Il degrado educativo: l’infanzia senza sogni e l’adolescenza senza nemici

A Colleferro un manipolo di 20enni uccide un coetaneo. A Potenza banda di imbecilli deturpa il paesaggio urbano. A Napoli branco di minorenni stupra una bambina di 10 anni. La cronaca è piena ogni giorno di aberrazioni che rischiano la normalizzazione

Abbiamo sottratto i sogni ai bambini e i nemici agli adolescenti. I sogni son diventati desideri, non più immaginazione, creatività, sviluppo della meraviglia e della fantasia. Non più sogno come progetto, tracciato di un percorso verso orizzonti inesplorati. No, sono desideri, voglie, reificati nel consumo. Il bambino non sogna: vuole, aspira, ambisce. Non si mette in gioco nel mondo che lo circonda e che scopre mettendosi in gioco. Si mette in gioco tra le cose: oggetti, prodotti, gadget, pubblicizzati con raffinati strumenti di persuasione. È educato alla competizione, non alla cooperazione. Impara ad essere migliore dell’altro in base ai prodotti che compra e che esibisce.  I bambini sono diventati i migliori surrogati dei rappresentanti di commercio.

Gli adolescenti non hanno più un nemico: i genitori, l’insegnante, il preside, l’autorità costituita, il mondo che non capisce i loro disagi, il loro linguaggio. Hanno solo amici, veri o finti, ma capaci di entrare con loro in un rapporto di patologica empatia. Quelli che una volta erano i “nemici” e che rappresentavano la palestra del conflitto, oggi sono amici a tutti i costi. Se i ragazzi rifiutano quell’amicizia perché hanno bisogno di altro, del conflitto, di misurare se stessi in relazione all’adulto e al mondo che rappresenta, loro, i genitori, gli insegnanti, la impongono. Sempre comprensivi, pronti ad assecondare ogni desiderio, pronti a “parlare dei problemi”, continuamente in ansia per uno sguardo triste, per una giornata di apatia, per un’ora di mutismo. Adulti ossessionati dalle brutte compagnie, dai tranelli della strada, dalla droga, dai cattivi, dai pedofili, dai criminali veri o presunti che affollerebbero il giorno e la notte delle città. Genitori, insegnanti, sono amici di questi adolescenti e tuttavia non si fidano di loro. Perciò li sorvegliano, li tracciano. Non si fidano. Soffocano il disagio di quei ragazzi. Nel degrado educativo tutto appare surreale e allo stesso tempo normale.

Se violentano una ragazzina, se bullizzano un compagno, se distruggono un’opera d’arte, se abbandonano bottiglie per strada, se commettono come qualcuno spesso dice “una bravata”, bisogna perdonarli. È colpa della società. Davvero? Ebbene, quella è la società che noi adulti costruiamo giorno per giorno e che gli adolescenti si bevono a sorsi copiosi.

E’ colpa delle cattive compagnie? Non si capisce mai chi è il cattivo: se tuo figlio o i figli degli altri.

Questi ragazzi sono nichilisti non per scelta, spesso analfabeti emotivi, disorientati nel labirinto del consumismo, sono un deserto di valori. Non hanno miti, ma mitoidi. Non pensano, imitano. Incatenati nel panottico digitale.

Sono tutti così? No, grazie a Dio no. E dunque starei attento a ridicolizzare i ragazzi che lottano contro i disastri ambientali e climatici. Starei attento a trattare con sufficienza i ragazzi che militano nei partiti, nei movimenti, nell’associazionismo civico, nell’arte e nella cultura. Oggi sono loro gli unici ad avere le carte in regola per aggiustare i guasti di questa società malata. È di loro che bisogna avere fiducia ed è a loro che dovremmo consegnare le chiavi, non domani, oggi. Anzi, sono loro che devono prendersi quelle chiavi. Un caos generativo e generazionale è quello che ci vuole.