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Lettere a una figlia nel grembo, la confessione di un giovane padre alla propria figlia, prima della sua nascita

Il nuovo lavoro di Annibale Gagliani, giornalista senza testata, professore senza cattedra, scrittore senza rimorsi

Annibale Gagliani è un giovane e talentuoso scrittore pugliese. Egli si autodefinisce un “giornalista senza testata, professore senza cattedra, scrittore senza rimorsi”. Les Flaneurs ha appena pubblicato il suo nuovo lavoro. È Lettere a una figlia nel grembo, la confessione di un giovane padre alla propria figlia, prima della sua nascita. “Il padre non esiste che nella volontà della don­na”. Con questo incipit, il poeta Sotirios Pastakas avvia la sua prefazione alla raccolta di lettere in versi di Gagliani, che ci conduce nel suo straordinario viaggio intorno al mistero “secondario” della paternità. Un viaggio in cui tracimano le emozioni e il nucleo ristretto della nuova famiglia si allarga, idealmente, fino a includere i maestri a cui l’autore si ispira, come Pasolini o Alda Merini.  “fregando per una volta / i bravi di sempre / con tutto il Griso”.

Da cosa è scaturita questa sua opera, dal carattere così squisitamente introspettivo?

In un momento privo di punti di riferimento, costellato da soffocanti paure e complicati desideri, la scrittura diventa l’unico modo possibile per confrontarsi in maniera incontaminata. Un padre deve essere forte, indistruttibile, nelle settimane di gravidanza, per sorreggere lo sforzo materno. Non può avere un dialogo costante come quello tra madre e feto e il momento in cui la luce della vita si espande, il neonato diventa protagonista della propria esistenza, venendo contaminato dalla natura e dalla società.

E quindi ha pensato alla formula delle lettere in versi

Scrivere quaranta lettere in versi, ognuna che descrive ogni settimana di avvento attraversata, è l’unico legame spirituale lontano da tutti e tutto tra l’autore e la figlia. Nei componimenti, il lettore ritrova la descrizione del bene e del male, l’anticipazione dei più fervidi sentimenti, il coinvolgimento di figure intellettuali, ospiti al bar che abbiamo eretto per l’occasione. Ma anche i voli pindarici tra le meraviglie del mondo antico e moderno, nei quali padre e figlia scappano dalle ingiustizie e dalle lacrime che innaffiano campi vegliati dai corvi di sempre.

Ma Lettere a una figlia nel grembo, diciamolo, non è affatto un esercizio letterario intimistico.  Al contrario, intende parlare soprattutto agli altri, vero?

Il libro, infatti, vuole essere un abbraccio di coraggio a quei padri che non si sentono mai pronti e, per estensione, a tutti coloro che credono di non essere capaci di solcare il mare in tempesta. Per me, il lieto evento è stato un tuffo nell’allegoria: l’uomo ha ucciso il ragazzo in una notte nella quale si ha il mondo in mano per pochi minuti. Cambia la prospettiva, si schioda l’io dal piedistallo, madre e padre entrano in una dolcissima prigione, dalla quale è possibile uscire, inquinando per ore i propri polmoni, soltanto grazie all’unione di intenti tra genitori. Un equilibrio labile, ma in grado di ricaricare l’organismo di energie: il corpicino salvifico è la pala per sotterrare la nullità.

Questo brevissimo invito alla lettura non può che concludersi con un saggio dei versi davvero toccanti di Annibale Gagliani:

Nelle tue vene non scorre il mio sangue,

è la fiamma di cento etnie.

Dai tuoi timpani s’arrampica

l’acerbo silenzio di chi non può tacere,

fortuna da custodire

come una notte di luna piena

suonata da lupi redenti

che leccano le ferite

delle vittime di sempre.

Annibale Gagliani