Focolaio Covid nella Casa di Riposo di Marsicovetere, parlano gli operatori accusati di essere fuggiti: ecco la verità

"Eravamo stremati e cominciavamo ad avere anche i sintomi, siamo stati autorizzati dal titolare a tornare a casa". La struttura ospitava 50 anziani era autorizzata per 22

Non ci stanno a passare per codardi quattro operatori della casa di riposo di Marsicovetere che sono stati accusati di essere fuggiti dalla struttura,  dopo lo scoppio di un focolaio covid. Hanno chiamati in redazione e abbiamo raccolto il loro racconto al telefono. Hanno tutti il coronavirus, i sintomi si sono presentati alcuni giorni dopo l’accertata positività al tampone nasofaringeo.

Cosa è successo, perché siete andati via dalla Casa di riposo nonostante l’ordinanza che vietava di allontanarsi dalla struttura?

Domenica 27 settembre siamo stati richiamati in servizio e da allora per sei giorni non ci siamo mossi. Siamo rimasti nella struttura dopo aver appreso di essere positivi, abbiamo continuato a lavorare, nonostante le difficoltà diventassero sempre più pesanti. Non siamo fuggiti.

E allora perché siete tornati a casa?

Venerdì (2 ottobre ndr) il titolare ha detto che due di noi potevano andare. Il giorno dopo gli altri due. Eravamo stremati e cominciavamo ad avere anche i sintomi. Non ce ne siamo andati in giro. Ci siamo isolati in casa.

Avete provato a chiedere aiuto a qualcuno quando siete rimasti bloccati nella Casa di riposo?

Ci hanno abbandonato. Abbiamo lavorato con guanti e mascherina chirugica e null’altro, con il rischio di contagiare gli ospiti che ancora non avevano preso il virus. Le nostre famiglie hanno fatto decine di telefonate per rappresentare quello che stava accadendo all’interno, per spiegare quali fossero le difficoltà. Nessuno ha trovato una soluzione. Anche il mangiare ce lo hanno fatto arrivare i nostri familiari.

E adesso come state?

Abbiamo i sintomi, quindi non bene. Siamo però molto provati anche dal punto di vista psicologico: ci ha turbato la morte di cinque persone che conoscevamo e dispiaciuti per gli altri anziani risultati positivi al virus perché loro sono più fragili di noi.  Siamo però dispiaciuti dai commenti che leggiamo su di noi che ci dipingono come quelli che sono fuggiti.

Vi siete fatti un’idea di come possa essere scoppiato il contagio?

No. Abbiamo capito che c’era qualcosa di strano quando è morta la prima donna che era stata ricoverata all’ospedale di Potenza e poi quando si allargava il numero di tamponi effettuati.

Quanti anziani c’erano nella struttura?

Una cinquantina.

Non erano troppi per quel tipo di struttura?
Abbiamo saputo solo in questi giorni che poteva ospitarne solo 22.

E adesso quante persone anziane sono rimaste all’interno?

Circa 30, molti dei quali positivi. Venerdì scorso si diceva che li avrebbero trasferiti, ma pare siano ancora lì.

E il personale rimasto? 
Un paio di persone vicine al titolare. Poi c’è la Protezione civile che sta dando una mano.

Vi preoccupa il fatto che la struttura potrebbe non riaprire per le presunte irregolarità riscontrate?

Ormai il lavoro lo abbiamo perso. Ma in questo momento siamo dispiaciuti per chi non ce l’ha fatta e per i tanti aaltri anziani che hanno preso il covid.

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