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Covid, pericolo concreto per il sud

Fondazione Gimbe: Crescita del 18% in Basilicata, ma la Campania è la regione più a rischio

Stando all’ultimo aggiornamento della Fondazione GIMBE, che fornisce un monitoraggio indipendente dell’andamento dell’epidemia dal 21 gennaio 2020, nella settimana che va dal primo all’8 ottobre sarebbe evidente come attualmente sia il sud, con in testa la Campania, a mostrare la soglia di rischio più preoccupante. Il grafico riportato illustra l’incremento del contagio per regione, mostrando infatti come le regioni del Nord siano grosso modo costanti nel numero di contagi rispetto al loro andamento medio, mentre al sud la situazione stia segnando una crescita più critica. In altri termini, il grafico mostra non la classifica dei contagi in senso assoluto, ma il rapporto di crescita per singola regione. Questo è particolarmente rilevante per comprendere le eventuali ricadute sugli strumenti di controllo, prevenzione e cura di una data regione.

La regione più a rischio sembra essere la Campania, passando dal 22% della scorsa settimana, in cui condivideva la sua posizione con la Basilicata, a un 25% attuali (mentre la Basilicata sembra passare a un momentaneo 18%). Lo scenario appare dunque essere quello di una concreta ondata pandemica al sud Italia, forse più insidiosa di quella della scorsa primavera, in cui il grosso dei contagi muoveva dal nord (Lombardia in testa) e, non senza sacrifici, era stato frenato, nella sua discesa verso le regioni meridionali, dal lockdown generalizzato.

Di fronte a questo scenario, per quanto come popolazione possiamo esser cresciuti in ordine alla consapevolezza media dei rischi connessi alla pandemia da COVID-19, si rileva come non ci sia sufficiente chiarezza rispetto all’uso delle mascherine, il cui obbligo, anche all’aperto, è stato esteso a tutta Italia con l’ultimo DPCM.

Varrebbe la pena sottolineare come la mascherina consenta innanzi tutto un controllo della emissione di “goccioline”, quelle che tecnicamente “trasportano” il virus, in grado non solo di ridurre margini di contagio tra una o più persone in spazi di contiguità, ma anche di evitare la saturazione degli ambienti, che si trasformerebbero in “camere virali”.

I luoghi più a rischio saturazione rimangono i trasporti e le aree di prossimità (oltre a quei posti in cui è necessario togliere la mascherina, come bar e ristoranti).

Purtroppo appare ancora piuttosto generica l’indicazione di indossare una qualsivoglia mascherina, quando sarebbe auspicabile specificarne e dettagliarne un uso differenziato. Ad esempio, mascherine più efficaci nel filtraggio, rispetto a quelle chirurgiche, andrebbero usate nel caso di spazi soggetti a maggiori frequentazioni e densità di persone, come i trasporti pubblici.

L’attenzione non può non essere alta. Un incremento ulteriore dei contagi al sud potrebbe non risultare arginabile senza misure maggiormente restrittive.

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