delle istituzioni  investono nell’acquisto di immobili, per esempio nell’area industriale di Potenza, per avviare nuovi business nel quadro di una feroce competizione con le strutture private già esistenti. Indebolire la sanità pubblica è uno degli obiettivi prioritari di alcune consorterie di affari, tra politici, imprenditori, faccendieri, che hanno messo le mani sul “mercato” della salute. Su questa faccenda ritorneremo a scrivere con maggiori dettagli.

Come possiamo immaginare un rilancio del servizio sanitario pubblico regionale, se è dall’interno delle istituzioni che si muovono interessi opposti?