La Basilicata è uno “schiavificio”. Siamo disposti a tutto per il futuro dei nostri figli, ma di quale futuro parliamo?

Nella Lucania del petrolio e del malaffare siamo liberi di crescere gli schiavi di domani: cronaca di un discorso che non avremmo mai voluto sentire

“Lo faccio per mio figlio-per i miei figli”. “Fallo per tuo figlio-pensa al futuro dei tuoi figli”. “Pensiamo ai giovani, facciamolo per loro”. Un mantra ipocrita utile a concimare di parole lenitive i dolori della nostra coscienza. Per i figli si fa tutto, o quasi, dipende dal tasso di egoismo dei genitori. Se passiamo dalle dichiarazioni ai fatti, la faccenda cambia volto.

Ci si sacrifica nella vita presente, limitazioni di ogni genere, per garantire un futuro migliore a loro. E questi sacrifici, se ci pensiamo bene, spesso e magari esclusivamente riguardano la sfera economica. E quando pensiamo al loro futuro, lo immaginiamo, anche qui quasi esclusivamente, fatto di soldi. Un buon lavoro, una situazione economica tranquilla, magari abbondante, che possa garantire una vita più agiata possibile.

In questo percorso prosaico di speranza a volte l’immagine dei soldi oscura tutto il resto: educazione, trasmissione di valori, creazione di condizioni affinché il ragazzo o la ragazza abbiano sani principi e abbiano una personalità ben strutturata, una solida cultura, per affrontare con coraggio, saggezza e libertà il cammino della vita. Chi si preoccupa esclusivamente del futuro economico dei propri figli, lavoro e soldi, escludendo tutte le altre variabili educative, emotive, sentimentali, valoriali, non fa fino in fondo il suo dovere. Cresce omini per la produzione, oppure insignificanti individui che si accomoderanno sui divani delle loro anonime abitazioni.

L’approccio prosaico al futuro dei figli si nota da subito. Genitori che dicono sempre di sì, quelli che comprano qualunque cosa, anche inutile, per vedere felici quei bambini piagnucoloni. Sono quei genitori che “ai miei figli non deve mancare niente”. E che cosa non deve mancargli? Il gadget, l’aggeggio elettronico, i soldi, la benzina per l’auto o per la moto, il pantalone o la gonna, o la borsa firmati. Non deve mancare tutto ciò che le cattedrali del neo-consumismo decidono tu debba possedere.

E allora quei genitori saranno disposti a piegarsi al potente di turno per una raccomandazione, a ignorare l’inquinamento dell’industria petrolifera in cambio del bonus gas, dell’asilo nido gratis, di un posto di lavoro. Saranno disposti a tacere sulla corruzione, sugli abusi, sulle cattive abitudini delle istituzioni locali. Anzi, saranno complici. Il loro scopo è mettere da parte soldi, per quanto possibile, mettere da parte i buoni rapporti con chi comanda per usarli al momento opportuno. Tutto per i figli. Figli che avrebbero diritto ad un lavoro e ai soldi e non anche a vivere in un luogo sano, bello, ricco di fiducia sociale, di senso civico, di libertà, di legalità, di cultura, di giustizia sociale.

“Se respiro aria tossica oggi, mi ammalerò, forse in futuro, ma oggi è il bonus gas che mi serve, perché devo pensare al domani di mio figlio. Se i Potentati locali fanno affari, commettono abusi, si arricchiscono alle spalle dei cittadini, io taccio perché sono i loro favori, i loro benefici che mi servono oggi, per il futuro dei miei figli.” Sono discorsi che ho sentito pronunciare in diverse occasioni, anche private. Questa gente è il risultato del passato e non può essere causa del futuro. A loro il futuro sembra lontano, aiutiamoli a capire che, invece, è già cominciato da molto tempo. Quei figli sono anche figli nostri. Aiutiamoli a capire che immaginare quel futuro è l’unica forma di libertà che i padroni concedono agli schiavi.

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